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Full text of "Compendio istorico dell' arte di comporre i musajci, con la descrizione de' musajci antichi, che trovansi nelle basiliche di Ravenna, e con due brevi ragionamenti, l'uno su la ravennate pigneta, l'altro su la reppublica delle api"

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http://www.archive.org/details/compendioistoricOOspre 



COMPENDIO ISTORICO 

DE ir ARTE 
DI COMPORRE I MUSAJCr, 

COM LA DESCRIZIONE 

DE' MUSAJCI ANTICHI, CHE TROVANSE 

NELLE BASILICHE DI RAVENNA, 

E CON 

DUE BREVI RAGIOtJJMEmi , 

l' UNO SU LA 

RAVENNATE PIGNETA, 

l' altro su la 

REPUBBLICA DELLE API 

DATO IN LUCE 
DAL CAVALIERE CAMILLO SPRETI 

DEL SACRO ORDINE GEROSOLIMITANO 



RAVENNA MDCCCIV. 



PER ROVERI, E CASALI. 



ALL' ORNATISSIMO SIGNORE 

GIULIANO MONALDINI 

CAVALIERE DEL SACRO ORDINE 

DI S. STEFANO PAPA, E MARTIRE. 
CAMILLO SPRETI 



I 



o non pretendo decidere se V amicizia 
si pasca di esterni segni, e talora an- 
che di piccioli Donativi, i quali sien 
tra gli Amici o come un cibo, che ne 
alimenti 1' aff.tto , o come quasi un 
rinforzo, che le impedisca d'illangui- 
dire. Ma sianle o no necessarie sifatte 
esterne dimostrazioni , io per me ho 
sempre creduto, che un* amicizia in- 
fingarda, che non dà segno di vivere, 
e col linguaggio dei Fatti non parla 



mai, sìa poco degna di un sì bui no- 
me. Come son certo, o Signore, che 
avete a grado la mia, mi è tanto ca- 
ra la vostra , eh' io la rìsguardo per 
un favore dal Ciel concessomi in que- 
sta vita . Ma che sarebbe se tra le 
prove moltìplìci della bontà singola- 
re 3 con cui vi piace distinguermi , 
muto 11 mio cuore, e inattivo con 
qualche pegno di stima non vi mo- 
strasse corrispondenza? Dopo di aver- 
ne bramato più volte invano un de- 
cente incontro, felicemente la Provi- 
denza me lo appresenta nel pubbli- 
carsi, ch« ora si fa colle stampe, que- 
sto qualunque mio Libro ; non tale 
in vero, che uguaglisi al vostro me- 
rito , ma che per varii riflessi emmi 
sembrato, che vi convenga. 



Premessa una bastevol notizia delle in- 
signi nostre Basiliche, trattasi in esso 
de* rinomati Musajci , che dopo il cor- 
so di ben quattordici Secoli intatti, e 
belli le adornano ; adornamento spe- 
cioso, per cui Ravenna può giusta- 
mente vantarsi di esser la sola in Ita- 
lia, che di sì lunga durata , e in sì gran 
numero ne possegga • Dunque, aman- 
tissimo Figlio , come le siete quanto 
altri mai , trovar dovrete un verace 
oggetto di compiacenza in questa sua 
sì gloriosa prerogativa - 

Un mio degno Amico mi ha di più in- 
dotto ad aggiungervi due Discorsetti 
accademici, l'uno su la Ravennate Ti- 
gneta y l'altro su la Hepuhbl'fca delle 
n/ip'f . Or la F/i^neta piacer vi deve , 
giacche voi pur vi godete notabil trat- 



to di Terre 5 dai vostri illustri Maggiori 
ridotte in Selva di pini ben educata, 
e fiorente non men dell' altre , 

Le »Api ancora potranno darvi un piace- 
vol trattenioìento 5 col richiamarvi a 
memoria le meraviglie, che avrete let- 
te in Teocrito , nelle Georgiche di 
Virgilio 3 e negli altri Autori, dtll' 
incredibili loro industrie, e delia for- 
ma ingegnosa del lor Governo. 

Io vi offro dunque il mio Libro con 
gran fiducia, che il vostro animo ge- 
neroso gli farà lieta accoglienza per 
quel , che in esso contiensi , ma più 
per quel, che significa; io voglio dir, 
r amicizia , e il costante ossequio , 
eh' io mi farò sempre gloria di pro- 
fessarvi . 



XIX 

\A CHI LEGGE 



Se dalla Patria riceviamo infinite corno» 
ditd 5 vuol ben ragione , siccome avverte il 
gran Padre della romana eloquenza {i) ^ 
che ogni fatica per essa ci sembri lieve ^ 
e che si cerchi qtialtwque via di giovarle, 
con la persona , qualar si può , e con la 
voce ^ almen ^ tion altro potendosi ^ con 
la penna, 

lo 5 non valevole a procacciarle alcun 
utile per le due prime strade , ho procura^ 
to per quanto mai mi permise la debolez* 
%a delle mie forze y di appigliarmi y e at' 

a tC' 

■ ■ ' ■ ■ I ■ ' ■ 

(j) Qiioniam sunt omnia comoda a Patria accepta, 
tiullum incomodum prò Patria grave putandutn est, Cic. 
L. I, ds Or ut or e . 



X n )( 

tenermi air ultima per contestarle il mìo 
tenero attaccamento. Lo feci con la Rac- 
colta de' Monumenti Ravennati, che non 
ha molto pubblicai colle Stampe'^ e mi ac- 
cingo ora a darne un altra riprova , la 
quale ^ atteso l* Oggetto ^ che mi propongo^ 
palesemente connesso colle tante altre ono- 
revoli sue memorie, notabilmente interessa 
la mia Ravenna . Imprendo qui a porre 
in vista 5 e di bel nuovo rimettere in qual- 
che lume i singolari Musajci , che da mil- 
le ducentOy e più anni in qua r adorna- 
rono 5 e anche al presente richiaman l* oc- 
chio , e r ammirazione dtgli Intendenti^ 
So ^ che molti altri ne scrissero^ e non igno- 
ro , che specialmente il celebre Monsignor 
Cramp/ni ha trattato, e con vastissima cru- 
dfzhne , in due gran Volumi quanto appar- 
tiene alla Masivaria, e riportati i più in» 

,^t^ni 



X in X 

s'fgtìf Pezzf 5 che di quest' ^rte sì lavora- 
rono dagli ^fìtkhhy non ommettendo , ma 
rìfaend-) anzi tutti anche $ nostri '^ e so 
per ultimo , che con moltissima diligenza 
lo ha seguitato instancabilmente Monsignor 
Furicttij creato poi Cardinale di Santa Chic- 
sa li II. di Settembre 1758. da Clemente 
XII L ^ nel suo Trattato de Musi vis. Ciò 
non dimeno in Libri ^ e in Opere così va^ 
ste 5 che per la lor rarità van per le ma" 
ni di pochi ^ e in cui si trattano d/fferen^ 
ti altre cose, / Ravennati Musajci spar^ 
si qua y e la in questi autori, non fe- 
riscono gli occhi y non impegnano , quan^ 
to è giusto y la riflessione y e la stima del 
Leggitore . 

Mi è dunque parsa opportuna cosa il 
separare dal corpo dei gran volumi quella 
parte y che sola, e tutta appartiene a noi, 

ai, e es^ 



z' 



X IV X 

e espone aì Pubblico uniti insieme i Mu- 
Sàjci 3 di cui sì fregiali le nostre Chiese ; 
W'nutamente mostrandoli quali sono, accom- 
pagnandoli tutti con una quasi grafica de^ 
scrizione del Tempio , in cui trovansi , e 
'indicando anche in qual tempo ^ t da chi 
Vicevettero un tanto nobile adornamento» 
~'~- Dodici sono ì Musajci, che sino a que- 
sti ultimi tempi condecoraron le nostre Chit- 
fe\ ma tre di questi già sparvero , sen%a 
che pia ne rimanga verun vestigio 'y quel" 
lo cioè della Metropolitana , e gli altri 
due di Sant' Agata, e di Santa Maria 
Maggiore . Neil* altre nove i lor Musa/ci 
conservansi interamente , ciod in S. Gio- 
vanni in Fonte, nella Cappella del Pa- 
lazzo Arcivescovile, in S. Mazario , e 
Celso , in S. Vitale , in S. Michele in 
Africisco, in S. Giovann^i Evangelista, 

in 



)( VX 

in Santa Maria in Cosmedin , tn Santo 
Apollinare in C las5^, e //? Santo Apolli- 
nare nuovo. Io descrìverò gli nni ^ e gli 
altri y accennando anche il tempo ^ in mi si 
edificarono tali Chiese* Ma innanzi a tutto 
ho creduto dover premettere tma ristretta 
notizia dell* ^rte esimia ^ con cui forma^ 
vansi anticamente sì bei lavori * poiché 
mi sembra ^ che il ben conoscere il turrito ^ 
€ la nobiltà di quesf jérte debba condurr 
re a tenerne in pregio le operazioni , a 
render cauto chi le possiede a non lasciar" 
le perire , e noi ^ e i nostri singolarmente 
a prender cura di quelle ^ che per gran 
sorte fra noi rimasero^ ad onta delle mor*- 
dane vicende , e degl* insulti del tempo ; 
ma conservarle a qualunque costo ^ com2 
preziose testimonianze della passata gran^ 
dezza di questa Patria infelice ^ nel di 

cui 



X VI X 

cui seno ^ se la harbark ^ se /' t onoranza 
distrusser tant'f r Un stri seqnali delle sue 
glorie , dai pochi avvan%ì , che re stand , 
giusto è , che almeno si riconosca quanto 
ella meriti di esser distinta nel Mondo ^ 
e privilegiata . 

Il fervoroso Editore della presente Ope^ 
retta ha creduto^ che io d.bba unirvi due 
piccioli miei Trattati^ che nello scorso 1802. 
recitai in Firenze nella Società Colombatia , 
e ne G cor gio fili ^ vertente l* uno su la nostra 
Tignerà 5 l* altro su la Repubblica delle 
Api. Gli ho resistito alcun poco^ se non per 
altro 5 perchè semhravami strano il passar 
dalle Chiese ad una Selva ^ e dal Musajco 
agi* Insetti delle campagne. Ma la Pigne- 
ta ( mi ha egli opposto ) , dopo il Mu^ 
sajco ^ e le Chiese ^ è il maggior fregio , 
per cui Ravenna di siin gitesi ^ che coronati-- 

do 



X VII x 

do Arva faventia,/?rwj la gloria del nostro 
adriaco Littorale, Le Api (^ha soggiunto) 
entrano anch* esse nella Pigneta per qual' 
che lor specie endemica^ che ivi nasce 'y ed 
hanno quindi un diritto di appartenerle ^ e 
di esservi ricordate , Non si è voluto di pivt 
a lasciarmi vincere. Sia qual si voglia il 
soggetto y purché riguardi la Patria^ pur* 
che abbia un qualche rapporto al suo de^ 
coro al suo lustro o nel civile , o nel sa^ 
ero 5 q nel fisico , tutto è una molla al 
mio spirito 5 la quale , sol che sì tocchi , 
for7,a è 5 che io ceda ^ e sagri fichi ogni 
ritegno , 



ORI- 



)( 0( 

ORIGINE, FORMAZIONE , E PROGRESSI DELLA 

MUSiVARJA, OSSIA DELL' ARTE DI 

COMPORRE, E LAVORARE 

I MUSAJCI. 



CAPITOLO I. 

De princìpi componenti quesf ^rte , de 
varj nomi ^ eh' essa ebbe presso ai Gre- 
cite i Latini j e a quante L lassi si pos- 
sono ri dure le opere di Musajco. 



e 



he cosa intendafi per Mu^ajco, e con 
qual* arte (1 formi , e di qual materia , 
è noto in guisa alle Persone anco idio- 
te, eh' io non mi credo in dovere di 
trattenermici a darne idea » Trovafi at- 
tribuito un tal nome dagli Scrittori, an- 
che ad un certo plasma di terra cotta, 

b che 



che meffa in polvere, rimpastata, e in- 
durita al fuoco, fi riduceva in segmen- 
ti più , o meno grandi , coi quali poi 
coloriti, con varie tinte di Encasto (i) 
anticamente fi copriva il suolo, e spes- 
so ancora le pareti delle nobili abitazio- 
ni . Ma per Musajco propriamente fi è 
sempre intesa, non men dai Greci, che 
dai Latini una incroftatura di marmi di 
color vario ridotti in pezzi, o di qual- 
che altra materia , che somigliafle , e 
imitafle il marmo. Di un tal compofto 
gli antichi nobilitarono il Pavimento de- 
gli edifiz} sagri ; e dilatandoli il luflb , 
ornarono poi quelli ancora delle C amere, 
delle Sale, e degli Atrii dei gran Signori. 
Rozza quest' arte ne' suoi principj, 

di 

, Il , I . - - I ■ - mi — »■ 

(l) Mneia cdusta per dipingere a fuoco . JLnca- 
stum ^ Plinius &c. 



X 3 )( 

di nrno in mano, che venne perfezìo- 
nandofi 5 secondo la maggiore, o mino- 
re grandezza dei pezzi , che nel lavoro 
impiegavanfi , e secondo la finezza dei 
marmi , o la lor figura , i suoi lavori 
acquiftarono varj nomi ; onde fi trovan 
chiamati ora col nome generico di Utoflra' 
// 5 or dai Latini con quello di Sectili^ or 
con quello di tejjellati o variegati ^ o ver^ 
m'xolati (i) . Di qua poi nacque, che con 
sembianza di verità molti hruditi cre- 
deflcro , che a tanti nomi diverfi cor- 
rispondeffero altrettante specifiche qua- 
lità di Musajci,e d rrovafiero per con- 
seguenza impegnati a questionare, e de- 
cidere in che confifta la differenza ; sup- 
ponendo moltiplicata la spezie a misura 
che incontranfi moltiplicati i vocabili . 

b 2 Ma 

(i) E àki Greci Lithostr^ta ^ Asarota^ Pstphologtta, 



X4X 

Ma riflettendo per una parte , che le 
diverse nomenclature non diverfifìcano 
la softanza, e alla niedcfima cosa fi dan- 
no molti finonimi ; per Y altra parte , 
avendo io più, e più volte minutamen- 
te oflervate, econfiderate le opere di Mu- 
saico lasciateci dagli antichi , e che tuttofa 
sufTiftono intatte , e ben conservate in 
Roma 3 in quella noftra Citià, e qua, e 
là in altri luoghi , non ho saputo aftener- 
nn dai sospettare, che le anz:idette di- 
verse denominazioni pofTano facilmente 
ridurfi a due sole 3 come in effetto, mi- 
rando quelli, che efiftono , e che ci stan 
sotto gì' occhi , altri di marmi intarfia- 
ti nella maniera sopraindicata, altri dL 
piccioli p'^zzi quadrangolari di una mi- 
fiura di vetro tinto in diverse foggie, 
quali son quelli , eh: abbiamo noi m 

Ra- 



XsX 

Ravenna , par che a due soli ridur fi 
pofTano i generi del Mtisajco , cioè ai 
Lìtoftrat'f semplici, che è quanto dire, 
sedi li e groflblani , e ai t effe l lati o va- 
riegati ^ e vermìcolati: Volendo intende- 
re per i primi semplicemente un com- 
pofto di varie laftre di marmo picciole, 
o grandi che siano, senza che d'ordina- 
rio flavi effiggiata figura alcuna partico- 
lare; e intendendo per i secondi un com- 
porlo anch' effo di particelle di marmo 
di color vario, o della suddetta materia 
in forma cubica, con cui ci vengono 
espreiTe immagini di piante , d' uomini 
di animali , o di quant' altro effigiar si 
voglia. 

Un tal mio sospetto confederò inge- 
nuamente, che non mi spiace, perchè, 
accodandomi ai dotti Autori , che di 

que- 



queft* Arte hanno scritto , mi sembra 
alfine di udir da cffi una voce, che lo 
g'uflifichi. Leggafi il celebre Monflgnor 
Furietri là dove parla dei Pavimenti l i- 
toftrati (i); che se io non ho le trav- 
vegole 5 in conclufione egli accredita il 
mio penfiero : Pavmenta hcec grand/o- 
ribus prius marmorum cruft'/s in diversas 
formas reseói/s obduEia ftertiebantur ( ecco 
la prima qualità di Musajci semplici, e 
groffolani , che sono i sectìH ) , donec 
Mujìvariorum solerp/a in mmìmas pavtes 
divìjis tejfellis marmorum ( ecco indica- 
taci la seconda ; e sono i tejjellaù , va^ 
rkgaù 3 vermicoiati ) ornatìora fccìt Pa- 
vimenta . 

Plinio ancor esso (2) dopo 1 Litostva- 

ti satin non riconosce che un altro ge- 
nere 



(t) Dj Musivi: C. i. ptrg, rOc (i) Liù. 35. e. x." 



X 7 )( 

nere di Musajco, quantunque portino va- 
rj nomi , cioè una ingegnosa compofì- 
zione di var} tagli di marmo, o di qual- 
che altra materia artefatta , congiunti 
in modo dall* Arte , che rappresentino 
immagini dì animali , di uomini , o di 
quali altre cose fi ponno fingere, tanto 
al vivo 5 che non invidiino la pittura . 
Se quefto mio pensamento pareffe mai 
compatibile, non refterobbe da porre in 
dubio, che, non contando le picciole dif- 
ferenze , le quali non variant specfem^ le 
qualità di Mu^ajci, fi riducono in softan- 
za a due ciuffi, h in tal supporto il Sal- 
mafio, il Baldi, il Bulingero, il Filan- 
dro , e que' tanti altri , che fi affatica- 
no a conciliare ai diversi nomi diverfi- 
tà di maniere nel lavorarli , e configu- 
rarli , non mi dovrebbero mal volere 3 

men- 



)( 8 X 

mentre per sempre finito avrebbero dì 
affanDarfi a cercar cosq diverse per ad- 
dattarle ai vocaboli diffwrenti. 



CAPITOLO li. 

Jrj qual tempo abbia cominciato quesf ^rtc 
a renderfi nota^ e a qual Nazione fi poS' 
sa con ragionevole fondamento attribuir- 
sene / invenzione. 

v3arà in vero difficile il decidere dove, e 
in qual tempo nascefle , e qual sia la 
Nazione, a cui debba i suoi natali quest' 
Arte. Sta scritto, che sette Città della 
Grecia ambirono il vanto di aver data 
la culla al divino Omero; ed io non so 
se fieno altrettante le Genti, di cui cia- 
scuna 



)C 9 )( 

scuna prefende prcflb gli Autori di aver 
la prima pensato a tagliar marmo in mi- 
nuz7oli, e formar Musajci . Per dir qui 
solo di alcune, vi è chi vorrebbe (i) 
concedere quefla gloria agli antichi htru- 
schi 5 preflTo de* quali non può negarli, 
che non fiorifTero le Arti , come appa- 
risce dalle Statue di metallo, e di mar- 
mo, che anche a dì noftri il son trova-» 
te sotterra in Toscana, e in diverll luo- 
ghi, dei quali ebbero anticamente il do- 
minio, e dai belliffimi vasellami a chia- 
roscuro iftorìati , di cui van piene in 
Italra le Gallerìe , descritti dal Ch. P. 
Kircher nel suo Museo, e dal celebre 
Abbate Pafleri illuftrati nella magnifica 
sua Collezione dei Vafi etruschi stam- 
pata in Roma dal Monaldini, coir eru- 

e dita 

{«) Marianus de Efruria Metropoli. C. 13. 



X lox 

dita dichiarazione dei Sacrlfizj, delle Fe- 
fle 5 e dei Baccanali , che vi sono rap- 
presentati. 

Ma le Opere figuline, e la Statuaria 
sono due cose troppo diverse dall' arte 
di unire i marmi a Musaico, perchè non 
fi abbia a dedurre , che chi fu dottore 
valente in quelle folTe pur anco maestro 
in qucfta . So, che nei luoghi , ove re- 
gnaron gli Etruschi, fi son trovati, ed 
van trovando diveifi ftrati di cc^fitatta 
manifattura ; ma convien anche riflette- 
re, che in quefli luoghi medefimi han- 
no regnato pofteriormente i Romani, i 
quali impadroniti di tutta V Afia ne 
acquiftarono con le ricchezze ancora le 
arti voluruose . E convien anche riflet- 
tere, che i Romani più affai di ogni 
altra ^4azlone amarono il luffo, e gli 

orna- 



X " X 

ornamenti nelle lor case . Che se pur an- 
che fi accordi, che i Pavimenti scoperti 
in Adria , in Viterbo , in Bevagna , e 
altrove fofiTero opera degli btruschi , pa- 
droni un giorno da un Mare ali' altro 
in Italia , rimarrà sempre a provare , 
eh* effi ne folT^ro gì* inventori, che nin- 
no prima di loro abbia esercitata queft* 
Arte , e che d' altronde non fia ella (la- 
ta introdotta nel lor paese. 

V* è fimilmente chi attribuisce quefta 
invenzione alla Grecia. Ma, se non al- 
tro, (1 opporrà sempre ciò, che s* incon- 
tra nel sacro Libro di tster , ove fi 
dice, che AfTuero, offia Dario d* Jfla- 
spe : f.cit grande Convivìum agli Otti- 
mati del Regno , e a suoi Prefetti del- 
le milizie : super Favimentum smaragcH- 

e 2 «0, 



)("X 

frd) & pattò flratum lapide {i) . Mentre 
è evidente^ che un Pavimento incrofta- 
to di vàrj marmi altro non è che un 
Musajco. Dunque nella Peifìa i Musajcì 
erano in uso in quel tempo; e alquan- 
to anche prima , se non fi voglia sup- 
porre, che una tal sorta di Pavimenti 
nasceffe allora , e allora solo fofle inven* 
tata per 1* occafione di quel Convito v 
Lo che con qual fondamento? 

Volendo dunque ascrivere ai Greci 
quefta invenzione convien moftrare^che 
ì Perfiani ne aveflero anteriormente ap- 
J)resa T Arte dai Popoli della Grecia ; e 
convien supporre, che inanzi ai dì di 
AfTuero, anzi dei Re anteceflbri , fioris- 
se in Grecia il guflo di così belle ma- 
nifatture « Ma un tal supporto è impro- 

ba- 

(j) Eh ber, ci. 



Xi3X 

bahile^ Si ha dalle Storie, che nel Se* 
colo^ in cui Inaco per il primOj e poi 
Cecrope, e Danao conduffero dall' hgit- 
to 5 e dopo di effi conduffe Cadmo dal- 
ia Fenicia^ le numerose Colonie dei ri- 
spettivi lor nazionali) neir Attica, nell* 
:Argolide, e nella Beozia, gli abitanti 
di quelle Regioni erano Agricoltori , e 
Paftari , o poco men che selvaggi . la 
appreflb i Tebani , gli Lttoli, i Lacede- 
moni 5 gli Ateniefi medefimi fino ai gior- 
ni di Codro {i) , e dei primi Arconti , 

oc- 

(i) Nort si dissimula^ che Codro ni fimo Re degli 
Ateniesi fu uccìso tiell' annn 25>05» del Mondo ^ sicché 
precede di lunga spazio Assuero, il quale ^ secondo i com- 
put$ del Sig. Langlet , regnava nelL* anno 34^4. Ma ne 
■in questo si vasto spazio di tempo , cife passa tra Assue- 
ro , e Codro , e nt tampoco neli* et^ pcsteriori , attese le 
circostante di Atene , la Storia greca ci somministra fon- 
da- 



X 14 X 

occupati neir ampliare il dominio, e nel 
difFenderfì dai nemici , spefìb divifi in 
fazioni, e immerfl nelle civili discordie 
non dovean prendeifì gran penfiero di 
artifiziose magnificenze; ficcome è certo, 
che Spartani, e A tenicfi fino a Licurgo, 
e a Solone (2) ebbero poco coftume , e 
meno d' induftria. Vero venffimo , che 
nel Governo di Pififtrato (3), e di Pericle 

spe- 



d amento di credere , che gli Ateniesi si occupassero di cer- 
ti raffinamenti , e molto meno , cèe conoscessero guest* Ar~ 
te , la quale , se presso di essi foise stata alcun poco in 
uso , sembra impossibile , che dai loro Storici , o Poeti , o 
Oratori non se ne avesse almen qualche cenno, 

(2) Licurgo fiorì neh* anno del Mondo 30^8. , e perciò 
prima assai di Assuero ; ma tanto austero nelle sue leggi y 
che ridusse Sparta alla frugalità estrema nel vitto , e al- 
ia piti rigida simpltcità nelle f auriche , lontano dall' in- 
trodurvi arte di lusso , se "je /* avesse trovata , / avreb' 
be , se tton punita , certamente proscritta * 

Lo 



X 15 X 

specialmente la mollezza , e il fafto dei 
Principi misero in moto gì* ingegni: Ve- 
ro , che le vittorie di Maratona , e di 
Salamina eccitarono gli Oratori, e i Poe- 
ti ; Atene fi ravvivò , e fi compiacque 
di esser la Madre , e a poco a poco la 
scuola di pensatori profondi, e di arte^ 
fici induftriofi. E 1* eccellenti pitture di 

Zeu- 



Lo stesso dicasi di Sotone , // quale nelle severe sue 
leggi , benché contemporaneo del Tiranno Pisistrato , non 
miro ad altro , che a far de^ sa^gf Po-litici , de' Magistra- 
ti prudenti , e de' Cittadini amanti della giustizia , e dell 
onor della Patria , escludendo tutte le superfluità lusurìose , 

(3) Vìssììztotenfìe il comando di Atene nelC anno del 
Mondo 3435., cioè un secolo y e piì* prima di Pericle/ e 
eertamente at lor giorni crebbe in Atene il fasto ^ e la 
grandioùt^ anche negli Edi fi-zj privatile pubblici ^ nulla- 
dimeno , se promossero altre Arti , non si ha alcun ìndi- 
xio y eh 3 questa fosse nota al lor tempo ^o ci) essi la fa- 
cessero comparire , 

JFidia 



Zeufi,e di Nicomaco, le Statue parlanti 
di Fidiate di Prdfitele (i) le conciliaron 
gli applaufi di tutta 1' Afia. Ma è altre- 
sì vero, che non fi ha il mimmo indi- 
zio, che queftì ingegnofi artieri s' inten* 
deffero di Musajci, e defìer mano a la- 
vori di fimil fatta. C he se pur anche vo- 
lefTe dirfi, che Prafitele, e chz Fidia (1 
foflero impiegati a formarne , sarebbe 

scm- 



(i) Fidia /or; circa f inno 5548. Prasiiele U slegue 84, 
anni dopo . Jj uno y f i' altra sono posterioni di moho ed 
Assuero , e alla Storia di Ester . Come qui si dice net 
fesco , non lavorarono alno che Statue ^ se pur anche 
volesse fingersi y che a'vesser la-borato Mus.ijci , sempre re- 
sterebbe a provarsi , cée /' arte in origiae non fosse ve- 
nuta lor dalla Persia , ma che / avessero essi trovata in 
uso nella lor Patria. Da tutto cii si conclude , cée il pri- 
mo , e il pili antico indizio , c&e ci Mondo si ha di Mu- 
sajci , e quella del Convito dato da Assuero, ossia Dario 
fi/' Istaspe^di citi si pa,la nel Sacro Litiro ài Ester." Piìà 
che bastevol motivo per escriverne l* inver/zione ai Persiani . 



X 17 X 

«etnpre innegabile, che ciò niente figni* 
fica fintantoché non fi provi , che T rvr- 
te foflTe nata fra loro, e che altri non 
lì abbiano prevenuti neJl* invenzione, e 
neif esercizio della medefima • 



CAPITOLO III. 

In cui fi moftray che i Greci pojfono bensì 
aver migliorata^ e perfezionata la Mu« 
fu aria , ma che gli ^Jfirii, e i Perftani 
probabilmente ne furono gf inventori . 

x\ bbiafi adunque la Grecia tutt* altre 
lodi, ma lasci quefta a chi può più gìu- 
ftamente pretenderla . 

Di qua per altro non fiegue, che i 
Greci in appreflò non abbiano coltiva- 

d ta 



X i8 X 

ta queft* Arte anch' effi, e lavorati Mu- 
sajci più ancor di ogni altra Nazione, 
e con gran finezza . S* intende solo, che 
non ne furono i primi Padri ,* lo che non 
toglie , che non ne fieno flati eflmii 
coltivatori , e che da efii perfezionata 
non fìa venuta in Italia , e con succes- 
so abbracciata dagl* Italiani . Di fatti 
sembra non potersene giudicare altrimen- 
ti 3 principalmente se fi riflette, che Ate- 
ne pofla sul Mare in un afTiduo commer- 
cio con tutti i popoli deh' h gì tto, del- 
la Siria, della (.aidea, e della Ferfia , 
Atene piena quaT era di ricchezze , e 
d' ingegni, dovea impararne le cose, che 
in qualche modo snpefTero di eleganza, 
e di lufifo per abbellirne sé fkfra,e pro- 
pagarne , e trasferirne anche V uso alle 
altre Centi. Ne saran sempre una infi- 
gge 



X ^9 X 

glie prova le b.ll'fllme quattro Colonf- 
be scoperte òàW indefeffo Monfi^. Fu- 
rieiti nel 17^7., e eh' egli crede efllre 
le medtfirne riferite da Plinio come ope- 
ra di ioro, o co.Tie altri di (Ter Xenodovo ^ 
greco scult :)re, e in^sgiiere , già pofte 
nella Kegia di Pergamo; parendogli ve- 
rifimile, che Adriano le togliesse di là 
nella seconda sua spedizione in Grecia, 
e le facefTe poi collocare nella famosa 
.Villa sua 1 iburtina . 

Singolarm^-nte qualor fi tratti dì Mu- 
sajci variegati , e vermicolati , è cosa 
molto probabile, che quanti ne conser- 
va Ravenna nelle noftre Bafiliche fieno 
fattura di mani greche. Toltone quel- 
lo , che in var) pezzi disgiunti , e fer- 
mati al muro fi vede ora in una Cap- 
pella del Tempio, che Galla Placidia 

d 2 de- 



dedicò per voto al Santo Evangellfta 
Giovanni, il quale è tutto di varie la* 
(Ire di marmo , coti poco fludio accoz* 
zate infierae, e che sebben figurato, lo 
è con tanta rozzezza , che (l può met- 
tere nella claffe dei Utoflrati tectiU gror* 
solant , gli altri sono un compofto dì 
quadrilateri teffelietti di una miflura dt 
vetro fuso, e mescolato con piombo, e 
ftagno, e di alcune altre materie, i qua- 
li uniti con diligenza , e con buon di- 
segno formano immagini , e figure tan- 
to bene esprimenti il vero quanto se 
foflTero effigiate, e dipinte a pennello. 

Ora confiderando in qual tempo, e 
sotto quai Principi le noftre Chiese fu- 
rono erette, e decorate di un sì prezio- 
so ornarnento, fi rende molto probabi- 
le , che non ad altri che ai Greci ne 

pos- 



poffiamo cffere debitori; Sant* Orso fra 
il 37p. ) e il 3^(5. edificò la noftra Me- 
tropolitana: S. Pier GrisologOj uno de' 
più grandi noflri Arcivescovi ereffe il 
Tempio di Sant* Andrea fra il 433., e 
il 44p. : Neone quello di S. Giovanni 
in Fonte nel 451. Giuliano Argentario 
la Chiesa di S. Vitale: Bacauda quella 
di S. Michele in ^fricisco nel 545. : Nar» 
sete a tempi di Giuftiniano il Seniore 
"^^ 545- 5 o, secondo Leandro Alberti, nel 
534. quello di Clafle ai lidi del Mare» 
In somma tutte ìnalzaronfi tra il quar- 
to Secolo, e il seflo, vale a dire men- 
tre i Figliuoli di Teodofio, Arcadia in 
Coflantmopoli , e Onorio col suo Nipo- 
te Valentiniano, e la di lui Madre in 
Ravenna , reggevano quafì in comune 
l'Oriente, e T Occidente^ o mentre in 

se« 



X " X 

seguito vi comandarono gli altri Impe- 
ratori, e i loro F.sarchi imperiali. Dun- 
que quefte magnifiche noflre Chiese sor- 
sero allorché in Ravenna, o rificdeva- 
no, o comandavano gli Orientali, e qii fi 
tutte, per quanto fi ha dnlìe Storie, o 
a spese del tesoro ecclefiadico , o per 
ordine, e a spese dei Principi, ma al 
certo sempre sotto gli ruspicj del Prin- 
cipato. Greci adunque i Sovrani, gre- 
ca la Corte, e il Governo, e come ac- 
cade in fimili circoflanze, la Città pie- 
na -di Greci , natual cosa , che gli Edi- 
fiz} dedicati all' onor divino, e ogni qua- 
lunque ornamento di effi foflTe eseguito 
da greci Artefici. Argomento, io noi 
nego , di semplice congettura , ma che 
induce almeno la presunzione, che ì sì 
eccellenti Musajci , di cui fi fregian le 

no- 



X 13 )( 

noftre Chiese, fieno lavoro della Nazio- 
ne, che qui imperava ne* giorni, in cui 
furono edificate , e adornate di un sì 
bel fregio. 

Sì potrà dunque concludere , che la 
Grecia abilitò i suoi Artefici a coltiva- 
re , e perfezionare quest* Arte ammira- 
bile, usando, specialmente da principio, 
lapilli della materia suddetta , quali ve- 
diamo efijrfi usati nelle noftre B^ifiliche, 
e ne* tanti altri più bei Musajci qua , 
e là scoperti fino ai dì noftri in Italia; 
giacché con tale materia potè formarfi 
beniffimo qualunque sorta d* immagini, 
e di figure j finché, col tempo accorgcn- 
dofi di poter fare, e molto più agevol- 
mente uso di marmi , di cui tanto ab- 
bondava e nel suo Continente , e nell* 
isole al suo dominio soggette, cominciò 

a iar 



X 14 )( 

a far «so familiarmente di laftre, e pez- 
ii di marnio> e ralSnare cosi i Litoftra- 
ti, che fecero cefTare , almen per un tem- 
po, i lapilli, cioè] pezietti dj vetro mi- 
Zio , di cui parlammo di sopra . CTiò il 
ricava da Plinio, il quale afferma efler- 
lì lungo tempo usati i Pavimenti della 
suddetta materia : elaborata arte pìBura 
rat ione dome Litoftrata txpulére eam:{i)* 
Senza però, che per qutfto fi pofTa di- 
re , che ia Grecia fia fiata mai V inven- 
trice dtl segar marmi, e formar Musajci. 
Reftando dunque deciso, che né agli 
Etruschi 3 né ai Greci, i quali soli, o 
principalmente potevano pretenderne il 
vanto , se ne può ascrivere V invenzio- 
ne , convien concludere col Ch. Monfig. 

Ciampini (i), quanto è indicato di so- 
pra, 

■ f ilili III »■! " ■— ' " T , ^ m i iw m im wr n iim^mm^^ m mmmmi m ■ ■■ i ««M 

(i) X, ^6. r. 25. (2) Fefer. Monum. F. i.c. 10. 



X 15 )( 

pra,che dai Perfiaiii ne fofle inventata 
V Arte, paffafTe quindi agli Aflìrii lor 
confinanti 5 da quefti ai Greci, e final- 
mente dai Greci a Roma , e ad ogni 
terra soggetta a Roma . Quefto erudito 
Antiquario appoggia la sua opinione sul 
succennato Convito , dato da AfTuero 
negli Orti della sua Reggia super Pavi^ 
mcntam ftratmn lapide smaragdino ^ <y pa^ 
m 5 come fi è vifto dal libro di tfter: 
Cosa unicamente applicabile ad un ope- 
ra di non ignobil Musajco ; atteso ciò 
specialmente , che la Scrittura ivi ag- 
giunge, che quefto (Irato di marmi era 
anche ornato col bel disegno mho ovdì^ 
ne della pittura: q^uod mho ordine piBura 
decoratati il che pon sembra poterfi dire 
di un Pavimento incroftato di grandi la- 
ftre di marmo : grandibus lapidibus flra^ 

e turni 



)( 1<? )( 

tum; abbenchè preflb al Grutero (i) non 
(ìa mancato chi ha preteso, ma troppo 
mal a propofito, poterfi interpretare in 
tal guisa la descrizione del sacro Tefto (2). 
Quefta opinione, che quanto ali* in- 
ventare il Musajco preferisce alle altre 
Nazioni i Perfiani , non è certamente 
una inconcufTa dimoftrazione , ma sarà 
sempre da anteporfi ad ogni altra; ficco- 
me il suo fondamento fi crederà incon- 
traftabile fintantoché non fi moftri efTer- 
fì usati i Musajci prefTo qualche altra 
Nazione prima del tempo, in cui sap- 
pi a m 



(2) Cir,mpin. Ver. Monum. P. I. e io. ubi. ^^m 

90 rem facile adcìucor ut credam Opifìcii tam elegtint'ts 

primordio Persi di mi debere , qu<e istimmcdi lapillorum 

/articissima fuie ^& incoi urur» tngenia ad exquisifioiis Im^ 

Mus irrijamcfjf.i senipct ihstnixit , 



X V x 

piam dalle sagre Carte, che i Re di 
Perfia li aveano in uso. 



CAPITOLO IV. 

Con quale occafione , e in qual tempo l* uso 
de* Musajci fia venuto dalla Grecia in 
Italia^ e quanto quest* ^rte di lusso ne- 
gli Edijìzjftafi dilatata in Roma pagana. 



Q 



uando poi , e in quale occafionc 
r Arte di coftruire sì bei lavori pafTafie 
il Marc, e dalla Grecia, già divenuta 
r emporio delle Scienze , e delle Arti , 
veniffe a invaghire di sé 1* Italia , non 
può afferirfi con ficurezza, mancandone 
documenti autorevoli. Nulladimeno sem- 
bra poterfi arguire , che queflo genere 

ex di 



)( 2» )( 

dì ornamento negli Edifìzj s introduces- 
se 5 o almeno fi propagaffe nel Lazio , 
principalmente dopo che fu presa, e in- 
cendiata da Lucio Mummio la Metro- 
poli dell* Acaja Corinto, ove 1* opulen- 
za dei Cittadini, e la frequenza di ec- 
cellentiffimi artefici avevano riempiute 
le case, e i delubri delle più rare ma- 
nifatture in marmi , in bronzo , e nei 
metalli di maggior prezzo . La soldate- 
sca romana saccheggiò la Città ricchiffi- 
ma in modo, che Lucio Floro (i) ci 
lasciò scritto: ^ufd autem fignorum^ quid 
vefi/um 5 qu/d tabulamm • . . . quantas opes 
Ó* abflulertt^ & cremaverh bine sctas^ quod 
quidquid corìnthif arh tota orbe laudatur^ 
itìcend'fo super f uh : quanto non fi con- 
sumò dalle fiamme fu dall* avidità mi- 

lita- 



{i) Lib. 2. e. i6. 



)C 2p )( 

iitare predato, e portato a Roma; e Ro- 
ma al vedere tante mirabili rarità di 
Vafi , di Vedi , di Statue , e ali* udir 
narrarti la fignoria dei Palagi della Cit- 
tà saccheggiata, probabilmente cominciò 
ad invogliarsene , e a volere anch' cffa 
nelle sue case quelle maniere di lufTo, 
e di splendidezza, delle quali fino a que' 
giorni non avea presa gran cura, inten- 
ta solo al meftier dell* armi , e a dilata- 
re i confini della Repubblica. 

Comunque (lane, Plinio ci dà per il 
primo più viftoso Musajco comparso in 
Roma un laftricato di marmi fini , eh* 
egli denomina scalpturatum (i) forse per- 
chè di marmi lavorati a scarpello , tiì-' 
flente nel Tempio di Giove Capitolino, 

porto, può crederfi,da L. Siila, e da Lut. 

Ca- 



(i) Plin, ubi supra. 



X 30 )( 

Catulo (i) dopo la terza guerra Punica 
allorché fi rlftavrò il Campidoglio, ador- 
nandolo di ogni più nobil decorazione di 
fimulacri, di anaglifi , di colonne, e di 
vafi di argento , e di oro . } 

Aggiunge lo fteffo Autore, che anche 
innanzi alla decifiva battaglia data da- 
Cajo Mario juniore ai Cimbri Teuto- 
nici, e Tigurini nel Campo Claudio, e 
alla vittoria da lui comprata a sì caro 
prezzo, col sacrifizio cioè della Figlia, 
(2) cominciato aveano a vederfi alcuni 
Pavimenti vermicolati emblematici: ma 
secondo che ne pensa il tante volte ri- 
co r- 



(1) Pifiscits ubi de Capi folio. 

(2) Mariiis in somnis mmitus est viElori^m comecutu- 
rum si prius diis 'uióìimam Filiam Cclpùttrniam facerct . 
Penice igitur cbaritati natura postposita , eo Fado liffc- 
riam comparavit . iMutuich. e 37. Parai. 



X 31 X 

cordato Monfig. Furiettì, ciò unicamen- 
te negli tdifiz) dedicati a Giove, a Mar- 
te^oa qualche altra Divinità de' Romani. 
Tra quefti contar fi pò (Tono due sco- 
perti verso la metà del paflato Secolo 
alle radici dell' Aventino, ove fu già il 
Tempio di Ercole , tra la Bocca della 
Verità, e la Chiesa di Santo Aleflìo , 
r uno dei quali moftra un Carroccio ti- 
rato da due Cignali, una teda di Erco- 
le, e incontro ad effa la di lui clava. 
L* altro ci offre una verde Selva , un 
Elefante, un Cignale ucciso, e due Cer- 
vi in atto di correre impauriti . Proba- 
bilmente erano parte del Pavimento del 
detto Tempio ; e T effer elfi , se non 
molto rozzi , almeno poco eleganti , fa 
credere , che spettino ai tempi della Re- 
pubblica, cioè a que' giorni, nei quali 

la 



X 3i )( 

la Mufi varia era ancor prefTo ai Roma» 
ni bambinaie non salita a quel grado, 
a cui giunse poscia allorché Roma lu- 
sureggiante, piena delle afiade ricchezze 
amò semprepiu le sontuoiltà, e le deli* 
zie ; e i suoi Patri?) , e i suoi Consoli 
non più contentaronfi di ornar col mar- 
mo le pareti , e il parterre dei Teatri , 
e dei Templi ^ ma vollero ricoprirne 
eziandio i pavimenti ^ e le loggie delle 
private lor case , le terme , e per fino 
i viali dei giardmi ^ e dei parchi nelle 
lor ville. 

In apprefTo fi videro e tejfellatt , e 
variegati di miglior gufto , tra i quali 
per uno de' più rinomati può noverarli 

quello 5 che 3 a parer di Plinio (i) fu 

far- 



(l) Lih. 35. e, 25. Li mostrata coept avere stiè Stila f, 

et^tatque quod in Forfunje Delubro Pranesfe fccit , 



X 33 X 

/atto tofÌTUirc da L. Siila nel famofilTi- 
ino Tempio della Fortuna in Prenefte ^ 
oggidì Faleflritia, Quefto, benché dal me» 
dcfimo Plinio, e da altri venga chiama- 
to col nome generico di Utoftrato^ è ma- 
nifeftojche appartiene alla clafle dei tes' 
sdirti , e vermkclatt ; e si per la squifi- 
tezza dei marmi , come per la finezza , 
vC maeftria del lavoro, è uno de* più spe- 
ciofi , che ce ne abbia lasciato 1* anti- 
chità. 11 Cardinale Francesco Barberini 
lo fece incidere in quattro gran carte 
in rame; e lo abbiamo anche inciso iti 
piccolo nel Latium del P. Kircher. U 
Vescovo Monfig. Suarez ne fa wn gran.- 
idte elogio nella sua antka Preneflc^ ei 
ho, ben ragione di dire che : in ao mtd» 
Sa peirspkienda sunt^ qua lapHlomm int€r3> 
rafis mjrjfculif, arttftuUsque inUr.àfis super.- 



)( 34 )( 

flhiosa sedulHate , summoque otri dispendio 
confida apparent . h il dottiffimo ^bhè 
Eartkmis nel suo Voyage en Italie ^^ nel- 
la sua Lettera scritta da Frascati al C^on- 
te de Caylus nelT Agofto del 17^6. lo 
chiama una specie di Carta geografica dell* 
Egitto^ e un Monumento^ che deve /ingo- 
iar mente intereffar gli Jlntiquarj. Si am- 
mira anche al presente nel magnifico 
Palazzo Barberini in Paleftrina. La sua 
lunghezza è di quattordici piedi all' in- 
circa, e rappresenta nella sua parte su- 
periore un Paese di Montagna con ogni 
genere di animali , quadrupedi y acqua- 
tici 5 serpenti 5 e volatili. Nella parte in- 
feriore in una vafta pianura veggonfi^un 
Fiume, che gira intorno ad alcune iso- 
lett- ; picciole barche cariche di caccia- 
tori in atto di vibrar lancie contro le. 

fìe- 



)( 35 X 

fiere, che fuggono; altri navìgli, che 
vanno a remi, e con vele; Uomini, che 
perseguitano cocodrilli , i quali in fuga 
fi ascondono tra le canne delle paludi ; 
Palagi , Torri , Obelischi , e piante di 
Palma; Sacerdoti in funzioni del Tem- 
pio, Suonatori sotto una specie di Per- 
golato, sdr^Jui in riva a un Canale con 
trombe in mano ; e in fine una lun- 
ga Tenda , sotto la quale un Guerrie- 
ro alla teda di truppe armate, che fi 
avvanzano verso una Donna, la quale, 
tenendo un ramo nella finiftra, par, che 
offerisca ai soldati una ghirlanda coli* 
altra mano. Di quefto belliffimo Monu- 
mento fi danno vane interpretazioni, il 
Cardinale di Polignac vi ravvisa alle- 
grie, e giuochi per T arrivo di AlefTan- 
dfo in Egitto: il P. Montfaucon caccie, 

/2 e 



X 3^ )( 

e spettacoli di Egiziani ^ e di Etiopi ; 
Comunemente fi crede y che il Tempio 
fu il Tempio d* ìùde^ la Donna fia qiie-* 
ùi Dea, adorata, Cóme ognun sa, daglt 
Egizj ) e che a lei vadano que' soldati 
a predarle omaggio « Comunque flane , 
non è da mettere in dubbio, che l'Ar-» 
tefìce non abbia inteso dì rappresentar* 
vi le campagne di Memfì,odi Lliopo* 
li, e le riviere adjacenti al Nilo; giac- 
ché tutto ciò , eh' ivi è espreflb, ci ad- 
dita luoghi, animali, caccie , e cose in 
somma appropriabili solamente all' Egit- 
to. Monfig. Ciampìni (i) ce ne dà 1* Ico- 
nografia j e io ho voluto darne in ristret- 
lo la descrizione 5 lo che farò pure in 
appreffo nel riferirne alcuni altri, me- 
ritevoli, che se ne faccia menzione. 

Que- 

(i) Faer. Mjnum. P, i, e. io- 



)( 37 X 

Quefta beir opera pofta nel Tempio 
della Fortuna efier dovette (ingoiare a 
que* giorni , e forse unica « Cionondi- 
meno alcune altre se ne notano dagli 
Autori , trovate in Roma ^ o nelle sua 
vicinanze, le quali, esaminate dagl' in- 
tendenti , vengon credute del tempo ante- 
riore agi' Imperatori ; dopo il qual tem- 
po accresci utafi la romana alterigia con 
la sfrenata eAeniione de' suoi domin), vi 
crebbe sempre più la sontuofità nelle 
fabbriche , ficcome negli abiti , nei fim- 
pofli 5 e nelle fefte,così in qualfivoglia, 
decorazione degli Edifizj . Pochi portici 
rimasero nella Città, che non folTero la- 
flrìcati di marmo; poche sale, che non 
aveflero il fornice , e i muri , non che 

il Pavimento, di un bel Musajco (i). 

Si 

(j) Plim /^;V, Pu.id ex i.Hino pavimenta in carne- 



X38X ■ • 

Si avvanzò a segno in quefto genere il 
luflb 5 che Giulio Cesere rendè pei fi no 
portatili i Pavimenti, volendo aver se- 
co nelle spedizioni di guerra i materia- 
li per laftricar di Musajco il terreno, e 
i campi, dove piantava gli alloggiamen- 
ti ; cosa , che parerebbe incredibile se 
apertamente Svetonio non affenfr. : C^- 
s,arem in expeditìonìbus teffellata^ & seóì/' 
Ha Pavimenta ciuumtulijjfe (i). 

Ne già per effer divenuta comune di- 
venne meno pregiata V Arte, o meno 
indiiftnofi gli Artefici in raffinarla. Nel 
Secolo specialmente di Augufto compar- 
vero i più valenti Maeftri, e se n* eb- 
bero le opere più squifite. In prova di 
CIÒ il Gorio (2) riporta un pezzo di 

Ver- 

ras transiere è vitro. (i) S'oeto». in vita, 

(2) Qolumbar. Liv. Tab. XIX. , Ù' XX. 



X 3P )( 

Vermicolato finifllmo, trovato hiter ru- 
dera del Colombario eretto da Livia , 
per Sepoltura de* suoi Servi, e de* suoi 
Liberti 5 ove fi vede una quafi metà di 
due Pesci , e un Uccelletto , che becca 
l'uva da un racemo: Nobile avvanzo , 
che appartenendo ali* edifizio suddetto^ 
dev* effere contemporaneo a Livia, e in 
conseguenza ad Augufto fteflb. 

il Bellorio anch' egli (i) ne riferisce 
varj altri non meno infigni, benché tes- 
suti soltanto di bianche, e nere pietruc- 
cie , ritrovati ali* occafione di fabrìcarfì 
nuove case in Traftevere, in un dei quali 
fi rappresenta Netunno col tridente nel- 
la fmiftra , e con la deftra sovra a un 
Delfino . In un altro fi vede Teti , o 
qualche altra delle Nereidi, che cavalca 



un 



{ij Pi6ì. Antiq. roma». 



X4oX 

un Tpopotamo. E quedi ancora , a pa- 
rer del lodato Autore, furon fragmenti 
di un qualche graa Pavimento , in cui 
era forse effigiata una delle Pugne ca- 
vali di Auguftojfìescitagli felicemente, 
a suo credere, col favore delle mariti- 
me Divinità quivi esprcCTe , e da lui 
giudicate sue protettrici , e aufìliarie nel- 
la battaglia • 

Ciampini, Bellorio, Furietti, e ulti- 
mamente il Ch. P. Paolo Paciaudì nelle 
sue Lettere scritte da Roma a Parigi 
nel 1758. , e 55?. ne citano altri , dai 
quali chiaramente rilevafi, che sotto il 
regno di Augufto, e ne* due prim^i se*» 
coli dell* Impero, non solamente fi ac- 
crebbe in Roma la moda , e T uso dei 
iteffeiiati, e vermicolati, tna fi coadulTe 
alla maggior perfezione. 

Me- 



X 41 X 

Merita diftìnto luogo fra quefti quel» 
losche il poco fa mentovato Paciaudij 
loda nella sua Lettera , con la quale 
manda a Parigi un catalogo di varie an- 
tichità rimarchevoli. Confifte quefto in 
una Tavola di Musajco, formato di pic- 
cioli pezzi di varj marmi, la quale appar- 
tenne già al celebre FicoronijC da cui 
fu trovata vicino a Roma . Vi fi vede 
effigiato un Tempio , innanzi al quale 
ftà un Sacerdote in verte proliffa , co- 
ronato di foglie, e di fiori, che in ma- 
no tiene alzato un baftone cinto nella 
cima di frondi^ e in poca diflanza un 
giumento carico di due cefle di frutta, 
in atto di andar verso quel Tempio * 
Cose, soggiunge il prefato Autore, le 
quali esprimono forse il cofìume degl* 
^Iperborei , di portare i frutti della terra 

g al 



X 42 X 

Tempio di Apolline in Delo . Forse an» 
che il TempiOjdic egli, non è di Apol- 
line , ma di Vertunno, Dio tutelare de- 
gli Orti , a cui dai Gentili se ne offri- 
vano le primizie. E finalmente potreb- 
be anche effere, che vi fi raffiguri il 
Sacrifizio dell* Afino , che soleva offerir- 
fi a Bacco; potendo crederfi di corimbi 
quella corona del Sacerdote , e in quel 
baftone scorgendofi molta somiglianza ad 
un Tirso 5 insegna a tutti nota di Bac- 
co (i). 

Sono anche degni di efTere ricordati 

al- 

(i) Paciaudi ubi supra. C est peut etre une allusìon 
de la courume de porter les primìces des fru'tts de la terre 
tM Tempie d^ Apollon a Dtlos ; ce que foìsoìent les peu- 
ples hyperboréens . Et peut etre ens't /' on pcurroit y tro- 
ver le sagrì jice de C Ane fffert a Bacrhus ; tt T on pourcif 
0ptu}'er rette supposhion sur la forme de lo couronne dtt 
Pretey y et cell^ du batort ^ qui restmble a un Tj/rte •, 



X 43 )( 

altri due scoperti in Roma nel Pontifi- 
cato di Benedetto XiV. , prefTo alla Por- 
ta Capèna , ora detta di S. Sebaftiano^ 
i quali iippunto per efìere di affai squi- 
lìto liivoro fi può arguire 5 che spettino 
alla medtfima età dei riferiti qui sopra. 
Di fatti il precitato Bellono porta opi- 
nionejchc foffero nel Nimfèo dell'Acqua 
Claudia , così chiamata , da Apio Clau- 
dio , che la conduffe dalle Colline in 
Città. Nell'uno vedtfi espreffo Netun- 
no , portato in Cocchio suli* onde , te- 
nendo nella manca le briglie, e nella 
deftra il tridente, e varie Ninfe marine 
tra Pescatori , altri dei quali tirano a 
terra le reti , altri su piccìole barche 
vanfi aggirando nei Lago; e qua, e là 
Orche, e Piftrici; e finalmente Amfitri- 
te, la quale fiede sul dorso a un Delfi- 

g 2, no. 



X 44 )( 

Ito* li secondo non ha di particolare ^ 
e serbato intiero se non se un circolo ^ 
tagliato da otto linee , con cui preten- 
de il suddetto Autore, che fieno indica* 
te le altrettante specie dei venti ; e può 
crederi!, che quefto circolo, pollo in un 
qualche luogo pubblico serviffe alla Pneu- 
matologia ; come per fimil maniera fi è 
creduto da alcuni, di quel marmo, che 
fu scoperto a dì noftri nel fito ifteffo, 
ove fu il grande Obelisco , denominato 
del Sole , che Augufto fece venir dall' 
Egitto, e collocò in Campo Marzio. 

Potrei far menzione d' infiniti altri tro- 
vati in Roma , ne* suoi dintorni , e in 
Tivoli tra le rovine della villa di Adria- 
no, nella quale erano tante Camere col 
Pavimento, e con la volta, e coi muri 
fregiati con figure, ed emblemi in Mu- 
sa jco. 



)( 45 )( 

sajco; ficcome di parecchi altri, che ivi 
il sono scavati in dìverfì tempi dalle 
macerie dei bagni , che vi ebbe già Mar- 
co Agrippa 5 e nel luogo, ove fu la vil- 
la di Manlio Vopìsco : Potrei addurne 
altri molti, i qualità giudizio di buo« 
ni Critici, sono dell* età di Aurelio Co- 
modo, di Galeno, di Aureliano, e di 
Diocleziano, scoperti non solamente nell* 
Umbria , e nelle noftre Provincie , ma 
neir Iftria, nell* illirico, in Francia (i), 
in Inghilterra, e in Germania. Ma, non 



es- 



(l) Per quelli specialmeme ^ dei quali son ricche la 
Francia , e le sue Provincie , ù può leggere /* Anonimo stani' 
poto in Parigi nel i p6^. : Ne conta egli molrissimi di 'varie 
guise in luoghi Saeri ^e non Sacri ; e descrite ambe quelli^ 
con cui da Clem. XI, cominciaromi a formare i gran Quadri 
nella Basilica di S, Pietro in Roma ; dei quali io non parlo 
in questa Operetta perchè di un geneie nuovo ^ e tanto 
diverso dagli antichi Musajcì ^ come ognun vede ^ che in 
buon rigore potrebbero meritare altro nome* 



)C 4^ )( 

effendo del mìolftituro il darne un com- 
pleto elenco, rimetterò chi lo brama ai 
diverfi Autori , che ne scriff ro di pro- 
polito , e che di ogni qualità, di ogni 
specie, ne hanno descritti un buon nu- 
mero, e con molta erudizione illuftrati . 
Io quanto a me sarò pago di averne 
qui espreffi alcuni de' più famofì, giudi- 
candoli sufficienti a dover concludere, 
che la Mufivaria , nata ncU' Afla , al- 
lievata, e cresciuta in Grecia, non tan- 
to ne' primi secoli dell* Impero, ma an- 
che neir età suffeguente , fu coltivata , 
e condotta al maggiore suo luftro nella 
noftra Italia , la quale e fu , ed è poi 
sempre fiata il Licèo glorioso , alla cui 
scuola hanno imparato le altre Nazioni 
di Europa ciò, che di meglio produfTe- 
ro , in materia specialmente delle arti 
della Pittura, Architettura, e Scultura? 



X 47 )( 



CAPITOLO V. 

CornCy e quanto fieno flati in uso ì Musajci 
anche prejfo i Cr/fl/ani ^ specialmente dopo 
che Coftantino abbracciò la Fede di Gesù 
Crifloj ne* primi Secoli della Chiesa ^ e 
ancora dopo /' irruzione dei Barbari in 
Italia, 



M 



a se non è parte del mìo Iftituto,^ 
come poi anzi ho avvertito, il dare un 
esatto elenco di tutte le opere di Mu- 
saico comparse al Mondo dacché queft* 
Arte a rendè nota ,6 cominciò a prati- 
carfl fra le Nazioni , molto poi manco 
è mìo impegno T accompagnarne la Sto- 
ria con ordine cronologico . Nella oscu- 
rità dei secoli succeduti al romano Im- 
pero, 



X 48 )C 

perone tra il filenzio degli Scrittori non 
è poco il poter rooftrarla esercitata con 
gran succeflb anche ne* tempi Criftiani, 
allora quando^ ceffati i Persecutori del- 
la santiffima noftra Fede, fu inalberata 
la Croce, e screditate le Deità dei Pa- 
gani, fi riconobbe il Dio vero nella Per- 
sona adorata di Gesù Crifto . Dopo la 
memorabile sconfitta data da Coftantino 
a MefTenzio, quefto pio Imperatore già 
convertito alla noftra fede , entrato in 
Roma con gran trionfo , e divenuto egli 
solo l'arbitro, e il Signore della univer- 
sal Monarchia conceffe ai Criftiani la 
pieniifima libertà di edifìcarfi a lor ta- 
lento le Chiese, e consecrare al verace 
Dio anche i Templi, che avean servito 
in addietro ai bugiardi Numi. Ne di ciò 
pago ne erefle egli ilcHo alcune, le dotò 

con 



)C 4P )( 

con regia munificenza di privilegi , e di 
rendite 5 le forni di preziofi vafi^ e dì 
ricchi arredi; ne risparmiò di adornarle 
di belle opere di Musajco. Fino a qual 
segno prendefTe cura, che foffero deco- 
rate 5 e abbellite le Chiese fi può rac- 
cogliere dalla Lettera riferita da Eusebio 
nella sua vita, con cui comanda a suoi 
Prefetti di Oriente , che sborfino qua- 
lunque somma di argento fi crederà ne- 
ceffaria per 1* erezione di molte Chiese, 
facendole ornare : var/egath marmorttm 
cvuflis : ciò 5 che (i vide fingolarmente 
eseguito nella famosa Bafilica , che per 
suo ordine fu edificata in Gerusalemme, 
e di cui scrive lo stesso Eusebio (i) che.* 
solum splendido lapide <:onftrav}t ^ e che 

interiora Templi verficoloribus marmorum 

h cru- 

(l) In Vita, 



X 



)( 50 X 

CYuflis cèteBa sunt. Fa anzi menzione il 
medefimo Autore di un altro Tempio 
magnifico, eretto da Coftantino in Co- 
flantmopoli. Città alla quale diede an- 
che il nome di nuova Roma , dacché 
gli piacque di togliere 1* imperiai S^ào, 
dall' Occidente , e colà portarla ; e ci 
fa sapere nel Libro quarto della suddet- 
ta sua vita 5 che : cum tn immensam al- 
ùtuditìem extul/Jfef lemplum , vario lapi- 
dum genere spkndidum reddidit^ a solo ad 
camcram mque (da terra fino al soffitto) 
marmoreh cruftfs illud oper'tens , ó* camc' 
ram lacunaribus m'tnuùjjìmi operi s obducens. 
Abbiamo inoltre dall' eccltfiaftica Ifto- 
ria, eh' egli innalzò per la sua divozio- 
ne al Principe degli A portoli la gran- 
diosa Bafìlica di S. Pietro nel Vaticano, 
e volle proprio di sua mano scavar la 

ter- 



X 51 )( 

terra , e gì tra me egli la prima pietra 
nel fondamento, onde fi rende probabi- 
le , che se quello infigne edifizio fì vi- 
de fin da principio ornato di figure a 
Musajco, come fi ha dall' Alfarani, Cro- 
nifta antico della Bafilica Vaticana, lo 
fleflb di voto Regnante ne fia flato au- 
tore; E avrà ragione il Ciampini (i) 
di dire, che Coftantino, e non altri, ^ 
pavimento usque ad summit atem pari et um^ 
laqueavia tota ex mufivo , Ó* totum ab" 
fidem figuris ekgantijjìmis opere vermicu- 
lato elaboratis crnavit . 

Moiri anche ascrivono al medefimo 
Imperatore, o almeno vogliono, che fian 
del suo tempo, i Musajci, efiftenti nel- 
la Chiesa di Santa Coftanza, contigua 

a quella di Sant* Agnese in via Nomcn- 

h 2 tana: 



(i) De Sacris Edijiciis a Constantino co«jm'<3/V e. 4. 



X 52 X 

tana: Benché con più di verifimlglianza 
può crederfij che una tal Chiesa né da 
lui 5 né a sua tempc^ fia ftata eretta, ma 
che affai prima fofle ella un Tempio di 
Bacco; di che è un non piccolo indizio 
la vafla Urna di porfido coi flmboli, di 
cui é contrasegnata 5 che ivi conservali» 
Sarà piuttofto credibile, che Coftantino 
da un Delubro consecrato al Demonio 
la convertiffe in un Tempio dedicato ali* 
Altilllmo, e che ad onore di quella Santa 
Vergine lo facelTe anche ornare di tal 
maniera a 

Da una Lettera dt Simmaco Senatore 
arguisce il Furietti, che entrati gli Oftro* 
goti in Italia ricominciaflero a frequen- 
tarfi i Musajci vermicolari , cioè tefTuti 
di quella pafta di vetro fuso, e colora- 
to di varie tinte, di cui più volte par- 
lato 



)C 53 )( 

Iato abbiamo ; dei quali forse da qual- 
che tempo interrotto erafi V uso; e che 
allora tornaflero famigliarmente ad usar- 
fì 5 a cagione o della sopravenuta scar- 
sezza dei marmi fini, che, ftanti le guer- 
re, e le tuibolenze, difficilmente potea- 
no farfi venire dall* isole della Grecia , 
o perchè V uso dei marmi portafle mag- 
gior dispendio, infatti i più eleganti Mu- 
saici , che da quei tempi in apprelTo fi 
videro nelle italiane contrade, comune- 
mente furono fatti di tal materia o 

Superato, ed ucciso da Teodorìco Odoa- 
cre nel 45)3., e cacciati gli Eruli dall' 
Italia , se ne impadronirono i Goti , e 
Teodorico piantò la sua sede in Raven- 
na , ove erefle la nobiliffima Chiesa di 
S. Martino in Coslo aureo, ora detta di 
Santo Apollinare nuovo , come fi ha da 

Lean- 



)C 54 )C 

Leandro Alberti (i), dall' Agnello , e da 
altri, deftinanJoìa all' ufficiatu'-a de' suoi 
Ariani , e ne coprì le pareti della Na- 
vata di mezzo con sontuofi Musajci del- 
la materia suddetta, cioè di minuti tu- 
bi di vetro a var] color'; benché il Mu- 
sajco di quefta Chiesa venga attribuito 
si noftro Santo Arcivescovo Agnello, 
il quale la consacrò dopo la metà del 

seflo secolo (2) . 

A 

(1) Ragione Xlf^' 

(2) 7/ circro Autore del Pontificale Antistitura Ra- 
vcnnatum nella vira di Santo Agnello attribuisce a que- 
sto Santo Arcivescovo , // quale secondo /' Amadesi nrlla 
sua Cronotassi , fu assunro alla Catedra Vescovile r.eW 
anno 55(5. , e morì nel 5/5?. , le opere di Musajco y che 
adornano la Chissà dì S. Apoiiinare cuovo , ossia di 
S. Marcino in Coelo avreo / e dice , cbe : recoociliavit 
Beatiìsimus Agaslius Ecdesiam S. Martini Cocfcssoris , 
quam Tiieodoricus Rex fucdavi:, qu« vccatur Coelum 

avrc- 



X 55 )( 

A quefla può eziandio aggiungerfi quel- 
la di Santa Maria in Cosmedìn yOrnàìa anch* 
essa da quello magnanimo Principe di mol- 
te belle figure a Musajco vermicolato(i), 

Sontuofiflìmo altresì fu il Palazzo, eh* egli 
fi_ 

avreum: e che: de imaginibus Martirum , Virginumqus 
tessellis decoravit. Kulladimeno se C iscrizione: Theodo- 
ricus Rtx hanc Ecclesiam a fundamentis in nomine Do- 
hiini nostri Je.u Christi fecit : era lavorata in Musajco y 
e vi fu posta ài tal materia dallo stesso Teodorico ^ come 
attesta il medesimo Autore , che la vide esirtente a suol 
giorni nella gran Tribuna di questa Chiesa , resta molto 
probabile , che parte almeno del Musajco della medesima 
vi fosse posta da Teodorico • non sembrando credibile , che 
magnifico , quol* ef-a in tutte le Opere sue , abbia voluto 
usare un tale ornamento in quella sola JscrÌ7^ione , e non 
farne uso colT abbellirne , se non tutte ^ una parte almC' 
no delle pareti del Tempio . Ciò non toglie , come ognun 
tede , che /' Arcivescovo Santo Agnello non ne abbia po- 
steriormente accresciuta e col Cielo avreo , e con altri 
Musajci la sontuosità , e la bellezTia . 

(l) Jl Rossi Htst. L. 3. pag. 170. ascrive ancor que- 
sto 



)( 5<f )( 

fi fece inalzare in Pavia ^ del quale atte- 
fta r Agnello (i) di aver veduto di là 
paffando il soffitto ,* Cameras tejfellts or^ 
natas . 

Per altro non fu già solo fra i Goti 
Teodorìco , che amaffe di decorare con 
tale ornato le Chiese, e abbellirne altri 
edifizj . Per tacer di molti altri , vuole 
il Ciampini , che a Recìmero , prode 
guerriero fra i Goti, del cui valor mi- 
litare parla Paolo Diacono (2) , fi attri- 
buisca il Musajco, di cui fi vide fregia- 
ta la Chiesa di Se Agata in Roma nel- 
la Suburra (3). Donde apparisce, che i 

Go- 



sto Musajco all' Arcivescovo Santo Agnello ^ ma incorava 

qualche non tenue difficoltà la di lui asserzione , 

(i) hi vita Petti Senioris , (2) Misteri ar. L. 16, 

(3) Jl Cardinole Baronio nelle note al Martilogto 

ad diem 5. Februarii asserisce , che nella Diaconia ài 

S. ylga' 



X 57 )( • 

Coti, ad onta della finiflra opinione, che 
ne hanno sparsa certuni, non furon pun- 
to nemici delle belle arti , ma anzi, emu- 
lando la romana magnificenza , affai le 
amarono, e coltivarono. Sopra di che 
è da vederli 1* erudita Differtazione del 
Ch. noftro P. Abbate D. Paolo Ginan- 
ni Monaco Caffi ne nse sul Mausoleo dì leO' 
dorico^ pubblicata in Cesena con le ftam- 
pe di Gregorio Biafini nella Raccolta de- 
gli Accademici Ravennati P anno 17(^5. ; 
e quanto scriffe circa al medefimo tem- 
po r egregio Conte Ippolito Gamba Ghi- 
selli sulla fteffa veramente ftupenda Mo- 
le, dimoftrando con rifleffioni ingegno- 
se , e con molto sode ragioni effer ope- 

/ ra 3 

S. /Igata era posta la seguente hcri'z.'tone . Flavius Reci« 
merus VI. Magister utriusque militile Patricius Si. ex- 
Gons. Ord, prò voto suo adurnavit . 



r:7 



« 



X 58 )( 

ra, non già romana, ma gotica, prepa- 
rata a sé fteflb in vita dallo fteffo Teo- 
dorico ; come prova col teftimonio di 
gravi Autori il prelodato dottifTimo Pa- 
dre Abbate; e non già fatta erigere da 
Amalasunta di lui Figliuola per collo- 
carvi le ceneri di suo Padre, come dis- 
sero, non so con qusl fondamento, il 
Biondi (i), e il nofVro Fabri (2). 

11 Ciampinr, e il Furiettì riportano una 
lunga serie di altri Musajci , tfiftenti in 
diveifi luoghi 5 per opera di Papi , di 
"Vescovi, d' imperatori, di Re, di Du- 
chi, e di Principi; con che dimoftrano, 
e vengono fondv.tim nte a concludere, 
che la AjuJì varrà è ftara in u!»o , e ha 
proseguito a fiorire dall' età sopradette 

fino 

<'l) Biondi Itnlia ìllustreita . 
(2) Mtm, Sac. ài Rav. Pur. 1. 



X 59 X 

fino ai dì noftri • A IT oppofto Leone 
OAiense (i) pretende, che dopo T irru- ^ 
zione dei popoli settentrionali in Italia , 
500. anni prima del Mille, elTendofi irru- 
ginite le Lettere, e quali eftinta la cul- 
tura dell' arti , ancor quefta con alcune 
altre andaffe totalmente in disuso. Ma 
una sì ftrana sentenza vien confutata, 
e derisa da tutti i Dotti, come contra- 
riiflìma all' evidenza; perchè quantunque 
fi accordi , che nel secolo X. perduto 
avefle in gran parte la sua primiera ele- 
ganza , e penuriafTe di buoni Artefici , 
è sempre certo , che né fi era eftinta , 
né caduta era nella total dififtima attri- 
buitale dall' Oftiense la Mufivaria. Veg- 
gonfi opere teffellate, e vermicolare anche 
del tempo dei Longobardi, e di Luitpran- 



/ 2 do 



(1} Cronic. L, 3. e, 28. 2p. 



do nel 700.5 poi del Pontefice Zaccaria; 
di Carlo Magno , e de* suoi Figliuoli 
nel 800.; nel ^00. del Papa Nicolò I., 
nel Mille di Sergio Ili. , il quale (i) rie-^ 
dificò la Bafilica Lateranense , e i Mu- 
sajci 5 che vi erano , rendè più vaghi , 
e viftofi: opere forse inferiori alquanto 
alle antiche, ma belle anche effe, e pre- 
gevoli , come lo moftra il Ciampini, il 
quale con belle incifioni in rame le rap- 
presenta . So, che r Oftiense adduce in 
prova del suo parere il fatto di Defide- 
rio Abbate di Monte Caflìno, che fu 
poi Papa col nome di Vittore iJi. , e 
che neir anno \o66, mandò a Coflanti- 
nopoli per avere di là bravi Artefici, 
i quali fregullcio di figure a Musajco 
r arco del i:'resbiterio, e la volta di quel 



suo 



( i) De sacrii Edi Hi e, z. 



)( <?I )( 

suo Tempio, e che tot/us Ecckfia pavi- 
tnentum dtversorum lapidum varietate coti' 
fterncrent : dal che egli induce per con- 
seguenza 5 che : tngetìium tftius artis a quiri' 
gentis annìs ^ & ultra , magiftra lat'mhas 
intermiserat. Ma i tanti e se ni p), che ve* 
niamo ora di addurre , dai quali corta 
palesemente, che tanto in Roma, che 
in varie Città d'Italia nel secolo otta- 
vo, nel nono, e nel decimo fi lavora- 
ron Musajci di qualche pregio , danno 
air Ofliense una solenne mentita, e fan- 
no vergogna alla sua afTerzione. Dovea 
dire egli piuttofto che 1' Abbate Defide- 
rio inviò a Coflantinopoli i suoi Meffi, 
non perchè in Italia gli mancaffero ar- 
tefici di abilità competente al lavoro , 
ma perchè ne volle de' più eccellenti , 
che gli faceflcro operazioni più fine , e 

di 



di ottimo gufto. Ecco la vera, ed uni- 
ca spiegazione , che può , e deve darli 
al fatto di Defiderio. La medefima ne 
dà anche il Muratori (i), il quale anch' 
egli confeffa : Sa culo decimo efferfl con 
le lettere illanguidite fra di noi ancor 
le arti : 6* Mufivariam quoque languorem 
in Italia contrabere potuijfe ^ ita ut Defi- 
derius coaBus fuerit subsequente saculo bu- 
jus artis perito^ a Conftantinopoli in usum 

suum evocare. 

CA- 



(i) Antiqui f, meati tevi Tom. 2. Diserrar, 24. 



)C <f3 )( 

■ .- ^ ■ - -il 

CAPITOLO Vf. 

Dove fi mofira^ che in Italia eziandio dopo il 
Secolo VI. 5 e dopo il Mille fino a dì nO' 
ftri ha continuato ad usarfi^ e fiorire ora 
p/Uy oro meno negli Edifizj sacri ^ e prò- 
fani la Mufivaria. 



D 



al fin qui detto fi rende chiaro, che 
la Mufivaria anche ne' tempi anteriori 
al Mille, se talor parve men bella, non 
fu per quello meno fra noi coltivata , 
ne perciò prese total congedo dai noftri 
lidi. Ma ne tampoco se ne allontanò in 
avvenire, come comprovali dai tanfi, e 
tanti Musajci , che da quei dì fino ai 
noftri fi lavorarono in Roma, e ovun- 
que furono colte pc^polazioni . Monfig. 

Fu- 



Furiettì ne apporta una ben lungs far- 
ragine nel suo VI. Libro de Muftv'fs ^ 
quale egli impiega da capo a fon^o in una 
ordinata recita di Musajci , chs quc», e 
là furono lavorati in Italia fino al Pon- 
tificato di Benedetto XlV., al quale de- 
dicò la sua opera nel 1752. Egli ne tro- 
va in tutte r età dopo il Mille , e li de- 
scrive con esattezza; indicandone il tem- 
po preciso, e il luogo, in cui furono, 
e sonofi conservati. 

Comincia da quelli, con cui il poco 
fa mentovato Defiderio condecorò la sua 
Chiesa di Monte Caffino nel 1166, -^ sog- 
giunge i Musajci di Papa Innocenzo II., 
il quale riedificò il Tempio di Santa 
Maria in Traftevere nel 1144. ; quelli 
di Clemente Ili. , che, spente in Roma 
le fazioni, e le turbolenze, fa intonaca- 
re 



X "^5 X 

re a Musajco la Balli ica del Laterano 
nel ii^o. : nel secolo dccimoterzo ripor- 
ta quelli d' Innocenzo il', nella Bafìlica 
di S. Pietro, e ci dipinge quelli di Ono- 
rio Jll. nella Bafilica di S. Paolo, ove 
niirafi il Redentore, che alla finiflra ha 
gli Apoftoli Andrea, e Pietro, alla de- 
lira altri Apoftoli con due Angeli, e a 
suoi piedi lo fteftb Onorio, proftrato in 
atto di adorazione; e fimilmente espone 
Ivi gli altri, che Gregorio IX. avea fat- 
ti formare nella facciata della Bafìlica Va- 
ticana rappresentanti la Vergine, S. Pie- 
tro, i quattro Evangelifti, e i ventiquat- 
tro Seniori dell* A pocali (Te offerenti le lor 
corone all' Agnel di Dio. Riporta in fine 
ciò, che scrive V Anonimo di Pavia, il 
quale nel secolo decimoqu^rto fra 1* al- 
tre lodi della sua Patria annovera mol- 

A te 



)( 66 X 

te Chiese efiftenti in effa,le quali: Fa- 
vbnentum habent m'rnutìs lapillts flratmn^ 
ex quibtfs per dìversos colores hiftoriaìes ma- 
ginesj & Ih t era sunt formata: e circa al 
Tempo roedefimo il meraviglioso Pavi- 
mento di S. Marco in Veneziane il più 
mirabile ìncroflamento della parte supe- 
riore di quel gran Tempio , coperta di 
pietruccie colorite, e indorate , con cui 
opere vermìculato sonovi al vivo effigia- 
te diverse iftorie del vecchio Teftamen- 
tQ, e del nuovo. 

Con la malaugurata afTunzione al Pa- 
pato di Clemente V. nel 1305. manca- 
rono da Roma, e dall' Italia per lo spa- 
zio di 70. anni i Pontefici : dacché Filip- 
po il bf^llo, con troppo ardore impegna- 
to a softenere, e promovere le sue mi- 
re 5 ridufle i Cardinali ad eleggere Ber- 

tran- 



X 67 )( 

tran do Arcivescovo di Bordeaux^ e fatto 
Papa obbligandolo a ftabilirfi con la sua 
Corte in Provenza, per averlo poi sud- 
dito ai suoi voleri. Un tal pafTaggio, che 
tirò seco 1' esempio de* SuccefTori , recò 
air Italia , e alla Santa Sede una mor- 
tale ferita: s* impoverì la Stato hcclefia- 
flico, che può dirfi veniva dato in am- 
miniflrazione a Soggetti, i quali, elTendo 
lontano il Capo, s* impinguavano coli* 
aggravio delle Provincie; e in tanto scon- 
volgimento di cose, anche le buone arti 
ne risentirono immenso danno . 11 Pe- 
trarca ne piange altamente nella latina 
sua Lettera a Benedetto XII., nella qua- 
le introduce Roma, che espone al Papa 
le sue lagrimevoli circoflanze, e lo pre- 
ga a renderle 1' onore di ricondurre la 
Catedra di S. Pietro alla dovuta sua so- 

k 2 lita 



lita Refidenzà . A dispetto de' Cardinali 
Francefi, che fecero ogni sforzo per dis- 
suaderlo, tornò finalmente in Italia nel 
i^ój,. Urbano V.; ma indi a poco, es* 
sendofl lasciato indurre a tornare in Fran* 
eia 5 sulla speranza di rappacificare i Re 
di Francia, e d* Inghilterra , che fi an^^ 
davano allora divorando V un Y altro,. 
vi ritornò nel 1570. ; talché le cose per 
la sua breve dimora fra noi, non miglio* 
raron di condizione. Ma quando piacque 
alle Providenza, risolutofi. Gregorio XL 
di lasciare Avignone, venne nel I377» 
a fifTar di nuovo la Sede pontifizia in 
Roma; e da queir ora in poi ricomin- 
ciarono a fiorire nelle noftre Città le 
lettere, il commercio , e le arti,, tra le 
quali, prendendo cura i Pontefici di ri- 
Aauiare, e adornare le Chiese^diftinta- 

men- 



X ^9 X 

fnente la Mufivana.Si vide indi a po- 
co mirabilmente effigiata da Angelotto 
Btndoni y à^ilo per sìncope G/o??a, Pitto- 
re, e Mufi-vario eccellente^ 1* immagine 
•di S» SebaflianOj e S* Giorgia nelF an- 
tica Chiesa di S.. Giorgia in Veto aureo ^ 
Si vide in quefto secolo ifteflb il Mu- 
saico nella Tribuna di Santa Maria in 
Traftevere, e T altro su la facciata del 
Tempio iftefTo rappresentante con buon 
disegno le immagini della Regina degli 
i\ngelÌ3 e delle Vergini saggie del Van» 
gelo con in mana le ardenti lucerne « 
Parimenti nel secolo decimoq^uinto Mar- 
tino Y. nella Bafìlica Lateranense nobi- 
litò il pavimento: opevc vermkulato y e 
Nicolò V^ fece lo fteffa nella Vaticana. 
Sopra tutti Sifto' lY. ,, fi diftinse neli* 
inalzar fabriche sontuose sacre 3 e non 

sa- 



)C 70 )( 

sacre, e riftaurar quelle, che per le in- 
giurie del tempo erano guade, e diffor- 
mate più, o meno; ed erefle ancora la 
gran Capella nel Vaticano chiamata dal 
di lui nome Sìd'in^ : cujus abjtdem verm/- 
culatis imagi tiibus decoram fcc/t (ij. t così 
via via scorrendo tutte 1' età intermedie 
tra il secolo undecimo, e il noftro decimo- 
ottavo, continua il Furietti a riferire, e 
descrivere una copiosa quantità di Mu- 
saici, molti de' quali già furono, e più 
non sono, e alcuni efiftono tuttavia, o 
nelle Chiese, o in edifizj profani ; con 
sempre al fianco il Ciampinj, da cui non 
fi fiacca giammai di un punto, e ricor- 
dando anche il nome, e la Patria degli 
Autori , cioè degli artefici , che li fecero in 

Roma, in Venezia, in Firenze, e altrove. 

lo 



(i) Furiet, L. VL 



X 71 X 

Io per la brevità^che mi son prefifìfa, 
tralascierò di seguirlo in quella numerosa 
sua descrizione 5 contento di aver fin qui 
data una baftevol notizia dei Principi , 
dei ProgreJ/ìj e della Continuazione di queft* 
Arte pregiabiliffima; potendo chi brama 
di maggiormente erudirfi vederne i tanti 
altri esempj^ e nel suddetto Libro VI. de 
Mujivis, e nella grande Opera: Veterum 
Monumentorum dell' immortale Monfig. 
Ciampinij che più di ogni altro ha rac- 
colto quanto fu scritto, pensato, e vifto 
fino a suoi tempi intorno alla Mufivaria, 

Crederò in vece di far cosa grata a chi 
legge coir aggiungere la notizia, e la de- 
scrizione di tutti i Musajci, bellifTimi , 
e nella loro integrità conservati , quali 
anche al presente mirabilmente conser- 
vanfi nelle Chiese di quefta noftra Città; 

e mi 



e mi lufingo, che molto pTu vorrai? sa- 
permene grado i miei amati ( oncitii. cli- 
ni 5 i quali avranno sempre più qumdt 
motivo di amare , e (limare la Patria ; 
mentre elTa , qualunque fia divenura, ol- 
tre gì' infiniti altri pregi, e le infi^m glo- 
rie, che la diftinguono nella Storia fra 
tutte le altre ( itrà italiane, può g'ufta- 
mente vantarfi, che, se non è defTa \\ 
sola, che moftri al Viaggiatore le più bel- 
le opere di Musajco antico , almeno è 
quella forse in tutta T huropa , che ne 
poffegga, e conservi di tal qualità un si 
bel numero; e di un epoca anteriore, ge- 
neralmente parlando, a tutti quelli di Ro- 
ma steffa, i più antichi de' quali sono del 
settecento , ed ottocento, quando i noftri 
cominciano del quattrocento; cosa che il 
Ciampini, quantunque romano, non ha 
saputo diffimulare. 



DESCRIZIONE 

DELLE ANTICHE OPERE DI MUSAJCO 
NELLE CHIESE DI RAVENNA 

CON LA RISTRETTA NOTIZIA DELLE CHIESE, CHE NE 
SONO , E NE FURONO DECORATE . 



X 75 )( 
Chiesa iVIetropolìtana. 



L 



a Metropolitana Chiesa Ravennate 
fu edificata, o come altri ftimano, am- 
pliata da S. Orso Arcivescovo circa gì* 
anni di Crifto 384. , cioè al terminare 
del quarto secolo, funata in quella par- 
te della Regione fcrcolana , che da Vin- 
cilio Uomo nobile di que* tempi , Po- 
fterula Vincìl/on/s comunemente addiman- 
davafi . 11 detto Arcivescovo la consa- 
crò alli 13. di Aprile dell' anno soprin- 
dicato, in cui cadeva la Solennità della 
Pasqua, onde la dedicò alla Risurrezio- 
ne del Redentore; dal che poi ebbe origi- 
ne quel titolo sì famoso, con cui fu sem- 
pre onorata di ^gìos yìnaflajìos voce gre- 
ca, che nel latino idioma suona lo ftes- 

/ 2 so 



)( 7^ )( 

SO che SanBa ResureB/o : titolo, che a 
tre sole Chiese nel Mondo leggiamo es- 
ser flato conceflb, alla Lateranense cioè, 
alla Gerosolimitana, ed alla Ravennate 
(i). Prese anche il nome dal suo Arci- 
vescovo, chiamandoli C^hiesa Orfiana (2), 
come ancora in oggi fi chiama. Cotefto 
Tempio era di cinque Navate, con quat- 
tro ordini di colonne di marmo greco, 
in numero di cinquantasei , con nobili 
capitelli variamente inragìiati, in alcu- 
ni de' quali vedeall effiggiata T aquila, 
e il capo deir ariete di mano di buon 
artefice (3), congetturandofi cfftre av- 
vanzo del Campidoglio, offia dei Tem- 
pio 

(1) Gre f aero y Giacomo (ìe Crucc Tvm, 1. lib. i.p 64.. 
(D* Rubeus lib. i. r.d an. 384. 

(2) /ignei lib. Ponti f^ F. 1. />. not. ^ Ó" seq. 
(3^ Kiib. in Ind. RJiq» 



X n)(. 

pio di Giove capitolino, che, come leg- 
gtfl nella vita di S. Apollinare, i Gen- 
tili avevano in Ravenna . 

Vi fi ammirava una maeftosa Tribu- 
na, il di cui arco posava su di due gros- 
se colonne di greco, eretta dall' Arcive- 
scovo Geremìa Tanno 1112., come de- 
notavano i veifi, che fi leggevano a gran 
caratteri sopra i fialli de* canonici (i) 

Hoc opus est faElum post partum Virgini a&um 
Anno mtlleno^ centeno post duodeno^ 

Inoltre quarto noflro generoso Arci- 
vescovo nobilitò r interior parte di det- 
ta Tribuna di Musnjco. Rappresentavafi 
in efia nella più alta parte la Risurre- 
zione del Signore , e al disotto leggevafi 
in sesquipedali lettere • 

Sur- 
(l) Fabri Sag. Mam, p. 2. 



)C 78 )( 

Surrextt vira dator , ecce videre venite : 

Mors perir , ecce redit surgens quem vira redemìt . 

In disparte erano effiggiati S. Pietro, 
e S. Giovanni, quando inteso dalle Ma- 
rie, che il Redentore era risuscitato an- 
darono al Sepolcro, con sotto il verso 

^uod optant "jerè properant hi rirè videre . 

In mezzo poi della Tribuna miravafi, 
parimenti in Musajco il martirio di S. 
impollinare, con le immagini della Bea- 
ta Vergine, di S. Giovanni Battifta, di 
S. Barbaziano , e di S. Urficino . Neil* 
ultima parte, che formava il circolo del- 
la Tribuna, erano effiggiati dleciotro de' 
noftri Santi Paftori, cioè'de' Santi, Apol- 
linare per primo_, poi Aderito, Lleoca- 
dio. Marciano, Calocero, Proculo, Pro- 
bo, Dato, Liberio, Agabito, Marcelli- 
no, Severo, Orso, Giovanni, cognomi- 
nato, 



)( 19 )( 

nato, qm v/dh Jitigdum^ Pietro Raven- 
nate detto Crisologo, e Pietro denomi- 
nato Antiftite, o Juniore, tra i quali i 
primi undici 5 che succefTero a S. Apol- 
linare , perchè furono eletti dallo Spiri- 
to Santo in forma vifibile di Colomba, 
con quella erano dipinti , e in ultimo 
eravi ancora il Martire S. Vitale Pro- 
tettore della Città , e al disopra di que- 
lle Immagini leggevafi queflo Diftico 

Hìc stat tuta bo7i'ts prceexcelsa Rs-venna Patronis 
Sub quorum cura nultatenus est peritura* 

In fine poi della facciata, o frontispi- 
zio sopra r arco vi era parimenti dipin- 
ta a Musajco 1' Ascenfione di Crifto al 
Cielo con gli Apofloli, che lo guarda- 



vano, e VI era scritto 



AspcElant Isti cursum super aethera Cbristi 
J\L'X respondctu;' , vcht Ivit regredtetur . 

Fu 



X 8o )( 

Fu opera di Monfig. Maffeo Nicolò 
Farsetti Veneto, noftro Arcivescovo l'at- 
terrare cosi antico, e nobiliffimo niriefto- 
so Tempio, ridotto per la sua antichità 
di i^oo.,ep:u anni a cattivo flato, ri- 
fabbricandolo dai fondamenti, e ponen- 
dovi solennemente la pnma pietra li 30. 
di luglio dei 1734., come rilevafi del- 
la presente iscrizione. 

Sedente Sari6lis. Dom. Nos. Clem. XII, 
Pont. Opt. Max, 
Idaphcm Kkolaus Farsettus 
Patritius Fenefus Sane. R.a'ven. Ecct. 
Archìepìscopus et Pr'tnceps 
Metropolitani Hujus Templi Keeàiflcationem 
Aere Proprio Munijicentissime 
S use e pi t 
Ac Primum Istum Jecit Lapìdem 
Anno Reparatae Salutis 
CIDDCCXXXiV. III. Kal. Angus. 

Rapito Monfig. Farsetti dalla morte, 

che 



X 8i X 

che accadde li 6. di Febbrajo del 1741. ; 
toccò a Monfig. Ferdinando Guiccioli 
noftro Concittadino, e Arcivescovo il 
compiere la grande impresa, il che suc- 
cede nel 1745. 

In quefta occafione fi perdette , e fi di- 
sperse il musajco della Tribuna della 
vecchia C hiesa: ne fu salvata però qual- 
che parte dalla diligenza deli' Architetto 
Cavalier Gian Francesco Bonamici Rì- 
minese , chiamato dal suddetto Monfig, 
Farsetti per la riedificazione del Tem- 
pio. Trasportò egli nella Capella arcive- 
scovile, eretta dal noftro Arcivescovo 
S. Pier Crisologo, come il dirà in ap- 
preflb, r immagine di M. Vergine, che 
ivi ora serve di tavola all' altare, le due 
tefte laterali racchiuse in due circoli , 
e le altre tefte ancora importate nei mu- 

m ri 



X 82 )C 

ri del Museo arcivescovile ^ avvanzi di 
così rispettabile antichità, che anche al 
presente fi ammirano , molto ben con- 
servati » 

i disegni del rausajco di una sì rara 
Tribuna , come pure dell' antica Chiesa ^ 
sono ftati incifi in Rame; e fi trovano 
nella prima parte dell* architettura del- 
la Metropolitana di Ravenna del sopra- 
eitato Cav. Bonamici, Divìsamento op- 
portuno 5 e meritevole di ogni lode ; 
troppo importando, che tanti, e sì bei 
pezzi dell* Arte, giacché più non refta» 
vano in effere, non s* ignoraffero total- 
mente dai Pofterì , e almeno qualche 
memoria ne rlmanefle. 



Chìe- 



)( §3 X 

chiesa d'i i. Giovanni in Fonte . 

jt\ bbìamo da Sidonlo Apollinare, che 
fu coftume antico T edificare fuor delle 
Chiese i Fonti del Battefimo , che fi 
chiamarono Batifterj , e così che nelle 
loro fituazioni miraflero V Oriente (i) . 
Gli antichi noftri Arcivescovi colloca- 
rono il Fonte battefimale al di fuori ^ 
vicino però alla Chiesa Metropolitana ^ 
non verso V Oriente, ma dalla parte set- 
tentrionale . E' quefto uno de' più ve- 
tufti edifizj , che contar pofTa Raven- 
na , rimafto intero, ed anche men de- 
caduto dalla primiera bellezza, e magni- 
ficenza . Avendo T Arcivescovo Santo 
Orso ridotta a perfezione la Chiesa Me- 

m 2 tro- 

(i) Lìb, II, Epist, 2. 



)( 84 )( 

tropolìtana , fi rende molto probabile , 
eh* egli vi aggiungeffe in vicinanza il 
Battefterio, come un* attinenza della ma- 
defima. L'Arcivescovo Neone , che vi- 
veva nel 451. l'adornò di marmi, e di 
musajco (i) 5 come dimoftrano i verfi. 
seguenti : 

Cede vetus nomen , novh/iti cede letusras 
Fulchrius ecce nifet renovat't gloria Fomis 
Magnan'tmus hunc namque Neon , ^ummusque Sacerdos 
Exzoluit pulcro eovìponens omnia cui fu .. 

Conta eflb adunque 1' antichità di so- 
pra 1400. anni . Gotica è 1' architettura 
di quefto sacro edifizio , ottangolare la 
sua figura . Trenta due colonnette 1' a- 
dornano, parte di pavonazetto, e di bi- 
gio antico 3 e parte di greco , e vario 
altro marmo. 1 muri al baffo erano an- 
tica- 

(2) Fabri Sag. Mem, 



)( 85 X 

ticamente incroftatì di preziofi marmi , 
ma ora non vi (ì veggono che alcune 
tavole di porfido , e qua , e là pochi 
rabeschi di serpentino, e di altri marmi. 

Una gran Vasca ottangolare di groffe 
tavole di marmo greco , e di porfido 
ergefi in mezzo del pavimento, col suo 
Ambone, o Pulpito parimenti di greco, 
il quale servì anticamente per V ammi- 
niftrazione del Battefimo per ìmmerjionem • 

La Cupola poi , o Catino è tutto ri- 
coperto di musajco . Con quefto vi fi 
rappresenta nel mezzo Gesù Crifto sul 
fiume Giordano batezzato per ìnfufione 
da S. Giovanni Battifta : All' intorno 
sono dispofti i dodici Apofloli, ed al- 
cuni Profeti, ciascuno col proprio nome 
diflinto . Più sotto veggonfi in giro di- 
ftribulti quattro Legili coi libri aperti 

de 



)( 8^ )C 

de* santi Evangelj , con altrettante se- 
die Vescovili, e sagri troni , sopra di 
ognun dei quali offervafi una Croce per 
indicarci T onore , che lor fi deve . Vi 
sono pure espreffi in musajco gigli , e 
palme , fimboli della purità, e del mar- 
rio per la Fede . il disegno , ed eftesa 
spiegazione da chi ne fofTe voglioso può 
yederfi preflb il Ciampini (i). 

Ca- 



(i) Verey. Motium, Par. I. pag. 233., <^ scqq. 



)C 87 X 

Capella antica di 5. Ticr Grhologo 
nel Palazzo arcivescovile* 



E 



tradizione , secondo il Beltrami nel 
suo Forefl/ere iftruito , (i) giacché nuli* 
altra miglior notizia ho potuto racco- 
glierne da verun altro Autore, che co- 
tefla Capella domeftica efiftente nel Pa- 
lazzo arcivescovile foffe edificata dal 
noflra Santo Arcivescovo Pier Grisolo- 
go nato in Imola , e così cognominato 
per r avrea sua eloquenza , circa la me- 
tà del quinto secolo , cioè fra il 433. , 
nel quale venne a reggere la C hìesa Ra- 
vennate 5 e il 450. 5 nel quale finì di 
vivere. Aggiunge il precitato Beltrami, 
che accresce peso ad una tal tradizione 

il 

(i) Beitr. Forasf, istr. p. 27. 



X 88 )( 

il nome di un Pietro Vescovo, scolpito 
in uno de* due capitelli dì marmo efi- 
ftenti nel Museo arcivescovile , i qua- 
li, die' egli, fi scoprirono sopra i Pila- 
fli aderenti alla porta della Capella, al- 
lorché il Cardinale Arcivescovo Luigi 
Capponi ne riftavrò ringreflb. Di que- 
llo capitello parla il Zirardini (i) da me 
riferito nella mia Opera de* Monumeiìù 
Ravennati j ove lo espongo inciso con 
la maggiore esatezza (2) ; e non dubita , 
che le parole, le quali vi fi leggono in- 
torno, Petrus Epìsc, Scc. Raven, licci, non 
appartengano appunto a S. Pier Griso- 
logo. Ma qualunque fiane flato il Fon- 
datore , certo è , che la Volta è tutta 

fre- 

(i) Zirard. EdiJizJ prof, di Rav. p. pi. 
(2) Jn Irtscript. I. Clas. Voi. IL p. 6z. , & Voi. I. 
Tah. II. n, 58. 



)( ^9 X 

fregiata di antico musajco, molto ben 
conservato, nel di cui mezzo sono effi- 
giati i fimboli de* Santi quattro Evan- 
gelifti, e sotto gli archi in ventiotto cir- 
coli le immagini del Salvatore, degli 
Apoftoli , e di altri Santi , de* quali il 
P. Ab. Bacchini riferisce il disegno nell* 
Appendice al Pontificale di Agnello. 
U immagine di Maria Vergine, che ivi 
serve di tavola all' altare, le due tefle 
racchiuse in due circoli laterali, ficco- 
me le altre importate nei muri del Mu- 
seo arcivescovile, sono pezzi del mu- 
saico lavorato nel 1112., levati dalla 
vecchia Tribuna del Duomo, e così in- 
tieri trasportativi, mediante la diligen- 
za del Cav. Bonamici , come ne diflì , 
ove sopra parlai del musajco della Chie- 
sa Metropolitana. 

n 11 



)( 90 X 

Il Bsltrami suppone, che una tale Ca- 
pella fofle consegrata dal Card. Arcive- 
scovo Giulio dalla Rovere nelT anno 
15(58. Ma se fu eretta da S. Pier Griso- 
logo circa 1' anno 440., è ben verifimi- 
le che fofTe anche consecrata da lui ; 
qualora non fi provi , che il rito di 
consecrare le Chiese non {o(^^ in uso in 
que' primi secoli . 

E giacché abbiamo fatta menzione dell* 
Arcivescovo S, Pier Grisoloso, e trattan- 
dofi di musajci, fiami permefTo di ricor- 
dar qui il Tempio di S. Andrea antica- 
mente detto maggtoYc (i) per diftinguer- 
lo da un altro chiamato minore , eretro 
da Teodorico per uso de' suoi Sacerdoti 
Ariani 5 il quale era verso la Rocca, 
demolito poi dai Veneziani nel!' anno 

1457. 

(i^ F,.b. Sa^. Min:, p, 8o. 



X pi X 

1457. Era in quefto 1' effigie a musajco 
del Santo Arcivescovo, che ne fu il fon- 
datore ; e a pie di effa i seguenti verfi 
oscurifllmi, e che abbisognano dall' Edi- 
po natatore per effere bene intefl (i) . 

Atif lux h'tc natA est ^ aut capta h'ic Ubera regnat 
Lcx est ante -venìt cveli decus unde modernum 
Aut privata à'tem pepererunt teda nìtentem 
Ittclusumque jubar secluso fulget Olympo 
Marmora cum radiis vernantur cerne serenìs 
Cunctaque sidereo percussa in murice Sana 
Auctoris pratio splendescunt munere Petri : 
Huic honor , huic meritum tribuit sic condere parva 
Ut vateant spatUs amplum superare coactis , 
Nil modicum Cbristo est , arctas bene possidet aedes 
Cujus in humano consistunt pectore tempia 
Fundamenta Petrus , Petrus fundator et aula 

n 2 ^^^ 

(i) Kub, Hise. Rav. L. JII. p. I2<^. 



)( 9^ X 

^uoà DoniHS hoc Dimìnus , quoà factum facfor et idem 
Moribus atque opera Cbristas posscssor babetur 
Qui duo consocians mediafor reddit et unum 
Huc veniens fundat parirurus gaudia Jìetus 
Contritam solidans percusso in pectore mentem 
Ne jaceat se sternat humn , morbosque htcntes . 
jfnte pedes medici cura properante recludat 
Saepe metus mortis vitae Jìf causa heatae ^ 



eh te' 



)C 93 X 
Cb/esa d$ Santa Maria in Cosmedin* 

Vi/uefla Chiesa dedicata alla B. Ver- 
gine Maria è celebre per la sua antichi- 
tà, e perchè in Ravenna non ve ne fu 
una altrettanto famosa, e bella; moti- 
vo (i), per cui dagr antichi le fu dato 
il cognome di Cosmed'w ^ voce greca, che 
nel latino corrisponde alla voce Orna- 
mentum . Conta la sua fondazione fino 
dal tempo di Sant* Agabito primo di 
quefto nome 5 creato noftro Arcivescovo 
r anno 2.06. , secondo i computi dell* 
Amadefi . Il Re Teoderico la consegnò 
ai Sacerdoti Ariani , affinchè Y ufficias- 
sero, ponendovi il Battiflerio per i sud- 
detti ; come denota un gran marmo ro- 

ton- 

(i) Fah. Sag. Menu P. I. p. 244. 



)( P4 X 

tondo 5 che mirafi anche al presente in 
mezzo al pavimento, che sembra di gra- 
nito orientale di semina minuta, del dia- 
metro di IO. palmi romani, ed è cre- 
duto un avvanzo della Vasca battefima- 
le. Eravi poco lontana la casa di Droe- 
done , la quale serviva di Episcopio ai 
Vescovi Ariani , come narra T Agnello 
(i). Cacciati dall* Italia i Goti per ope- 
ra di Belisario , che ricuperò quanto 
quelli aveano occupato, e fatto prigio- 
ne Vitìge loro Re, r Arcivescovo Sant' 
Agnello per eftirpare affatto le infami 
reliquie dell' Arianifimo, consagrò nuo- 
vamente la Chiesa al rito cattolico (2). 
Succedendo poi nel governo d' Italia gli 
Esarchi, mandati qua dagli Imperatori 
di Coftantinopoli , Magiflrato , che co- 



min- 



(i) Ag'iel. P. 2. p, 122., e seq. (2) F^b, ihid. 



)( 95 X 

minciò in Longino V anno 577.5 e aven- 
do effi dichiarata Ravenna Capo d* Ita- 
lia, e fermatavi la loro Sede , fabbrica- 
rono prefTo di quefta Chiesa uno Spe- 
dale per que* poveri Greci, che andan- 
do a vifitare i luoghi santi di Roma , 
dì qua pacavano, ed anche un Mona- 
fiero, quale fecero abitare a' Monaci di 
rito Greco, nel quel tempo però fi cre- 
de, che avendola efTì abbellita, e riftau- 
rata gli aggiungeffero il cognome di Coj- 
med'in j titolo (i) , eh* effi pure quafi 
200. anni dopo diedero a un altra Chie- 
sa, che Papa Stefano ili. 1' anno 752» 
loro concefTe in Roma, quando da Co- 
ftantino Copronimo imperatore eretico, 
per il culto delle sacre Immagini, e Re- 
liquie , cacciati dall' oriente fi ricovra- 

rono 



(i) Oilav, Pancirol. de Eccles, Rom. 



rono in Italia. Terminato in Italia V Im- 
pero greco (i) nella persona di Eutichio 
quintodecimo 5 ed ultimo degli Esarchi, 
partirono anche i detti Monaci , e a 
queftì succedettero quelli di S. Benedetto 
nel pofTcffo della Chiesa; leggendofi nel 
Roffi (2) che vi abitavano fin dall' an- 
no 1377. Infatti trovai! in una Pergame- 
na efiftente nell' archivio de PP. Min. 
Conventuali di S. Francesco, già S. Pie- 
tro 5 che nel 1437. vi efifteva ancora 
r Abbate (3) : Jfìd. Xl/i Sub, Eugemo 
IV. Rav. in RefeBorìo Man, S. Alari a 
in Cosmed'm . VenerabiUs in Chrifto Pater 
D' Blajìus a 5. VìBoria Dei ^ & ^plka 
Sedis gratin Abbas 

(1) Fnb. Sag. Mem. P. L p. 245. 

(2) Rub. Hist. Raven. Ltb. VI. 

(3) In Arch. PP. Min, S. Frauchcì Conventual. eid 
An. 1437. Aprii, 8. ». 2. 



X ^7 X 

Tfovafi ancora un altro documento 
prefib r archivio segreto della Comunità 
di Ravenna ali* anno 1441. in cui (1 legge : 
ad noflram miserh prasentìam Oratores Re* 
'verendum Patrem Dominum Blajìum ^ba^ 
tem Spiritus SanBì (yc. (i) ^ dalle quali 
parole apparisce , che la vicina Chiesa 
dello Spirito Santo era anch* efTa a quei 
giorni in potere de* PP, Benedittinì. 

S* ignora il tempo, in cui perdeffero 
poi il poffeflb dì cotefta Chiesa. E' cer- 
to che finora non fi è ritrovato verun 
altro Abbate Clauftrale , pofteriore al 
suddetto Blafto dì j. Vittoria y che vi pre- 
cedeva nel 1441. 

11 Card. Befldrione Trapezunzio , detto 

il 

(f) Ex Arch, Sea: Comun. Raven. Capitoli fra la 
Citta di Ravenna , e la Repubblica di Venezia An. i44i« 
Marf, xo. 



)(p8X 

Cardinal di Nìcèa , fu il primo che la 
godeffe in Comenda , conceffagìi da Eu- 
genio IV. 5 effendofì fino a tempi noftri 
pofleduta dagli Abbati CommendatarJ , 
fra i quali non devo paffare sotto filen- 
zio il noftro Cardinale Cesare Rasponi , 
che nobilmente nftavrò, e ornò di pit- 
ture detta Chiesa, offia in oggi Oratorio. 
Venendo poi alla descrizione del suo 
antico musajco, non mi allontanerò da 
qusllo eh* espongono (i) il Koffi, il Fab- 
bri , il Ciampini , e da ciò, che mirafl 
presentemente. OfTervanfì adunque nella 
cupola alcune immagini , per le quali 
fì è creduto da alcuni gravi Autori, che 
gli Ariani ed fiCrflèio qucfta Chiesa ad 
uso di Battiflcno . 11 Koffi peto atiri- 

buen- 



(l) R.fih. Hìit. Ravcrt. L't^h III. pa^. 170 F^L S^g^ 
Mem, P.I. p, 245. Ctamp. f'efo Mjuhiv, Part» x. Lap.X» 



)C 99 X 

buendo V opera di quefto musajco ali* 
Arcivescovo S. Agnello, dopo di aver 
purgato quefto Battifterio dall* Ariana 
empietà , come fi è indicato di sopra , 
fi oppone a quefto penfiere; benché fiat 
potrebbe, che il detto Santo Arcivesco- 
vo abbia consacrata la Chiesa al rito 
cattolico, e che, ciò non oftante , il 
musajco vi fofle ftato fatto precedente- 
mente dai Goti . in mezzo al catino 
viene rappresentato il Salvatore ritto in 
piedi , per la metà immerso nel fiume 
Giordano, fimboleggiato colla figura di 
un Vecchio venerando , con al fianco 
un vaso, da cui versa acqua. Sopra il ca- 
po del Salvatore vedefi lo Spirito San- 
to in forma di colomba , diffondendo 
raggi, e splendori. A finiftra del Reden- 
tore ftà S. Giovanni Battifta , che gli 

2 tic- 



X looX 

tiene la deflra mano sul capo, denotan- 
do forse con ciò V uso antico di confe- 
rire il batttfimo per immerfione; poiché 
il Sacerdote poneva appunto la mano 
sul capo del battezzando , tuffato nelT 
acqua fino al petto , e comprimendolo 
leggiermente gli dava cenno di appiat- 
tarfi tutto sotto dell* acqua , e così per 
tre volre immerso , e subito rialzato 
compivafi la cerimonia dell' immeifio- 
ne, come parlano (i) Giuseppe Viscon- 
ti, il Casali, ed altri. Al disotto din- 
torno al circolo della cupola fi mirano 
r effigie de* dodici A portoli , le quali 
al dire del Fabbri (2), furono aggiunte 

dair 

(1) Visconti , /^É" annqtiis Bsprismi tiribus i. IV, 
Cap, 7. , f Z- f^JI' Cap, 2. Casali de Vet. Sag. Cbrtst, 
Rifjòus Cap. 5. 

(2) Fab. ibìd. p. ;45. , & seq. 



X loi X 

dair ArctvesGovo S. Agnello, il che fa- 
rebbe li lev are il contrario al sentimen- 
to del RofTì, cioè che fofTe opera degli 
Ariani il refto del m usa jco, comprovan- 
te con ciò r uso dì quefto Battifterio da 
effi formato. Ciascuno de* Santi ivi es- 
preffi tiene in mano una ghirlanda di 
fiori , come corona della gloria , eccet- 
tuati i Santi Pietro, e Paolo, Principi 
degli Apoftoli,il primo de* quali tiene 
le chiavi , e T altro due volumi , de- 
notando con ciò in quello la suprema 
pontificale autorità conferitagli da Cri- 
fto di suo Vicario in terra ; in quefli 
r ammirabile sua dottrina . 1 suddetti 
due libri sono di forma lunga , e orbi- 
colare , conforme all' uso, che gli anti- 
chi avevano, di scrivere in carte che av- 
volgevano poi ad un ofib^ o legno on- 
de 



)( IO! X 

de i latini a volvendo gli addimand^ro- 
no Volumina . E' degno altre^^ì di rifles- 
sione che S. Pietro è collocato alla fini- 
ftra, e S. Paolo alla deflra , come os- 
servali in altre pitture antiche , e ne* 
piombi appefi alle Bolle de* Pontefici . 
Su di ciò discorre dottamente il noftro 
S. Pier Damiano (i), in una sua epi- 
fìola a Defiderio Abbate di Monte Cas- 
sino intitolata: Cut Paulus ad dexteram 
Petrus ad finiftram in pi6iura ponatur , e 
fra moderni i Cardinali Baronie, e Bel- 
larmino, quali tutti affegnano molte ra- 
gioni, per cui S. Pietro, sebbene come 
Capo della Chiesa è maggiore di S. Pao- 
lo , venga però nelle antiche immagi- 
ni , e pitture collocato alla fmiflra : la 

più 

(i) Per. Damian. Tom. I. Uh. 2. ep. 16. Baron. in 
Cnoc, l>Acen. Ballar. Tom. L l'tb. r. de Rem. Pont. cap. 27. 



X W3 )( 

più letterale forse è quella , che prefTo 
gì* antichi , come pur oggi alcune na- 
zioni ofTervano, la finiftra parte era più 
nobile della deftra , onde per la ilefla 
ragione in molte figure della B. Vergi- 
ne , e dell* Apoftolo S. Giovanni a pie 
della Croce vedtfi quella della Vergine 
alla fi n i ftra , come a parte più nobile, 
e più degna, come fi è detto. In mez- 
zo ai suddetti due Santi A portoli evvi 
effigiato parimenti in musajco un sagro 
trono 5 o vogliam dire Altare, figura- 
to, coperto di preziofi ta peti, su di cui 
evvi eretta una <^ roce gemmata, giufta 
il cofiume de* noftn Maggiori, come no- 
tò il dott ffimo Padre Abbate Sarti Ca- 
maldolese nella sua erudita Disertazio- 
ne (i;. Da qucfte antiche pitture di so- 
pra 

{ij De Cusula d^ ptka p. 35. 



X X04 X 

pra I20Ò. anni, contro V empietà degli 
Eretici chiaramente fi prova quanto fia 
antico nella Chiesa V uso degli Altari, 
e delle sagre Immagini • Pregìevole è 
quefto musajco oltremodo per la sua an- 
tichità, per quello che rappresenta, e 
perchè conservato senza minimo detri- 
mento • 



Chh' 



chiesa ài S» j4gata Maggiore . 



D 



obbiamo T edificazione di cotefto 
Tempio 5 detto di S* Jìgata Maggiore (i) ^ 
a diftinzìone di un* altro minore , che 
anticamente ritrovar fi dovea in Raven- 
na (2)5 a Gemello, nel tempo dì S. Esu- 
peranzio, immediato succeffore di S. Or- 
so. Siccome la pietà di queflo S. Arci- 
vescovo Siciliano fece un* ampia dona- 
zione de* fondi , che teneva nella Sici- 
lia, alla Chiesa Ravennate, elTendo poi 
flato coflume de* succeffivi Arcivescovi 
di tenere colà un Miniftro col titolo di 
Vicario , o Prefetto , il sopranominato 
Gemello ritrovandofi Prefetto del Patri- 
zi mo- 

(1) Fab. Sag. Mem. p, 62, 

(2) Greg. M. L. XI. epist, 4, 



)( io<r )c 

monlo in quel!' Isola per la Chiesa dì 
Ravenna (i), fondò quefto Tempio, e de- 
dicandolo alle due Sante Agata , e Lu- 
cia Vergini 5 e Martiri Siciliane, fu ulti- 
mato circa Tanno 417. Conta dunque la 
sua fondazione T antichità di circa 1400. 
anni. Non mancano documenti, coi qua- 
li provar fi pofTa che quella Chiesa fos- 
se prima un Monaftero , fra quali unO' 
riferito dal noftro idorico Roffi (2) del 
1018.; ed è una donazione dell' Arcive- 
scovo Arnaldo 1' anno 1018. , in cui con- 
cede a Pietro Diacono della Chiesa di 
Ravenna il Mona fiero di i. jigata Mag- 
gtofC'^ come pure T altro del \v6g* P^-s- 
so Taichivio de* Canonici di Ravenna (3), 

in 



(1) Rub. Hi^t, Rav, Lib. IL pag, pò.. 

(2) Id. ib. Ub. 5. 

(3) Ex TabuL Cafiofùc» Raien. Ari, i\6^. Jul. io* 



X 107 X 

in cui espreffamente fi nomina MofJnfle" 
r/um S. Jìgata majoris'j per lacere di al- 
tre Scritture antiche^ che ne fanno men- 
zione . 

Ritrovo altresì che in detta Chiesa vi 
era un Personaggio hcclefiaflico chiama- 
to Leone ^ a cui fi dà anche il titolo di 
Cardinale , forse perchè Canonico della 
medtfima; filante che fimil titolo davafi 
alli Canonici , come rilevafi dal tefta- 
raento di Pietro Duca del 1132. (i). 

Due altre C>hiese denominate di S. /^ga- 
ta ritrovo in alcuni documenti riferiti 
dal diligente , ed erudito Conte Marco 
Fantuzzi 5 nella sua Opera de' Monu- 
menti Ravennati (2) . La prima appel- 

p 2 lava- 



(1) Ex Capsa B. n. ^i^^* Archìv. Archiep. An. 1132. 
O^ob, IO. 

(jj Fantuzzi Monum, Ravc!?. Tot?}, I. p. ipS. 



X io8 )C 

lava fi di S. Agata Martire . . . alio lat. 
juYts Mon, Sete ^gathe Martyrts^ q, voc, 
phulay et a rd'tquìs duobus latcribus pla^ 
tea public a juris Sete vre Rav. Eecle An^ 
5)78. La seconda di S. Agata di Merca- 
to (i) : Injìmm. retiovat. D. Dni Guido- 
fìis a Motu S, Apolenarh novi de Rav. 
de pluYtbus spattìs ter» pojtt. in guait» S. 
Michaelis in Africisco pvope Ecclefiam San- 
8e Agaths de Mercato et Jndronam qua 
itur ad Ecclefiam SanBi Stefani de Mer- 
cato^ et ipsa Ecclefia An, 1370. 

Neir opera iftefla del Fan ruzzi (2) leg- 
gefl . . . prope Ecclam Sce Agathe mart'nìs 
q. V. majoris inter afin, de omnibus q. suph 
ab uno lat. poj/ìd. nos ipfi petitores ab alio 

ìat. 

(i) Jd, Tom, IIL pag. 277» An. 1370. p(tg» 324.. 
An. 1332. 

(2) Id. p££. zìi. Atì. pSz» 



)( ^°9 X 

lat, E cela Sce ^gathe majorhj et JÌndvo- 
nellam que pergh ad plateam publtcam seu 
a temo lat. platea publica q. pergìt ad 
portam Urficinì atque a quarto lat, alta 
platea que pergh ad chculum juxta Scam 
Mariani q. v. in Cartulario. An» ^82» 

Abbiamo rilevato, che il Tempio di 
S. Agata Maggiore fu Monaftero nel 
1018. 5 come dal sopracitato documento 
del RofTì : nell' altro riferito dal Fantuzzi 
nomìnafi Mona fiero la Chiesa di S. Aga- 
ta martire, detta , /?/V«/^3 che conduceva 
alla Fiazza pubblica , anzi eravi confi- 
nante: nel succeffivo documento del ^82., 
che la Chiesa di S>A gata martire chia- 
mavafl maggiore ^ e avea il sopracitato 
medefimo confine della Fiazza pubblicai 
dunque sembra che quefta Chiesa di S, 
*Agata Maggiore fia tinum & idem coli* 

al- 



)( Ilo X 

altra denominata di 5. Jgata tnanhei 
detta p'nula j e che realmente non vi 
fofTe che T altra detta del Mercato, Lascio 
però che ciascuno giudichi come crede. 
Venendo poi al primario oggetto del 
musajco, dirò, che quefta Chiesa è com- 
porta di tre X>avate softenute da venti 
colonne di granito, di cipollino, e gre- 
co . La Tribuna era coperta di antico 
xnusajco rappresentante il divin Salvato- 
re ritto in piedi in mezzo a due Angio- 
li, il di cui disegno può vedeifi prtfTo 
il Ciampini (i) , avendoci egli con ciò 
lasciato un Monumento, il quale sareb- 
be perito senza meno, colla caduta che 
ìqcq la vo'ta li II. di Aprile del id^SS., 
per il terremoto accaduto in quel tempo. 

Chie- 



di) Ciampini Vcf. Mohum. F. I. cr^p. 20. p. 184. 



X I" X • 

Chiesa di 5» Giovanni Evengelifla^ 

jLJ a una burrasca dì mare dobbiamo 
ripetere indirettamente Y origine di co- 
tefla Chiesa di S. Giovanni Evangelifta, 
Allorché Galla Placidia Augufta ritro- 
vavafi in Coflantinopoli coli' imperator 
Valentiniano suo Figlio, e Giufta Grata 
Onoria parimenti sua Figlia ^ volle con 
queftì trasferirli in Italia . Sorpresa in 
mare da una terribil tempefla^e trovan- 
dofi in manifefto pericolo di naufragrio 
fece voto all' Apoflolo S. Giovanni di 
erigergli un Tempio se salva y e libera 
fofTe pervenuta a Ravenna, allora sede 
dell' Impero. Fu esaudita; ed elTa fede- 
le alla promefla, ficcome Principeffa di 
santa vita, non mancò di subito erigere 

que- 



X li^ X 

quefta Chiesa al S. A portolo, che vifi- 
bilmente fu da lei veduto placar le on- 
de minaccievoli , e abbonacciare suU' iftan- 
te il furor dell* acque. Ciò succede 1' an- 
no 425. , eflendo Arcivescovo di Raven- 
na S. Giovanni primo di quefto nome. 
Fu edificata preffo il Giardino di Aure- 
liano (i). L' Agnello afferisce (2) , che 
la Tribuna era tutta ricoperta di mu- 
saico 5 che andò perduto infieme con 
molti altri preziofi ornamenti . In oggi 
nuir altro v' è rimaflo che un piccolo 
avanzo di musajco , opera credefi dell' 
ottavo, o del nono secolo, rappresentan- 
te la tempefta del mare, e il voto fatto 
al Santo, in varj pezzi disgiunti , i qua- 
li presentemente reftano fermati al muro 

nel- 



(1) Rub. Hisf. Raven. pag. lOI. 

(2) Agncl. P. L fag. ij:., e pag. 287. 



X "3 X 

nella Capella di San Bartolomeo. Sa- 
piamo dal Fabri (i) , che quefto mu- 
sajco efifteva nelle pareti di detta Chie- 
sa . Dietro le traccie di Agnello 3 che 
mette la Tribuna fregiata tutta di mu- 
saico (2) 5 e del Fabri , che fa la descri- 
zione di ciòcche in quella rappresenta- 
vafi 5 descriverò quanto queft* ultimo 
Scrittore ci espone . Nel mezzo della 
Tribuna vedevafi, die' egli 5 effigiato Te- 
terno Padre in atto di porgere un libro 
a S. Giovanni con sotto il nome suo 
SaVéBus Johannes Evangelifla ^ e dalle par- 
ti un mare irato con due navi combat- 
tute dai venti, e il Santo Apertolo tran- 
quillante il mare^ e aggiunge, che vi fi 
vedevano anche sette candelieri, ed al- 

q cuni 

(i) Fab. Sag. Mem. P. 1, pag. 204. 0" seq, 
(2) Agnel. ibìd. 



X "4 X 

cunì altri miflerj della ApocallfTe. Eran- 
vi oltreciò i Ritratti di Coftantino, Co- 
flanzo, Valentiniano 5 Graziano, e degli 
altri Principi della famiglia Cesarea , e 
vi era scritta la memoria del voto: Gj/- 
la Flacìd'nt ^ugufla prò se , et }}s omnibus 
"jotum solvh ; dei quali Ritratti cinque 
per parte ftavan su 1' alto della Tribu- 
na; cioè a mano deftra quelli di Coftan- 
tino, Teodofio, Arcadio, Onorio, e Teo- 
dofio il giovine, e alla finiflra quelli di 
Valentiniano, Graziano, Coftanzo, Gra- 

iano Nipote, Giovanni Nipote, e sotto 
ogni uno di efTì erano i nomi loro, cioè 

sotto ai primi tu e sotto ai secondi 



■7 



D. Cotìfìanthius 
D» Tkeodofìus 
D. jYcadtus 
D. Honorìm 
Ihco ofius Nep, 



D. Valenthììanus 
D» Grat'fanus 
D. CoTijìafitius 
Cratiatms Nep* 
Joannes ^ep. 



X "5 X 

Slmilmente nella parte inferiore (lava- 
no quattro altre immagini , cioè due a 
mano delirale due alla finiflra sotto le 
quali leggevafi 
D. N, Theodufius D* N, ,y4rcadlus 
D. N. Eudocia D. N. Eudox/a Aug, 

E a pie di tutte erano scritte quefte pa- 
role : Confirma hoc Deus quod operatus es 
in nobìs a tempio SanBo tuo^ quod efl in 
Hkrusakm : tibi ojferent Reges munera.'Sel 
mezzo poi della Tribuna era I immagi- 
ne di Dio sedente in maeftà con inter- 
ne dodici libri chiufijccon la seguente 
memoria della edificazione della Chiesa. 

San6lissimo oc Beatissimo Jobaìtni Evangelistae 

Galla Placidia Augusta 

Cum suo jìlio Placido Vaìentiniano Augusto 

Et fili a sua Just a Grata , Hunoria , Augusta 

hiberationis maris votum solvit. 

Sotto alle quali parole flava l'imma- 

q 2 gine 



X "^ x 

gìne del Redentore, tenente un libro 
aperto in mano , ove leggevanfl le pa- 
role regiftrate in S. Matteo : Beatf w/- 
semordes quontam ipsì mìserkordiam con» 
sequentury e in ultimo V effigie deli* Ar- 
civescovo S. Pier GrisologOj in abito di 
celebrare la Meffa • 

I Monaci di S. Benedetto ufficiarono 
anticamente per varj secoli cotefla Chie- 
sa; indi passò in Commendale neli* anno 
I45p. col permefTo di Papa Pio IL fu 
concefTa ai Canonici Regolari del Salva- 
tore, che fino a quefti ultimi tempi l'han- 
no goduta col Monaftero, e coi Beni. 

II Fantuzzi nella citata sua Opera (i) 
riferisce un documento in detto anno, da 
cui nlevafi , che detto Monaftero di S. 
Gio. Eva ngel irta era unito alla Congrega- 
zione Lateranense. Cb/C' 

(i) Monum, Raven, T. ///. pag, ^60, 



)C "7 )C 
chiesa de Santi Nazarìo, e Celso. 



E 



notissima la pietà criftiana dell* Im- 
peratrice Galla Placidia , figlia di Teo» 
dofio 5 e di Galla Augufli , e moglie 
d* Ataulfo Re de' Goti, indi dell* Impe- 
ratore C'oftanzo Augufto , collega dell* 
imperio ad Onorio, da cui ebbe, e par- 
torì in Ravenna Valentiniano ili. che 
in età di sette anni fu dichiarato Impe- 
ra tor di Occidente. Molti sono i Tempj, 
che con somma magnificenza edificò e 
fuori, e in Ravenna medefima, cioè la 
Chiesa di S. Giovanni Battìfla il Pre- 
cursore colla direzione dì Baduario Pa- 
trizio Ravennate, circa V anno 440., uf- 
ficiata dalli PP. Carmelitani ; di S. Gio, 
Evangelifla nel 425.5 in adempimento 

del 



X ii8 X 

del voto fatto da lei nel timor del nau- 
fragio venendo da Coflantinopoli a Ra- 
venna, come abbiam detto parlando del- 
la Chiesa del Santo Evangelica Giovan- 
ni, e oltre molte altre nelle campagne 
per comodo dei Fedeli, quella di Santa 
Croce in oggi Parrocchiale, e quefta che 
dedicò ai Santi Nazario, e Celso anch' 
effa circa Tanno 440. , secondo il RofTì 
(i), ma non secondo Leandro Alberti , ed 
il Biondi, che la vogliono dedicata a S. 
Gervafio, e Protafio, deftinandola la pia 
Imperatrice al suo Sepolcro. Vi 11 am- 
mirano cinque urne sepolcrali di bianco 
marmo. La maggiore è collocata nel mez- 
zo dietro V Altare , ove giace il di lei 
cadavere, come attefla 1' Agnello (2), 

e con 

(i) Rub. Hist. R^v. Lib. 1. /in. 44. 

(i) Agoel. P. /. p. 287. Spreti Hisr. Rav. P.l. />. p. 



X 11^ X 

e con luì lo Spreti , il Ferretti , e il 
RofTì 5 il quale narra che nel mese di 
Maggio del 1577' vi fi abbrucciarono le 
vefli 5 e il corpo della suddetta , per 
avere alcuni Fanciulli, moflì da incauta 
curiofitàj introdotta una fiaccola in un 
pertugio dell' Arca , la quale è di ala- 
baftro, supponendo alcuni, che fofle co- 
perta di lamina d' argento o d' altra pre- 
ziosa materia. A mano deftra vi è l'ur- 
na, ove è sepolto r Imperatore Onorio, 
alla iiniftra Y altra ove giace Valentinia- 
no IIL 

Due più pìccole incartonate nel mu- 
ro lateralmente alla porta , di marmo 
più ordinario , è fama che contengano 
il corpo de' due Aii di Valentiniano,e 

di Onona figli di Galla Flacidia. Sulla 

qua- 

edh, Rav. 17 PI. Ferretti Ruk L. Ih O" llL an. 435» 



X lao )( 

qualità de personaggi sepolti nelle quat- 
tro urne , non vanno d* accordo alcuni 
Scrittori , cioè (i) il Traversari , Lean- 
dro Alberti , il Roffi , ed altri; ma abbia- 
mo una erudita Diatriba del C hiarifTimo 
noftro Conte Ippolito Gamba Ghiselli, 
la quale dà molti schiarimenti su tale 
oggetto • Affai cose potrei qui aggiun- 
gere relative e a Galla Placidia , e al 
picciol Tempio, e ai Sarcofagi; ma fìc- 
come non è mio impegno di darne mi- 
nutamente la Iftoria , chiunque vorrà 
meglio erudirli, potrà leggere li surri- 
feriti Scrittori , e principalmente il no- 
ftra Fabbri (2), da cui in gran parte ho 
ricavato le presenti notizie . Io verrò 

dun- 

(1) Traversar! Ambrogio Lib. XIII. eptst. 3. e nel 
suo Odepetico p. 50. Leandro Alberti. Rub. ibid, 

(2) Fabri . 



X i^i X 

dunque alla descrizione del musajco, che 
anche al dì d* oggi ammirafi in quefta 
Chiesa de' Santi Nazario, e Celso, poco 
diftante dalla famosa Bafilìca di S. Vi- 
tale ,6 dalla summentovata Parrocchiale 
di Santa Croce. 

La voltarle mezze-lune, e la picelo* 
la cupola quadrangolare , che sorge in 
mezzo air edifizio, tutto rimane coper- 
to di pregevoi musajco. Scorgefi nella 
soffitta una croce in mezzo di un Ciel 
/Iellato, e attorno ad efTa i Santi Evan- 
gelifti , figurati con nue* fimboli , sotto 
de' quali li vide Ezecchiele ne' suoi 
rapimenti. In ognuno de* quattro muri 
della cupola sono effigiate due intere fi- 
gure in piedi , che sembrano Profeti . In 
mezzo a quefti fta un vaso con acqua 
dentro, e alcune colombe sull* orlo del 

r me- 



)( «2 X 

defimo va^o. Nella mezza-Iona sopra del- 
la porta ofTervafi Gesù Crifto in figura 
del buon Paftore, che conosce, ed acca- 
rezza le sue pecorelle, ed effe moftrano 
di ascoltare la di lui voce. Nella mezza- 
luna sopra r urna sepolcrale di Galla Pla- 
cidia fla parimenti espreffo il Salvatore 
con croce sulla spalla , e il libro degli 
Evangelii in mano; e vicino al medefimo 
vi è una graticola con fuoco sottopofto, 
indi un armario col libro de' Santi Evan- 
geli! . Preffo il Ciampini (i) ne se ponno 
leggere varie interpretazioni. Neil* altre 
due mezze-lune veggonfi due cervi, che 
fi accoflano ad una fonte fra graziofi 
rabeschi, dai quali viene adornata la vol- 
ta^ e il reflante del musajco. 

Chìe- 

(i) Ciampini Vcf, Monum, P, /. cap, 2j. 



X "3 )( 

Chksa di S. Vitale, 



e 



elebre In Italia, e fuori è il magni- 
fico antico Tempio di S. Vitale , che 
forma il decoro della noftra Ravenna, 
e l'ammirazione attrae degl'Intendenti. 
Per venire gradatamente, e in succinto 
a dir qualche cosa di quefta Chiesa, mi 
farò dall' esporre il motivo , e 1' origine 
della sua fondazione. 

Urficino nativo della Liguria (i) fu 
il primo che abbracciaffe la Fede cri- 
ftiana nella Ciità di Genova, e il pri- 
mo che fofTe annoverato fra i martiri di 
Ravenna (2). Medico di profeffione, fi 
converti nel vedere il miracolo operato 

ri da 

(i) Fab. Sac. Mem. P, I. ptig. 355. 
(2) Aug, Calcagnioi in ejus vira» 



da Santo Apollinare , risanando Teda 
moglie del Tribuno, cosa che ad effo 
non era potuta riescìre • Venuto ciò 
a notizia di Svetonio Paolino ^ che per 
r imperatore Nerone governava Raven« 
na con titolo di Vicario, condannò a 
morte Uificino . Titubò quefli alquan- 
to air orrore de' tormenti , come nar- 
ra Santo Ambrogio , dando segno di 
voler far sacrifizio alla Statua di Marte 
(i). La divina providenza dispose, che 
vi il trovafle presente Vitale di patria 
Milanese, nobile Soldato della Coorte 
di Paolino, e che profcfTdva la santa 
Fede cnfliana, (2) convertito dallo fles- 
so Santo Apollinare. Veggendo egli il pe- 
ricolo imminente, che sopraflava alP im- 

pau- 

-■-— I . . -!_ r» ■ -■-.— ■III. . B^ 

(i) Ambr. in Epist. de inven. Ss» Gemasi O* Proift 
(2) Sur. T. 3. in Ss, Cervas. Ù" Prof, j 



)C 1:^5 )( 

paurito Urficino, dì perdere la gloria del 
martirio, urtò il numeroso popolo ivi 
concorsole fattofi ftrada^gli Ci presentò 
inanzi , e animato dallo spirito del Si- 
gnore , Io confortò a cofìantemente sof- 
frire la morte, per indi godere 1* eter- 
na felicità y preparata ai veri fedeli di 
Gesù Crifto. Rinvigorìtofi a tali voci lo 
smarrito spirito di Urficino , deteflando 
il vano suo timore, intrepido, e lieto 
piegò il collo al ferro, e volò martire 
al cielo circa V anno 6j. della sua vi- 
ta. Sdegnato oltremodo Paolino, nel ve- 
dere che per cagione di Vitale, non avea 
voluto Uificino sacrificare agi* Idoli, or- 
dinò che ad effo (1 presentafle, e aven- 
do ricusato d' andarvi, lo fece porre sull' 
Eculeo , ma non per quefto egli fi scos- 
se ; che anzi eflendo portato avanti al 

Si- 



X 11^ X 

Simulacro dì Marte, perchè T adoraffe, 
insultò, e schertì quel falso Nume, da 
intrepido seguace di Criflo . Inviperito 
il Giudice ad iftigazione ancora di un 
Sacerdote di A polline, lo condannò ad 
elTere precipitato in una profonda fofla, 
sopraponendovi terra , e saffi, ove rima- 
se martirizzato, e sepolto. Lasciò Vita- 
le dopo di sé la moglie di fingolare pie- 
tà, per nome Valeria, unitamente a due 
figliuoli Gervafio, e Protafio, che segui- 
tarono anch* effi le gloriose pedate del 
Genitore nel martirio; ficcome la Madre 
ancora lasciò da forte la vita sotto i 
tormenti in Milano , per non aver vo- 
luto sagrificare al Dio Silvano (i). 
La pietà degli antichi Fedeli erefle 

una piccola Chiesa nel luogo ifle(ro,ove 

fu 



(r) Pit. Dà'iXì. Serm. L de S, VitaL 



X 1*7 X / 

fu martirizzato Vitale. Allorché poi venne 
liberata Ravenna dal dominio dei Goti 
Ariani , per onorare vieppiù la memoria 
del Santo Martire , fu dato comincìa- 
mento alT edificazione di quefto magni- 
fico Tempio, che ora ammirafi , e del 
quale saremo per descrivere gli eccel- 
lenti musajci 5 principale noftro scopa, 
dicendo in prima qualche cosa della sua 
interna meravigliosa ftrurtura (i). L' irto- 
rico Agnello vuol fondata quefta Bafilica 
da Giuliano Argentano , unitamente a S. 
Ecckfio noftro Arcivescovo, circa l'an- 
lìo 534' 5 e consecrata da S. Maflìmiano 
parimenti noflro Arcivescovo , verso la 
metà del secolo VI. Ma chiunque vo- 
glia p'u precisamente erudi rfi circa 1' o- 
rigine,eil modo di cotefta fondazione, 

pò. 

(i) Agnel. £/^. Ponr. P. IL pag. ^8. & pag. ^4' 



)( 128 )( 

potrà leggere ciò , che ne scrivono dif- 
fusamente il Roffi, e il Fabbri (i); non 
eflendo mio intento di qui tefferne a 
lungo le memorie , ma di darne sem- 
plicemente una qualche idea. 

Gotica è r architettura, di forma ot- 
tangolare con due ordini di colonne di 
marmo greco, ven rotto delle quali nel- 
la loggia superiore softengono la gran 
cupola, ed altre dieciotto al di sotto della 
Chiesa medefima , con otto grandiffiml 
pilaftri , ricoperti di tavole di prezioso 
marmo, di afFricano cioè, di serpentino, e 
di greco, come lo sono pur anche i mu- 
ri sotto le volte, all'intorno. Pregievo- 
le fi è eziandio il pavimento del corpo 
della Chiesa elegantemente laftricato di 
vi fimi- 



(i) Rub. L. 8. 3. afì. 52tf. Fab. Sag, Mem, P, J. 
P^g' 355- ^! ^^3'- 



X ^^9 )( 

iìmlle materia , cioè di bianco , e nero 
orientale, e di verde antico. Entrando 
nel Presbiterio , laftricato anch* eflb di 
riguardevoli marmi , ammiranfi quattro 
colonne pregievoliffime, due per ogni la- 
to 5 tre delle quali sono di belliflimo verde 
antico tutte di un pezzo, e l'altra, che 
refta a mano finiftra nell' entrare affai 
filmata per il suo gran valore, poiché 
veggonfi in effa con meraviglia ciò, che 
ha saputo produrre la natura , con pie- 
tre preziose di varie sorti, di porfido, 
ofite, diaspri, carbonchi , calcedonìi, ed 
agate. Di quefta scrive Leandro i\lberti 
Regiojie XIV. Io poffo dire con verità^ che 
non mai ho 'veduto la ftmile in Italia , o 
fuori che fia di tanta preziojttd. Hanno 
effe r altezza di palmi romani 21. 4., 
e il diametro di palmi i. 5. Dicefi, che 

s so- 



\ 



X 150 X 

softenefTero anticamente il ciborio, o bal- 
dacchino deir Aitar maggiore . La loro 
bellezza, e rarità viene lodata , e de- 
scritta dal Roffi (i). In mezzo ai vani 
delle sudescritte colonne vi era colloca- 
ta ne* tempi addietro una conchiglia ma- 
fina , ma in oggi veggonfi rappresenta- 
ti in vaghifllmo marmo parto due baffi 
rilievi, uno incontro all' altro, con due 
putti, ed un serpente, per cui vien fi- 
gurato Esculapio, Dio della cieca Gen- 
tilità , formando due somigliantiffimi tro- 
ni di Netunno , i quali non è difficile 
il credere pott fiero servire di ornamen- 
to al Tempio eretto a quel falso Nume 
in Ravenna. Opere sono quefte di cosi 
eccellente scultura , che nulla hinno a 

invidiare le opere di Fidia, e di Prafì- 

tèle. 

■I II. 1 ----.- . - - . . -.- ^ — ■ — . ■ — — « 

(i) Rub. Ltù. Ili, an» 54<J. 



X iji X • 

téle . Ne abbiamo una bella ìnclfioné 
fatta da Sìlvcftro da Ravenna fin dall' 
anno 151^. , e ultimamente imitata poi 
dair altro noftro rinomato concittadino 
Benedetto Eredi , che di bel nuovo la 
incise , e ne adornò V erudita Diserta- 
zione , con cui il Chiariffimo V.Jacopo 
Belgrado (i) illuftrò qucfto Monumento 
pagano ; lodato anche molto ne' suoi 
gierolifici dal famoso D. Francesco Co- 
lonna (2)5 sopranominato Polifilo nella 
enigmatica sua H'tpnerotmachia . Sopra- 
pofti lateralmente alli due succennati 
troni fi veggono due bufti di marmo 
bianco, uno rappresentante S. hcclefìo, 
r altro Giovanni iX. Arcivescovo di Ra- 
venna 5 a cui molto deve T ordine Be- 

s 2 ne- 

(i) Disert. ne Saggi della Soc, Let, Rav, T. Il* 
(2) i, VJU, cap. 5. 



X 151 X 

nedettino , come rilevafi dall' iscrizione 
riferita dal Fabbri (i), e da quelle più 
precisamente sottopode, che leggonfi an- 
che al dì d* oggi. 

^ Veniamo ora a ragionare dell' anti- 
chifTimo, e bel musajco , che adorna i 
muri del Presbiterio, del coro, e della 
gran tribuna (2). Ne' quìndici circoli, 
che reftano sul principio del Presbiterio 
xì sono esprefTe le effigie del Salvato- 
re, de* dodici Apoftoli, e de* Santi Ger- 
vafio, e Protafio, figli di S. Vitale. Sot- 
to alle cantorìe ftanno espreffì i tre Sa- 
crifizj dell' antica legge. Dalla parte dell* 
epiftola mirafi il Sacrifizio di Abele, che 
colle mani alzate tiene un* agnelletto, 
e quello del gran Sacerdote Melchisedec- 

co, 

(l) Fab. Sag. Mem. P. 1. pag. ^60. 
(;} Cirtmp. Vet. Monum. P, IL cap. p, 



X 133 )C 

co, che offre ali* Altiflìmo sulla mensa 
il pane, e il vino. Dalla parte oppofta 
vi fi rappresenta A bramo in atto di sa- 
crificare il proprio unico Figlio Isacco* 
Vi ù cfiTcrvano pur anche i tre Angio- 
li allc^ggiati da A bramo ,3 cui predifTe- 
ro, che gli sarebbe nato un Figliuolo 
da Sara , la quale fta su la porta , in 
sembianza di riderfi di una tal predizio- 
ne. Neir iileffo lato refla eziandio ef- 
figiato Mese quando per quaranta gior- 
ni (i trattenne sul monte a ricevere da 
Dio le tavole della Legge; vedendofi 
appiè del monte medefimo i suoi segua- 
ci , che aspettano il di lui ritorno. Di- 
rimpetto fi scorge r ifieflb Mosè allorché 
mena al pascolo le pecore di Madian suo 
Suocero, e quando fi avvicina al mon- 
te Orebbe per vedere il roveto ardente. 

Evvi 



X 154 X 

EvvI espreflb parimenti Mosè, allorché 
fi scioglie i calzari , giuda il comando 
fattogli da Dio , figurato nella mano , 
che esce dal Cielo . Da una parte , e 
dair altra di dette cantorìe sono rappre- 
sentati i due Profeti Isaia , e Geremia , 
e più in alto i quattro Evangelifti, ve- 
dendofi la volta del Presbiterio tutto 
adorna di varj rabeschi , e altri orna- 
menti • Nel concavo della tribuna mi- 
rali il Salvatore , che ficde in mezzo su 
di un gran globo , con due Angeli ai 
fianchi: dalla parte deftra S. Vitale, che 
riceve la corona del martirio, e a fini- 
ftra S. hcclcfio noftro Arcivescovo, aven- 
te in mano il modello della presente 
Chiesa da efTo edificata infieme con 
Giuliano Argentario , come fi accennò 
da principio. Sono da notarfi particolar- 
mente 



X 135 X 

mente quelle porzioni, o riquadri dì mu- 
sajco dei muri laterali sotto il concavo 
della tribuna, ove da una parte fta ef- 
figiato r Imperator Giuftiniano^con Cor- 
tigiani, e Soldati, e dalla parte oppofta 
Teodora di lui moglie colle Matrone 
di suo corteggio. L* uno, e 1* altra por- 
tano in mano un vaso, che sembra in- 
dicare le offerte da cffi fatte a quefta 
Chiesa . Vicino ali* Imperatore vedcfl 
S. Maflimiano noftro Arcivescovo con 
due sagri Minìftri , indicandoli con ciò 
la consagrazione di quefta infigne Bafi- 
lica fatta dA\o ftcflb S. Prelato. Quefti 
due riquadri di musajco hanno sommini- 
flrato materia da scrivere a diverfl Auto- 
ri , illuftrandoli con erudite offervazioni • 
Incontro ali* Altare di vS. Vitale rap- 
presentato in una Statua grande al na- 
tura- 



X ^l6 )( 

turale di marmo bianco, con due An- 
geli 5 evvi un pozzo sopra il fiio della 
foffa , ove fu sepolto, e riposa al pre- 
sente il di lui sacro corpo , secondo 
r antica tradizione (i). 

Le iscrizioni antiche, e moderne, che 
poffono intereffare , e aver relazione a 
tutto ciò , che da me in compendio è 
qui ftato espofto , fi poflbn leggere nel- 
la mia Opera delle iscrizioni Ravenna- 

ti (2). 

Chte- 



(i) Beltrami Forest. ists. png. 117. , e seq. 
(2) Precisamente nel Tom, L CI, L fng. 162. , * 
nel Tom, li, pag. 258., e seq. 




X ^37 X 
Chiesa di Santa Maria Maggiore. 



D 



evefi al noftro S. Arcivescovo Ec- 
clefio della famiglia antichiflìma de* Pre- 
fetti di Ravenna la fondazione di que- 
lla antica Bafilica di S. Maria maggio- 
re neir anno 541.5 fiiuata nel luogo ifles- 
so ov' era già il palazzo paterno . Ap- 
punto perchè gli Ariani negavano la di- 
vinità a Gesù Crifto, C in conseguenza 
la divina maternità a Maria Santiflìma, 
da qutfto Santo Arcivescovo fu dedica- 
ta alla gran Madre di Dio col titolo di 
Santa Maria maggiore ^ per e Aere la più 
grande ira le dedicate alla Vergine a 
que' tempi in Ravenna. Di tre navate 
è comporto quefto Tempio ^ quella di 
mezzo soflenuta da pilaflroni , e da do- 

t dici 



X 138 X 

dici colonne di marmo greco venato , 
benché il Fabbri ne indichi sedici . 11 sud- 
detto Arcivescovo Fondatore l'ornò col- 
la tribuna a mus^jco, al dire dell* Agnel- 
lo, e del Rori(i), rappresentante l'im.- 
magine della Santiffima Vergine di rin- 
goiare bellezza sul!' alto della tribuna 
medvrfiirja , sotto a cui piedi leggevano. 
quefti verfi 

Virg'tnis ^iila m'tcaf Cbristum quae ceph ab astr'ts 

NuMcius è coelìs Angelui ante fu'it . 

Myuertum verbi Genirrix , et Virgo perer^^sis 

Auctorisque sui facta Parens Domini . 

Vera Magi , cianài , cceci , ìììotì , vifa fatentur 

Culmina sacra Dco àeàiicP Ecclesius . (2) 

Eravi pur anche 1' effìgie del Santo 

Fon- 

(i) rignsl. P. IL p. 38. & seq. Rub. Lib. III. p> 1 54. 
(2) Spreti M'jnurru Rav. Tom. L px 320. n. 3. in 
Koris j Tom. III. p. io. 



)( I3P X 

Fondatore , in atto di offerire alla Re- 
gina ÒQ Cieli 11 Tempio da effo fondato. 
Sì vuole che Y Arcivescovo Pietro IIL 
di quefto nome, cognominato Seniore^ 
eletto r anno 571. , accrescefle quefta 
Chiesa di nuove fabriche , il che argo- 
mentafi da una iscrizione, che già legge- 
vafi nel musajco colle seguenti parole 

Salvo D/ì Papa N. Peno 
Laurentius V. R. Subdiacofius S. R. E^ ^ 

Pirnepositus Fabricae hujus Votum solvit , (i) 

11 tempo, che non risparmia ne 1' an- 
tichità, ne le cose più pregievoli , fece 
sì che neir anno 1550. rovinafle il mu- 
sajco, onde fuori di quel poco, che ne 
troviamo preflb de' noflri Scrittori, nul- 
la sappiamo del musajco perduto. (2) 

t 2 Dai 



(1) Fab. Sag^ Mem, P. I. p. 283. Ò* seq, 

(2) Id. ibid. 



X I40 )( 

Dai Monumenti Ravennati Fantuzzia- 
nì rilevafi (i) che nel iióp, in un pri- 
vilegio di AlefTandro IH. a favore de' 
Canonici Cardinali di Ravenna vengo- 
no nominate molte Chiese di loro giu- 
risdizione, e fra le altre il Monafterìum 
S. Maria Majom. Nel 1273. cotsfta Chie- 
sa era di giurisdizione de' Conti di Ba- 
gnacavallo , nel 1370. di jus patronato 
de' Polentani : in oggi è Parrocchiale . 

Cbk- 



(i) Fantuz. Monum. R/tv. T, II. p. 138. ». LXXIII. 
& T. III. p. 304. n. CXXXJII. 13., Ó- iùid. p. 282. 



X 141 X 

Chiesa di S, Michele in Aphricisco . 



E 



noto 5 che fin dai primi tempi 
del criiliantfimo nacque nei Fedeli la 
riverenza , e la divozione al Principe 
della celeftiale milizia S. Michele Ar- 
changelo : Cuflode egli della Sinagoga 
ebrea 5 vuoll' efler anche protettore, av- 
vocato 5 e difensor della Chiesa di Ge- 
sù Cnfto, Allorché Gelafio I. sedeva nel- 
la Cattedra di S. Pietro Tanno 45^3. (i), 
apparve sul monte Gargano in Puglia, 
e air avviso del Vescovo, a cui P Ar- 
cangelo niedcfimo il rivelò, dedicarono 
i Sìpontìni a suo onore quel luogo, che 
spelonca prima di armenti fu converti- 
to in nobilifllmo Tempio ; e un altro 

poco 

(i) Fab. Sag, Mt^m, P. 1. pag. 285». 



)( 141 )( 

poco dopo Papa Bonifazio, come scrive 
Adone Trevirense, ne erefle in Roma. 
Quefte sono le prime Chiese, che fi san- 
no erette all' Arcangelo San Michele . 
Una però delle più antiche del criftia- 
nefimo fi può dir quella che ne abbia- 
mo in Ravenna , di cui , dovendo de- 
scrivere il musajco, che 1* adorna, ftimo 
opportuno dir qualche cosa sulla origi- 
ne della medefima Chesa. Conta ella 
dunque la sua fonda?ione fin dall'anno 
545. , cioè 52. anni soli dopo la dedi- 
cazione della prima sopra il monte Gar- 
gano, la quale seguì nel suddetto anno 
4P3. (i) conforme narrano le memorie 
Sipontine. Bacauda, o come altri T ap- 
pellano , Baucada , Genero di Giuliano 

Argentario unitamente ad efìb l'edificò, 

quid- 

(i) Ughel. T. IX. VI ^rcbiep. Sipont, 



. X 143 X 

quìdqu'fd d/cat, il summentovato Fabbri , 
a cui non dovea effcr nota T Iscrizio- 
ne antica , riferita dal Muratori (i) , e 
da me riportata nelle mie Iscrizioni Ra- 
vennati (2)^ e che non sembrami inop- 
portuno riferir qui di bel nuovo per f5C- 
tensum^ anche perchè fi rilevi V errore 
preso dal fabbri 5 il quale scrìve ^ eh* 
ciTendo terminata la Chiesa ^ neir anno 
ìftedojcioò nel 545. ai sette di Maggio 
la consacrò S. LJificino, quando realmen- 
te fu consecrata dall' Arcivescovo S. Mas- 
simiano immediato succeffore però del 
suddetto; come fi ha dall' Agnello (3), 

Consecuf't Beneficia ArchaTigelt 

Michaelts Bachauda , Et Julianus 

A 

(i) Murar. CI. V. p. CDXXFI. i. 

(2) Spreti hcr. Kav. CI, 111. p. 320. 2. Tom. I. C^ 
Tom. III. p. 8. 

(3) Agnel. Pont. P, II. p. p^. De S. Maxhntiino, 



X 144 X 

A Fundamenth fecerunt Et De di 

Caverunf Sub Die Non. Maii 

^uater P. C. Bas'tlii Junioris 

Viri Clarissimi Cos. Ina. Vili, 

Annor. C, I2p7. 

Aer. Cb. 545. 

Post Comulafum Basilii V. C. Anno IX, 

Aleffandro IIJ. , e Urbano IV. anno- 
verano fra le Chiese d' antica giurisdi- 
zione del Capitolo Ravennate anche que- 
lla di S. Michele ad F/l^c/sco^ com essi 
r appellano. Ritrovo in varj Monumen- 
ti riportati dal Co. Fantuzzi nella infi- 
gne sua Opera (i), che quefla Chiesa 
ha avuto varie denominazioni , forse per 
corrutela di termini (2) , cioè di ^/r/- 

giscio nel ^44.5 di Filicisco nel 116 g,^ 

di 



(1) Tom. I. pag. 384. j Tom. II. pag. l^p. , C7 
Tom. III. pag. 381. 

(2) Fantuz. Monum. Rav. T. 1, pag. 384. (^ T. 
II. pag. I^p., & T. III. pag. 387. 



)( 145 )( 

di Jfr'fscisco nel iz6^, S' ignora il vero 
senso di quefta voce barbzra , la quale 
non è ne latina , ne greca . Forse avrà 
preso un tal nome dalla Regione , ov' 
è porta, la quale dovea anticamente chia- 
marli Afrlcìsco . (i) Le Croniche dell' 
ordine di S. Benedetto dimoftrano, che 
cotefla Chiesa fu già Monaflero di Mo- 
naci 5 ove era un infigne , e rinnomata 
Biblioteca. Ma ne' succennati Monumen- 
ti Fantuziani leggefi, che nel ^44. era 
Congregazione . . . unam Salam emptam a 
Congngat, B. Mtchaelis arcangeli ^ q, v. 
^fr/gfscloj e nel 116 p, Monafterìum S* Mt- 
chaelis a Filicisco'j e ficcome in queflo me- 
defimo documento, eh' è un privilegio del 
Papa Alessandro 111. a favore de' Cano- 
nici Cardinali di Ravenna, vengono no- 

u mi- 



(i) Antonio de Yupes, «j;. 55)5. p. 2. 



)( l¥ )( 

minate molte Chiese, cioè MonaJferJ ^ ita. 
ì quali quella di S. Michele di loro giu- 
risdizione nel rispettabile numero di ses- 
santadue, ciò mi fa credere, che quefla 
non fofle realmente di Monaci, effendo 
il nome di Monaftero un titolo, che da- 
vafi a molte Chiese ufficiate da Sacerdo- 
ti secolari uniti forse in congregazione. 
Le Chiesa adunque è divisa in tre 
navate. L' antica tribuna è tutta ornata di 
musajco. Nel mezzo vi fi rappresenta il 
divin Redentore in piedi con una lunga 
croce nella mano deftra , e nella finiflra 
un libro aperto ov' è scritto nella prima 
facciata: QfJ vidit me vidit Patrem me- 
am, e nelT altra : Fgo et tahr unum su- 
mus . Ne' due lati fi mjrano due Angeli 
in forma umana , coli* ali a tergo: suli* 
uno a deft.ra kg^tfi Michael j suìl' altro 

Ga- 



X 147 )C 

Gabriel . Sulla fronte della tribuna nel 
disorto, sonovi dai lati i Santi C^osmo, 
e Damiano: Gli abiti, e le fascie, che 
portano, ponno eccitare la curiofirà de- 
gli Studicfi, per rilevare le veftimenta, 
e i cingoli usati in que' tempi nelle di- 
gnità della toga , e della spada . Sopra 
dell' arco in mezzo vedefi G. C. , che 
benedice il libro de' Santi Evangelj: Due 
Angeli gli ftanno uno per parte, con in 
mano una canna dorata . Seguono altri 
quattro alla deftra del Salvatore, e tre 
alla finiftra , ciascuno con una tromba 
in mano in atto di suonare, con ciò in- 
dicandofi i sette Angeli, mentovati nell* 
ApocalifTe , come ne pensa il Ciampini 
(i) , il quale ci dà anche il disegno di que- 
llo ben mantenuto, e fimboiico mu<;ajco. 

u 2 Chie- 



di) Ciamp. Fef, Mo/i. P. 2. cap. 7. 



)( 148 )( 

Chiesa d/ Santo ^pollhare nuovo > 




en a ragione il Panvinio (i) chiama 
il Re Teodorico coi nobilifTimi titoli di 
gloriofifrittio j d'inclito, di vittorioso, 
trinfatore, ed augufto, nato a benefizio 
della Repubblica, cuftode della libertà, 
espugnator delle genti , propagatore del 
nome romano, e infine di clementiflTi- 
mo Principe. Ad efib fi erreflero Sta- 
tue, e s'inciser memorie, meritate dal- 
la grandezza de' suoi penfieri, dalla ret- 
titudine del suo governo. Prototipo ve- 
ramente di un ottimo Principe, benché 
Ariano onorò i Vescovi cattolici , ornò 
di privilegj le due Chiese di Ravenna, 
e Milano , arricchì in Roma di prezio- 

fi- 



(i) Panvin. Uh, de Fastis Rom. 



)( 149 X 

fiflìmì doni la Bafilica Vaticana: magni- 
fico nelle fabriche^ fece condurre fin da 
Coftantinopoli quantità grande di mar- 
mi 5 al dire di CafTiodoro (i) ; in Ra- 
venna opere sue furono la Bafilica di 
Ercole, le Chiese di S. Salvatore , o So- 
lutore , di S. Andrea minore, T Acque- 
dotto (2)5 il Palazzo, il superbo Anfitea- 
tro, ov* era una gran Torre; cose tut- 
te al dì d* oggi diftrutte affatto . Tra 
quefte memorabili cose fatte da Teodo- 
rico in genere di edifizj principalmente 
fi novera il nobiliUìmo Tempio, di cui 
qui imprendo a riferire compendiosamen- 
te il musajco. 

Si è queflo r unico avvanzo della go- 
tica 

(i) Cassiod. Far. lib. I. ep. 6. 
(2) Herman. Contrae, in Chrcn, ann, 501. Canìu 
dut lect, r. I. 



)( I50 )( 

tica grandezza mantenutofi intatto, do- 
po circa Igeo, anni, volendo l'Agnello 
(i), che fosse fatto erigere da Teodorico 
circa il principio del serto secolo. De- 
dicò egli queflo augufto Tempio a S. 
Martino, detto poi in Coelo aureo ^ o co- 
me altri scrifTero,^^ Sacellum ^r/L As' 
serisce il mio Iftorico Spreti , che sulla 
cima di quefto Tempio il summentova- 
to Re avea collocata una Statua di me- 
tallo indorata, e adornata di ricchi fre- 
gi , per cui rendevaiì viftofifTima . Ma 
Carlo magno dopo aver soggiogata quafì 
tutta r Italia, se ne invaghì a segno, 
che pafTando da Ravenna la porrò se- 
co in Francia ; apertamente aflerendo 
di non aver vifta altrove ne la più no- 
bile, ne la più bella. Sotto T imperio 

de' 

(i) Agnel. P. 2. p. 123. f 126. 



X 151 X 

de' Goti servì qnefta Chiesa di Catte- 
drale a* Vescovi di lor nazione , e di 
Setta Ariani , i quali rifiedendo anche 
in altre Città, perchè soliti di rifiedere 
in Ravenna (i), s intitolavano Vesco- 
vi di Ravenna; come appunto s'intito- 
la Giornando Vescovo Goto nella sua 
Storia Gotica . Allorché coftoro furono 
discacciati dall' Italia , il noftro Santo 
Arcivescovo Agnello verso la metà del 
suddetto secolo consagrò quella C hiesa 
al rito cattolico, e vuolfi da alcuni che 
ne adornafTe di musajco le mura della 
navata di mezzo; come fi dirà in ap- 
preflb ; giacché non credo che dispiace- 
rà , eh' io anteponga qualche notizia 
spettante a cotefto grandioso Tempio. 

1 Mo- 

(i) Rub. Hisf. Raven, Lib. Ili, ann, 5<54. 



X 152 )( 

I Monaci Benedittini (i) furono ì pri- 
mi a poflederlo, eflendovi flati introdotti 
in tempo a noi ignoto , come abbiamo 
dal Fabbri , e fu Badìa molto nobile. 
Infeftavano i Saraceni il noftro Littora- 
le, e ficcome nella Chiesa di Claffe fuo- 
ri di Città v' era il sacro depofito del 
corpo di Santo Apollinare, temendo Gio- 
vanni IX. noftro Arcivescovo, che folTe 
tolto da que* Barbari, nelF anno 85(^. , 
fece trasportare con pio inganno del po- 
polo, le Reliquie di altri due Santi in 
quefta di S. Martino , spargendo voce 
effer quello il corpo di Santo Apollina- 
re ; onde fin da quel tempo ù cominciò 
dal volgo a chiamare quefta Chiesa, non 
più di S. Martino , ma bensì di Santo 
Apollinare nuovo ^Xilolo ^ che al dì d* oggi 



an- 



(1) Fab. Sag. Mem. P. I. p. np. Ò' seq. 



X 153 X 

ancor fi conserva . Per molti secoli fu 
abitato il Monaflero da suddetti Mo- 
naci. Neil* opera del Conte Marco Fan- 
tu/zi (i) fi lileva, che il documento più 
antico, da cui ricavar fi pofTa T efiften- 
za in tal luogo di detti Monaci , fi è 
dell* anno ^73. Jn eflb Pietro Duca , e 
Conte, figlio di Severo Conte, col con- 
senso di Aczia ContefTa sua moglie, e 
Lamberto loro figlio, fanno una gran- 
diosa donazione al Monaflero di 5^, ^pol" 
linare nuovo ^ perchè ivi fi flabilisca la 
regola monadica di S. Benedetto , Col 
tempo succeffivo passò in Commenda un 
tal Monaftero . E Silvio Paffarini Cor- 
tonese. Datario di Leone X., e che fu 
poi Cardinale, fu anche il Commenda- 

p; tario 

(i) Fantuz. Monum, Ravenn. Tom. I. pag, 178. « 
XLVni. an, ^-Ji, 



V, 



)( 154 )( 

tarlo di quefta Chiesa. Con autorità di 
quel Pontefice Io concefle a' Frati Mi- 
nori OfTervanti di S. Francesco i quali 
al presente Io godono. (]iò accadde se- 
condo il Fabbri (i), nel!' anno 1514 ; 
trasferendofi i Minori OfTervanti dal pic- 
ciol Convento chiamato di S. Marnan- 
te, efiftente fuor di C irta , a quelto di 
S. Apollinare nuovo, lasciato dai Padri 
Benedittini, ì beni de' quali furono as- 
segnati al Monaftero di S. Paolo di Ro- 
ma, spettante parimenti ai Monaci di 
S. Benedetto; come tftesamente fi leg^^e 
prefic) il Fantuzzi (2) nella indicata do- 
nazione di ì eone X. , sorto l'anno 1515". 
Prima però di tal tempo sappiamo, che 

nel 



(l; F.,b. Sa:J. M :'>?. P. I. pjg. iii. 

(2) fainu2. tbid, T. II. pag. 248. «. CXXXV. an. 



X 155 X 

nel T4^i. (i) vi era Benedetto Superan- 
zio Hvbbate Commendritario, e nel 149^. 
Nicolò Gritti. Dalle bolle, una di Ur- 
bano I V. , e l'altra di Onorio 111. (ì 
conosce, che coteda Badia rimaneva sot- 
to la giurisdizione de* noftri Arcivesco- 
vi , e suoi Canonici. 

E* softenuto quedo magnifico Tempio 
da ventiquattro colonne di marmo gre- 
co venato in due ordini eguali , grofle 
due cubiti, e alte venti , trasportate da 
Coftantinopoli dal Re Teodorico (2). 

Venendo ora a parlare dell* infigne 
musajco, che foima il principal orna- 
mento di un sì grande tdifizio , ricor- 
derò in primo luogo, che la tribuna era 
tutta ornata di musajco, il quale fi per- 

5C 2 dette 



(l) Ih'td. T. tu. pag. ^06. 
(i) Fab. ibid. F. J. pa^. izo. 



X 15^ )C 

dette nel cadere, che efla fece per il 
terremoto accaduto nell* anno 751. nel 
tempo dell* Arcivescovo Giovanni V. , 
e secondo il Bacchini Vi. Leggevanfi so- 
pra r Aitar maggiore quefte parole pa- 
rimenti a opera di musajco: Theodoricus 
Bex Gotborum fundavH batic Ecckfiam in* 
nomine Domini Jesu C brifii . (i) Le mura 
laterali della navata di mezzo fi ammi- 
rano intatte , e ornate di quefto sì bel 
lavoro. A mano deftra neli' entrare lì 
vede la Città di Ravenna disegnata, 
confusamente però, come efifteva in que* 
tempi ; così pure la Chiesa di S. Vira- 
le, e il sontuoso Palazzo, che qui vici* 
no fabbricar ffce 1 i fi fio Teodorico, 
poflo avanti agli altri ed.fìcj^ e indica- 
to 



(i) Ag lel. P IL ^ng, i2j. , e iió. & Fab. S^g, 
Mi^mor. P. I pf!^- 122. 



X 157 X 

to da quefta parola Falatìum scritta in 
fronte della facciata. Fra la colonne de* 
portici del Palazzo ivi espreffo fi ofTerva- 
no alcuni veli pendenti 5 offiano cortine; 
il che ha dato motivo di rlfleflìoni eru- 
dite sì ai noflri , che ad altri eftranei 
Scrittori. 11 Biondi (i) fra gì* altri è 
di parere che in quel tempo non fi usas- 
sero porte alle case, e ciò in vifta del- 
la gran ficurezza, che recava a ciascuno 
la giuftizia, e potenza de* Re Goti. Ma 
il noftro dottiflìmo Dott. Zirardini (2) 
nella sua rinomata opera degli kdrfiy 
profani^ confuta egregiamente quefla opi- 
nione ,6 ci dà inoltre un accurato dise- 
gno del Pala?zo di Teodorico, afTai più 
esatto dell' altro prodotto dal Ciampini. 

Sie- 

(i) B' nd. Di' Indir?. Imp, Dee. J, Liù, 4* 
(2) Zildid. Ldtj\ Prof. Cap. 8. 



X 158 X 

Siegue nel gran musrjco delle pnr^ti do- 
po la Città di Ravenna , e il suddetto 
Palazzo un numero di ventiquattro in- 
tere figure di Santi martiri in piedi, ve- 
ftiti in abito talare, su i quali fi ponno 
fare molte riflefììoni , come anche ne' 
sufleguenti, che verrò descrivendo, per 
la diveifità , e modo di vefiire in que* 
tempi . Ciascuna di tali figure reca ia 
mano una corona, segno della gloria, e 
fra effe sorgono alberi di palma , e di 
fiori, come in un vago giardino. Sul 
terminare di quefi:a deftra parte verso 
il Presbiterio fi vede effigiato il Salva- 
tore in mezzo a quattro Angeli, che 
fiede sovra di un trono in arto di be- 
nedire, e accogliere i suddetti Santi . 

Paflando poi al muro oppofì:o , ofila 
alla parte finiilra ; la prima cosa , che 

cade 



)( I5P X 

cade sotto occhio, (1 è 11 Cartello, o 
Città di Clafle colla veduta del mare, 
e di alcune navi , per denotar il Porto 
vicino, ove rlfugiavafi l'Armata navale 
degli imperatori . Vengono in appreflTo 
ventidue Sante vergini , ciascuna colla 
corona in mano gemmata in fimiglianza 
al musajco dell* oppofto muro ; la pre- 
cedono i Magi in atto di presentare i 
loro doni al Bambino Gesù , che fiede 
in grembo alla B. Vergine, pofta su di 
un trono con due Angeli per parte. 11 
reftante dei muri fino al soffitto refla 
fimilmente coperto dello fteffo musajco 
rappresentante alcuni Santi Padri del vec- 
chio, e del nuovo Teftamento, e nella 
parte piu superiore vai] miracoli opera- 
ti dd Gesù Criftj (i). il muro interio- 



re 



(/) Blund, Dccad. I, Lib, IV. de inclin imp. 



X 1^0 )C 

re corrispondente alla navata di mezzo 
sopra la porta m?ìgg''ore della C blesa era 
ornato di musajco ancor cfTo ; ma \n 
oggi non vi è rimafì-a, che puramente 
r effigie dell* Jmperator Giurtmiano, la 
quale refta ricoperta dall'origano. 

Qusfto maraviglioso mus^jcu della de- 
scritta caduta tribuna, e de* njuri late- 
rali ancora efiftente, secondo 1' Agnello, 
e il RofTì fu opera dell* Arcivescovo S. 
Agnello; non mancando per altro rispet- 
tabiliflìmi Autori , tra i quali Leandro 
Alberti, che ascrivono a Teodorico e il 
Tempio, e il musajco; opinione, che a 
me pure è sembrata, e sembra molto be- 
ne appoggiata. Comunque fìane, un co- 
sì nobile monumento dell* antica noftra 
Città, e principalmente il musajco , è 
riputato dal Biondi il più bello d' Italia , 

e 



X i<?i X 

e penso, chs non sarà discaro a chi leg- 
ge s io qui riferisco ciò , che quefto 
Autore ne scrive. Dice egli dunque: ex 
quo mufivo costerìs ekgantiore ^ qua Italia 
ti Ufi e rei tiovì habeat^ vel vctufti operis ^ 
JuflintanttSy Ó* Theodor a uxor^ & Theocia- 
tus loco inferiori p/8i cernuntur . Ibi in 
parrete y qui efl ad dexteram , Ravenna 
quali s Iheodorici tempore erat in hunc mo- 
dum dep/Ba eft : Fortam auream Claudii 
liberta opus propinquam habent : injìgnem 
Beati Vitalis edem magna ex parte nunc 
integrarne palatium poftea illud superbijfi' 
Tìium^ quod tanta cura^ impensdque Theo* 
doricum exed'fficajje CaJJtodorus sape memo* 
rat^ quale fuerit nunc apparet ^ cujus qui^ 
denty a e aliarum adium , ut in pi8ura su- 
perbiffimarum nullae Jam dia vel minima 
cernuntur reliquia , sed illis in omnibus , 

y ftve 



X 1^2 )( 

five sacYÌs adìbus , ftve porta , & palat'w 
ilhd eft admìrandum , quod ad omnes adì-» 
tus j qui portai aurac , ó* adi S. Vitalis 
bini y palatio auìem quaterni cvant , ncc 
ligtìaCy nec anac^ nec ferrae erant valvae ^ 
sed in ea ^ quam Regum gcntis Gothiccs 
juflitia 5 & potenti a praftabant , scemi ta- 
te ^ cortinula^ ut npparet j aurea ^ quam ve- 
lum apellare consueverant ^ prò va Ivi s^ & 
foribus utcbantur . /;; pariete autem fini- 
ftro Claffcnse Oppidum ^ quale fuerit pi Ba- 
ra iìidicat : quod qu/dem Oppidum tantis 
adificiis ornatum fuijje appant ^ ut ftupen- 
dum fit nulla ipfius fundamenta , nullam 
partem ^ prceter adem SanBi ^pollinaris , 
qua adhuc extat infìgnis^ alicubi inculta ^ 
vepribusque ob/ita^ inveniri. 

Chiunque bramafle di maggiormente 
iflruirfi suir origine , e su gli antichi, 

e 



X K^J )( 

e moderni ornamenti , e pregi di queflo 
rinomatilfimo Tempio legger potrà i no- 
flri Scrittori , e i non pochi eftranei , 
che ne scrifTero; tra i quali il P, Fla- 
minio da Parma Min. Oflervante, che 
nel Tom. II. delle memorie Storiche de* 
Conventi del suo Ordine nella sua Pro- 
vincia di Bologna ne fa una minutis- 
sima descrizione ; non effendo altro il 
mio intento, come più volte accennai, 
che di trascorrere le memorie più rile- 
vanti 3 e pregievoli delle Chiese , che 
sono fiate , e che sono tuttavia nobili- 
tate con musajci in Ravenna. 



y 2 Chk' 



X i<?4 X 

chiesa di Santo Apollinare in Clajfa. 



s 



e il sacro Tempio di S, Martino in 
Costo aureo ^ detto in oggi di S. Apolli- 
nare nuovo conta e antichità, e magni- 
ficenza, celeberrimo, e più rispettabile 
ancora dir fi può V altro di S. apolli' 
tiare m Chjfe . Prima che m' in noi tri 
a descrivere il musajco di qucfta anti- 
chifllma Bafìlica non sarà fuor di pro- 
pofuo il premettere una qualche noti- 
zia del Cartello di Clafle, della gran- 
diofiflima Chiesa, e della sua origine. 

Ne* più remoti tempi dividevafi Ra- 
venna in tre pani, o per meglio dire, 
in tre Città diftinte; in R averi ni ^ ove 
rifieJevano gì* Imperatori , e gli t.sarch*', 
in icscrca^ porta fra la Cinici, ed il ma- 
re. 



X 1^5 X 

re, così chiamata da Cesare Augufto, 
che ne fu il fondatore (i), e dov* era V an- 
tica Chiesa di S. Lorenzo in Cesarea 
(2). Di fatti scrive il Giornando; Trwo 
vrbs ipsa vocabulo gloriatur , tr'fgeminàque 
pofit/otie exuhat y ideft prima Ravenna y 
ultima ClaJftSy media Cesarea in ter uròem^ 
& mare plana mollitia , arendque munita 
veBationibus opta . Fu efTa chiamata da 
Sidonio C3) con altro nome di via di 
Cesare: Vetevem Civitatem^ novumque For* 
tum m.edia via Casaris ambiges ut rum con" 
tjeBat an separet. Ivi abitavan gli artefici. 
Prisciano Grammatico per aflerzione di 
molti autori fu nativo di Cesarea ; ma 
nluno esprìme precisamente di Cesarea 

Ra- 

(1) Cluv. Ital. anr. Lih. 1. Rub. luih. 3. 

(2) Jnrnand. de Reb. G<>t. 

(i) iìidon. I^b, J. elisi. 5, aan, 3^7, 



X i^tf )( 

Ravennate. Non manca chi lo vuole Ro- 
mano; ma veggafi quanto ne scriffe Cas- 
slodoro suo coetaneo, e Tritemio con al- 
tri dopo (i) . La terza quafi Città o Ca- 
ftello era , Clajfe così chiamata per la 
vicinanza del vafto Porto di mare , ove fta- 
zìonavanfi le navi imperiali, che dal detto 
Giornando vien denominato Candinianus^ 
e da Caffiodoro C^z/^/^/'/^j, e ora volgar- 
mente CandfanOy Porto a que' tempi as- 
sai celebre. Per effo il fiume Savio sboc- 
cava in mare , e Ottaviano Imperatore 
vi teneva una groffa armata navale, la 
quale scorreva l'Adriatico, e il Jonio , 
servendo di guardia alle provincie dell* 
Epiro, Macedonia, Acaja, Propontide, 

Pon- 

(i) Spreti Desici. Hìsf. Rrrv. T. I, h'th. L x». lo^. 
(y ti* notti p. J36', n. 31. 



)( i<?7 X 

Ponto 5 Candia , e Cipro (i) . L* ifteflb 
Augufto fabbricar vi fece una Torre, la 
più alta che fofle fiata eretta in tutto 
il romano impero, la quale era il Faro 
di quefla spiaggia, per ficurezza de* na- 
viganti nel tempo di notte (2). Per ta- 
le comodità il commercio il ftese in gui- 
sa 5 che concorrendovi in gran numero 
i mercatanti , a poco a poco vi fi formò 
una tal quale Città, che prese il nome 
di Chjjfe dalla voce latina Claffts ^ ofiìa 
armata navale (3). Resafi quefla frequen- 
tata, e nobile, ivi abitavano le milizie 
maritime dei Romani ; i quali vi ave- 
vano il Campidoglio con Pontefici , e 
Sacerdoti, come pure due sontuofi Tem- 

■ — ■ — . I II I % 

(i) Sver. in /fug. Tac'it, Lib. III. b'nt Vegei. Lib, 
V, p, r. , Ó- 2. e* Lib, ir. (2) Plin. Lib. XXXIV. 
(3) Cluver. hai. ant. Lib, I. 



)( i<?8 )( 

p), uno dedicato a Giove, numeroso di 
trecento altari , 1' altro ad Apollinejche 
flimad j secondo il RolTi (i), foffe nel 
luogo ifteflb ove ora cfifts quefta ma- 
gnifica Chiesa. Ne* tempi succeflìvi, do- 
po che i Ravennati ebbero abbracciata 
la Fede criftiana , ritenne anche il suo 
splendore , chiamandola Città Gregorio 
Magno (2)5 e Città opulenta Paolo Dia- 
cono (3) . Tre volte fu presa : da Giu- 
liano Severo , da Clefi Re de' Longo- 
bardi, e da Feroaldo Duca di Spoleti, 
e altrettante pofta a sacco da Saraceni; 
ma Lqitprando Re pure de* Longobardi 
la depredò, e diftruffe per tal modo, che 
aggiuntcfi poi le frecjuenti inondazioni 

deir 

(i) Rub. Lib. A pfg. 7f 

(2) Greg. Mag. Lib. VII, Epht, 18. 

(3) Pati. Diac. Hi se. Long. Lib. III. p/tg. 13. 



V 



)( KSp X 

deir acque, neppure in oggi se ne rav- 
visano le veftigia, eflendovi rimafto solo 
cotefto Tempio , e Monaftero di Santo 
Apollinare , diftante tre miglia da Ra- 
venna, Di quelle tre Città parlano dif- 
fusamente i noflri Ifloricij lo Spretici! 
Roflì, ed il Fabbri (i) . Si vuole, che 
r imperator Giustiniano faceffe erigere 
quefta grande Bafiiica V anno 545, , al 
tempo di S. Urfici no Arcivescovo, effen- 
do fiata consecrata quattro anni dopo 
alli sette di Maggio dall* Arcivescovo 
S, Maffimiano ; come apparisce da un 
antica iscrizione, eh' efifleva in mezzo 
alla Chiesa , che qui riporto , e da me 
pure riferita nella mia opera delle Iscri- 

% zioni 

(i) Spreti Desid. Tom. 1. Lib. i, pag. iq6. CT seq» 
Rub. Hise, Raven. pag, 14. , O* seq. Fabbri S/j^* Mem, 

P, l, pt-g. ^2, 



^x 



)( 170 X 

zioni Ravennati (i) : Beati ^poll/narh 
Sacerdotis mandante Viro Beatrffimo Urfici- 
no Episcopo a fundamentis Julianus ^rgen- 
tarius aedificavtt ornavit atque dedìcavit 
Consecrante vero B. Maxìmìano Episcopo 
die VII IL Majarum Ind. XII. oBies P, C. 
BaftUi» Variano gì' iftorici da chi la fa- 
cefl'e fabbricare Giufl-iniano : Defiderio 
Spreti vuole che Narsete Generale del 
suddetto Imperatore faceffe egli innalza- 
re il gran Tempio di Santo Apollinare 
nel Caftello di ClafTe , e a ciò contra- 
direbbe la riportata Iscrizione. 1/ Agnel- 
lo poi 5 il RofTì, il Fabbri 5 ed altri Scrit- 
tori convengono che Giuliano Argenta- 
rio loed ficafTc, per ordine di Giiiftinianoo 
Gotica è l'architettura della Chiesa 5 

com- 



(1) Monum Rnven, T. I. png. 324. n. ;-. , Ó' in 

notis T. III. prij. ^7. 



X 171 X 

compofta di tre navate : effa è lunga 
24 p. 6, palmi romani , e larga palmi 
1^3. ^. Ventiquattro colonne di finiffi- 
mo marmo greco T abbelliscono, con ca- 
pitelli, e bafi di ordine corintio, d'ec- 
cellente lavoro . La tribuna refta tutta 
nobilitata di un bell'lfimo musajco. Vi 
fi mira da una parte 1' effigie di S. Uf- 
ficino Arcivescovo, in tempo di cui fu 
cominciata la fabbrica, e dall'altra par- 
te quella dell' Imperator Coftanzo Po- 
gonato , il quale fìa in atto di porgere 
un libro di privileg; a Reparato Arci- 
vescovo; e sono forse que' privileg) , eh' 
egli efìendo eletto 1' anno d'72., andato 
a pofta in Coflantinopoli addimandò, e 
da quel Principe poco ben affetto alla 
Sede Apoftolìca, facilmente ottenne, di 
non elTere soggetto al Romano Ponte- 

z 2 fice 



)C 17* X 

fice (i) . V* è però chi pensa , che in 
qiiefta Storia ivi espressa a cowu Evari' 
gelu nel muro sotto il concavo della tri- 
buna , più verifimilmente fi abbia a rav- 
visar disegnata chiaramente la consacra- 
zione di quefla Bafilica fatta, come fi 
è detto 3 dall' Arcivescovo S. MalTimia- 
no, per la quale Tlmperator Giuflinia- 
no concedè privilegj. Infatti nel musajco 
contemporaneo della Bafilica di S. Vita- 
le, dove rappresentafi la di lei consagra* 
zione, come parlando di quella Chiesa, 
fi diffe, r Arcivescovo ha in fimil mo- 
do i suoi Affiftenti a finidra con fimi- 
gliante veftito , in eguale atteggiamen- 
to, aventi il turibolo, e un vaso in ma- 
no. Sieguono frammezzo ai feneftroni , i 

ritratti de* Santi Arcivescovi Severo, 

Or- 

(i) Fab. S^g. Mcm. P. I. p^g. p^. 



X 173 )( 

Orso, Ecclefio, e Ufficino in abito pon- 
tificale col libro de* Santi Evangelj nel- 
la finiftra, e in atto di benedire colla 
deflra. Dalla parte dell* epiftola flanno 
espreffi i tre Sacrificj dell' antica Legge, 
cioè del gran Sacerdote Melchisedecco , 
di Abele, e di Abramo. U arco della 
tribuna è nobilitato da un vago fregio, 
che lo circonda . La fronte del medefi- 
mo arco , e tribuna è intieramente co- 
perta anch' efla di antico musajco, dì- 
viso in cinque ordini. In mezzo al pri- 
mo mirafi il Salvatore, che con la de- 
ftra benedice , e faringe colla finiftra il 
codice degli Evangelj: Da una banda, 
e dall' altra di eflb veggonfi Y Uomo , 
r Aquila, il Leone, e il Bue, notiflìmi 
fimboli de' Santi quattro Evangelici . 
Neir ordine secondo del musajco mol- 
te 



)( 174 )( 

te pecorelle escono dalle due Città di 
Betelemme , e di Gerusalemme , nella 
prima delle quali nacque, e nella secon- 
da sparse il suo sangue il divin Reden- 
tore per la salute del Mondo, e de' suoi 
Fedeli, espreffi sotto la figura delle pe- 
corelle; Da ambe le parti del terzo or- 
dine v' è una palma jfimbolo della Vit- 
toria . Nel quarto ordine fi veggono i 
due Arcangeli Michele, e Gabriello, e 
nel quinto due Santi A portoli. A que- 
fta tribuna , o pìuttofto alla descritta 
effigie del Beatiffimo Paftore, e Fonda- 
tore della Chiesa Ravennate S. Apol- 
linare , fanno gloriosa corona le imma- 
gini, o ritratti di tutti i di lui Succes- 
sori fino ai dì noftri , diftribuiti per le 
tre navi del Tempio con serie cronolo- 
gica, ordinata su le treccie de' più ac- 

cre- 



X 173 )( 

ereditati Scrittori. Si vede da ciò, che 
la Chiesa di Ravenna, la quale fi van- 
ta delia ringoiare prerogativa di eflere 
la Primogenita della Chiesa Romana , 
ha anche il rariflimo privilegio della suc- 
ccfTione non interrotta de' suoi Arcive- 
scovi dal principio della Fede criftiana 
fino al presente . Ma ritornando alla 
tribuna , ammirafi nella più alta parte 
del concavo della medtfima , parimenti 
in musajco , la trasfigurazione di Gesù 
Crifto sul Ta borre. Una mano, che esce 
dalle nuvole, e fignifica il sommo Dio, 
che moflra il suo diletto Figliuolo effi- 
giato in piccolo nel mezzo della Croce 
racchiusa in un gran circolo ceruleo con 
novanta nove Stelle, che la circondano. 
Le cinque lettere greche in cima alia 
suddetta Croce esprimono le parole: Gesù 

Cri' 



)( 17^ )( 

Cr'fflo Salvatore Figlio di Dìo (i). A* pie- 
di della Croce fi legge; Salus Mundi ^q 
dai due bracci pendono la prim^, e 1* ul- 
tinia lettera dellV Alfabeto Orico A&a 
fignificanti , effcre Crifto il noftro prin- 
cipio, ed il noftro fint* Lateralmente al 
detto circolo, o corona veggonfi Mosè, 
ed Elia, e di sotto tre pecorelle, che 
additano i tre ApoftoU Pietro , Giaco- 
mo, 

(i) // celebre Teatino P, Bacio Paci nudi nella sua 
Disertatone de Crucibus Ravennatibus ,/>/7r/tf»fl'o di que- 
sta Croce , riporta le lettere IMOrC. , che ali ti medesima 
stanno intorno y ma riprova come fatalmente arbitraria 
e interpretazione del Ciampini , /"/ quale vuol , che signi- 
fichino Immolaiio Domini Jesu Christi , Sembra , che ne 
fibbia ragione , non vedendosi perche tali lettere abbi aito 
a credersi piuttosto latine che greche ; E y se pur forser 
latine , perche mai If due prime sigle IM. debban con- 
giungersi , e far che dicano Immolatio , e le altre tre 
dehban prendersi separate , cosicché ognuna da s^ abbia 
nu intiero significato ? Gre- 



X ^77 X 

ino, e Giovanni, i quali furono presen- 
ti alla trasfigurazione, Oflervafi in ap- 
prefTo S. Apollinare ritto in piedi in at- 
to di predicare veftito con T antica Pia- 
neta, e col Pallio arcivescovile. Verso 
di lui, parte a deftra , e parte a finiflra, 
sonovi dodici Agnellette rappresentanti 
i Fedeli, che attenti ftanno alle parole 
del loro S. Pallore (i) . E* noto che an- 
ticamente anche le pareti tutte della na- 

aa ve 

W^ I II 

Crede egli adunque , che abbia colto meglio nel se- 
gno il Cav. Vittori , e con esso il Fabrctti , / quali sup' 
pongon essere queste lettere IK0YC greche ; e le fanno 
dire: Jesus Christus Dei Filius Salvator . Io ho adotata 
■questa spiegazione y e mi piacerebbe . Non essendo pero nel 
tnusajco IKQYCiConje questi autori suppongono ^ ma ben- 
sì JMDTC y non intendo come la spiegazione corrisponda 
alle lettere , per il di cui legitimo senso in jìne io cre- 
iti ^ che abbisognivi /' Indouino, 

(i) Beltrami F or est, Jstruit. pag. i6i, & seq» 



)( 178 X 

ve di mezzo erano ornate di un bel mu- 
sajca, quale ora più non efifte (i) : le 
Iscrizioni antiche, e moderne che ivi fi 
trovano, vengono riferite nella mia Ope- 
ra, e nelle sue annotazioni (2), le qua- 
li ponno dare molti schiarimenti, e in- 
tereflanti notizie. Fu tenuta in tanta ve- 
nerazione cotefta infigne Bafilica , che 
Venanzio Fortunato poeta antico, e Ve- 
scovo santo scrifTe doverfi , non solo ri- 
verire, ma lambirsene colla lingua le 
soglie : *^ 

uipoUlfjarìs prefiosf llmìna lambe 
Fusus hu77ìt supplex . , .. (3) 

Quefta Chiesa (4) fu anticamente uffi- 
ciata da Preti secolari , ai quali succe- 
der- 

(1) Fab. Sag. Mern. P. I. pag. 85. (ÌT* seq, 

(2) Spreti Camillo Monum. Ranen. 

(3) Fab. Sag. Mem. P. I. pag. p^. 
(3) Beltrami Forest, Istruir, pag. ijq. 



)( ^79 )( 

dettero ì Monaci Benedettini nel 755., 
e in appreflb vi furono introdotti i Mo- 
naci Camaldolefi nel!' anno 1 138.3 i qua- 
li poco dopo il principio del secolo de- 
cimosefto, e per motivo dell'aria insalu- 
bre, e per i danni sofferti nel memoran- 
do Sacco dato alla Città , e ai dintor- 
ni nel 15 12. dall' Esercito Francese, fi ri- 
tirarono in Ravenna, senza però perde- 
re il diritto ne sulla Chiesa, da effi sem- 
pre e ufficiata , e abbellita , ne su de' 
Fondi, che appartenevano . 

Molte altre rimarchevoli cose antiche 
e moderne potrei soggiungere , risguar- 
danti quefto nobiliflìmo Tempio; ma tro- 
vandofi copiosamente descritte dai men- 
tovati noflri Scrittori, mi attengo alla 
propoflami brevità, e le tralascio. 

in quanto poi ai musajci antichi efl- 

aa 2 (lenti 



)C i8o X 

ilenti ancora nella maggior parte delle 
ìnfignì noftre Bafiliche , mio principale 
oggetto, e soggetto in quefte brevi me- 
morie, ecco il meglio 5 e il più rimar- 
chevole, che ho creduto doverne espor- 
re . Chi vifle prima dell* ottavo secolo 
potea contarne in Ravenna molto mag- 
gior quantità; eflendoci da quel tempo 
mancati 5 oltre forse tanti altri, tutti i 
musajci,e i marmi del Palazzo Raven- 
nate, quali neir anno 784. il Papa Adria- 
no I. donò a Carlo magno, Re dei Fran- 
cefi, e dei Longobardi; come fi ha dal 
Codice Carolino LXVII. riportato dal 
Fantuzzi nel Tom. V. pag. 235., il qua- 
le ne' seguenti precifi termini riferisce 
anche la lettera, con cui Adriano fa a 
Carlo magno. Benefattore della Chiesa 
romana, quefl' ampliffiraa donazione, 

j, Do- 



X i8i )( 

5, Dottino Excellenrhsìmo F'tl'to , nostroque Spiritali 
„ Compatri Carolo Regi Francorum^ et Longobardorum^ 
„ j^tque Patricia Romanorunì : Aàrianus Papa . 

Prafalg/dosy atquè neBareos RegaUs 
PotcfJt/a vestra per jlrvwum Ducerti su' 
scepimus aptces , in qu'ibus referebatur quod 
Talatìì Ravennate Civitatìs ( probabil- 
niente Palazzo dì Teodorico) mufiva^ aU 
que marmora , costeraque eicempla tàm in 
Strato quamque in pairietibus fita vobis tri- 
hueremus , Nos quippe lìbenti animo , & 
puro corde cum nìmio amore veflra Excel' 
lentia tribuìmus effcBum ; & tdm marmO' 
ra y quamque wufiva^ cocteraque esempla 
de eodtm Palatio vobis concedimus auferen- 
da; quia per vefira laboriosa regalia cer- 
tamina multìs Bonis Fautoris veftri Beatf 
Tetri Clavigeri Regni Coelorum Ecclefia 
cotidiè fruitur y quatenus merces veftra cO" 
piosa adscribatur in Coclis . Se 



)( I82 X 

Se per altro e nella detta occafione, e 
per le ingiurie del tempo sparvero da Ra- 
venna altre preziose memorie di quefto 
genere, ciò per gF ingenui amatori della 
Patria effer deve un gagliardo impulso a 
rimirar quei , che reftanci , come tefti- 
monianze eloquenti, che a noi ricorda- 
no ciò, che fu un giorno Ravenna : Urbsy 
la quale foto terrarum Oìbe ( son le pa- 
role, con cui ne parla il non mai abba- 
ftanza lodato Autore Vcterum Monumetì' 
forum ) TJrbs foto terrarum Orbe , in tutto 
il cognito Mondo y praafiuci quadam^ac 
fingulari antìquhatis nota celeberrima y Ro- 
mana olim Urbis in pluribus , prasertim 
vero in Templorum magnificentia ^ ac splene 
dorè , amula fuit (i) • 



(l) Parte 1. e. 20. 



RAGIONAMENTI DUE 

su LA 

PIGNETA RAVENNATE, 

E SU LA 

REPUBBLICA DELLE API 

PRESENTATI 
DAL MEDESIMO AUTORE 
ALLA SOCIETÀ' COLOMBARIA , E DE' GEORG lOTILl 
DI FIRENZE, 



A : 



)( i87 )( 

RAGIONAMENTO ACCADEMICO 

SU LA PIGNhTA RAVENNATE 



s 



crisse già Tullio nell* avreo suo libro 
de Officiis^^ ne potea scrivere verità più 
onorabile , e più proficua , che ove si 
tratta di render grazie, e mostrarsi grato 
a chi con noi fu benefico , 11 deve prendere 
esempio dai campi di buon terreno, i qua- 
li rendono d' ordinario più affai di quel, 
che ricevono (i) . Con un sì nobile senti- 
mento io mi presento in quest' oggi al vo- 
stro illuftre Conseffo, valorosi Accademi- 
ci 5 ornatiffimi miei Signori , e ben veggen- 
do di quanto renderai debitore 1' infigne 

bb 2 onor 



(i) In re f erenda grafia imìtarl debemus agros ferti- 
le! , qui multo plus afferunt quàm acceperunt , 



X i88 X 

onor ricevuto col da voi darmifì luogo 
in quella voftra Adunanza, che tanto no- 
me vi acquifta : dovunque è fama di co- 
lor 5 che sanno , candidamente confeflb , 
che nella brama di darvi un segno del- 
la mia giufla riconoscenza , io mi con- 
fondo al mirar me ftefTo, e la scarsezza 
de' miei talenti. Se non che poi mi con- 
forta la bontà voftra , e confortami la 
speranza, che i preg) almeno della mia 
Patria, di cui moflrafte voi pure diftin- 
ta flima , sì gentilmente accogliendo la 
qualunque Opera mia, in cui raccolti ho 
gli antichi suoi più pregevoli Monumen- 
ti , dal voftro cuor generoso m' impe- 
triti qualche compatimento. Fin da mìei 
anni più teneri ella fu 1* idolo del mio 
£more ; e se una volta il pio Enea la- 
sciando in pieda alle fiamme, e ai juror 

dei 



X i8p X 

dei Greci 1* augufta Reggia di Priamo , 
trovò uà compenso a suoi inali col por- 
tar seco : anch'i semque Patrem , sacros- 
qir^e Fetiates , io pofTo dire , che porto 
meco tra i mìei nel cuore la mia ama- 
tifiìma Patria. Non vi parrà dunque Ara- 
no se ragionar qui dovendo, non di al- 
tro so far parole se non di lei . Io lo 
farò, miei Signori, cosi però, e di tal 
cosa, che secondando il mio affetto, ser- 
va anche al voftro Iftituto. Ma che dirò 
di Ravenna, se già il più, e il meglio 
vi ho pofto innanzi nelle stampate di 
lei memorie? Refta di lei una parte da 
me non ivi illulirata, e defìa è appun- 
to , che più d' ogni altra parer potrà 
conveniente ali* ìillruto, e agli fludj vo- 
ftri,io dir voglio , la sua F'meta^ la fa- 
mofiflìma Selva di Pini , che la contor- 
na. 



X 19° )( 

na. A quefta adunque soffrite, eh* io vi 
conduca per poco ; che se : Han le sue 
delizie ancor le Selve , cotefla ha pur qual- 
che cosa 5 per cui piacere agli amanti 
di erudizione. 

Non è mio intento però , o Signori , 
di qui aggirarvi a diporto per una vafta 
boscaglia, la quale, pofta a Levante sul 
littorale dell' Adriatico, lungi dalla Cit- 
tà poco tratto ingombra il lido col giro 
di 25. , e più miglia di longitudine , e 
dove più 3 dove meno di 6. in 7. di la- 
titudine. Ancorché fia rimarchevole la 
sua sì vafta eftenfione, e i viaggiatori 
r ammirino, benché la rendano ringoia- 
re la moltitudine prodigiosa delle sue 
altilTime piante, e i tanti germi di ogni 
altro genere , e i differenti prodotti di 
arbuili , di erbe, e di foffìli, e i ferti- 

iim- 



X i;>i X 

lifTimi pascoli, che il suolo apprefta alle 
mandre di groflb, e picciol beftiame, e 
il dolce comodo ai Cittadini di dilette- 
voli caccie di uccelli acquatici, e anfibj, 
e di quadrupedi a schiera, che si anni- 
dano nelle macchie, io tacerò nondime- 
no cotali cose , di cui ciascuna ben al- 
tra lingua vorrebbe, e ben altro tempo. 

U efler la prima , e può dirfi anche 
la sola , che tanto copra di spazio , e 
faccia intorno una sì eftesa corona al 
mare, le dona un merito infigne,come 
anche sembrami un pregio da non ta- 
cerli 1* effervi nata, e cresciuta, se non 
dai dì favolofi di Deucalione, e di Pir- 
ra, e nell'età del diluvio, ficuramente 
dai tempi ignoti alla Storia delle nazioni. 

Su quefti adunque due oggetti, che 
in qualche modo richiaman 1 occhio de- 

gli 



X ipi X 

gli Eruditi non vi fu grave, che v'in- 
trattenga 5 eruditiffimi come (ìete, quc- 
fto mio breve Ragionamento. 

La dico prima in Italia ^ e forse anche 
"sola se la sua ampiezza se ne confi Jeri. 
Furon, noi nego, agli antichi giorni va- 
rie altre Selve di pini predo Aquiltj^ , 
ad Aitino, sul Veronese, non lungi da 
Terracina, e fra molte altre la Gallina- 
ria prefTo a Miseno, e al Volturno, ram- 
memorata da (i) Tullio nelle sue Let- 
tere famigliari ; e lo avvertirono il (2) 
MabiUon , e il dotto Padre (3) de Ku- 
beis ^ ove trattaron deiìa venuta del Pre- 
te Rufino dair Oriente in Italia, e dell* 

en- 



(1) eie, Lsh. p. Episr. fam. 23, 

(2) Mabil. Afin^l, Ord. .^ Ben- 4:^. Li[>, I. §. 15. 
(^) De Rubeis Monmn E Ics, Aiuil, cap. 13. «.4., 

& Dissert. de Tur ramo , scu Tfrannio Rufino Munac. ,<?* 
Presùìr, cip. 12. 



X m )C 

entrar, che egli fece nel monafterio del- 
la Pineta : in monafterium Pineti^ che cer- 
tamente non poteva effer la Ravenna- 
te. Ma altres) certo, che in tutto quan- 
to r Italico Continente altra Pineta non 
vi ebbe, che per ampiezza di fito, e 
per foltezza di piante potelTe a quefta 
paragonarfi . Famoso è il pafTo di (i) 
Silio Italico nel suo Poema de Bello Fu- 
fuco secundoy che dal (z) Cluverio, e da 
altri fu preso come se dal Poeta sup- 
pongafi, che ancor Faenza, Città or fi 
chiara in Romagna, avefTe anch' ella a 
que* giorni la sua Pineta . Ma quefti 
Autori presero un granchio solenne. Ri- 
ferisce ivi il Poeta i popoli , che nella 
seconda guerra Cartaginese diedero ajuto 

ce ai 

(0 £. FUI. 

(2) Cluver. IfaL ar.tìq, L. I. p. iSp. 



( X i;'4 )( 

ai Romani : Rammenta ì varj abitanti 
^ vicini al Po: Erìdam gentes^ Piacenza ^ 
Cremona 5 e dippoi Verona , e così fi es- 
prime 

Tarn Verona Athes't àrcumflua , et unà'ìque solers 
jirva corDna72tem nutrire faveJìt'ia Pinum . 

Da quefto paffb , come ognun vede, 
ben s inferisce aver avuto Verona ne' 
suoi dintorni un qualche bosco di pini , 
benché non fimile al noftro ; perche se 
tale lo avelTe avuto, ne parlerebbero le 
florie, e non Io avrebbe tacciato il Mar- 
chese Maifei, che nella sua Verona illu- 
flrata non lascia alcerto sfuggirli un' api- 
ce, che tornar poffa ad onore della sua 
Patria . Ma per rapporto a Faenza , la 
prctenfione sarebbe un sogno . Forse in 
taluni r errore è nato, perche in alcu- 
ne Edizioni, che ho viilo anch' io, in 
' ^l^s' 



X 1^5 X 

que' due verfi faventìa trovafi impres- 
so con r F. majuscolo, quafiche indichi 
un solcanti vo; e sovra un tal fondamen- 
to alla Città del Lamone han donato 
Pineta, e pini: senza badare , che il sen- 
so non lo comporta ; che vi fi parla del- 
la sola Verona vicina, non al Lamone, 
ma air Adige , Mhefi ckcumflua , e di 
cui rimarcafi 1' attenzione di tener vivi 
i suoi 'gi\m: soler s nutrire pinmn^ coronati' 
tem arva faventia^ che fa ornamento al 
di lei diflretto , favorevole a tali pian- 
te . Deve poi anche ofTervarfi , che la 
Città di Faenza oggidì nobile, e popo- 
losa, al tempo della seconda Guerra coi 
Feni , di cui qui parla Silio , non era 
in grado di dar truppe aufiliarie alle fa- 
langi romane. Era a que' giorni bensì una 
Città di tal nome in Spagna, la quale ora 

ce z dice- 



X i^<f X 

dlcefi Barcellona, ma della noftra a que 
giorni neppur ficura n è T efiftenza. 

Di fatti la più vetufta memoria, che 
se ne trovi, è sul finire della romana Re- 
pubblica nel Consolato di Mario, e di 
Carbone ; e la leggiamo in Appiano 
Aleffandrino al Libro primo de Bello ci- 
v/l/y ove descrive accampati contro 1' ar- 
mata di Siila Marcello prelTo Faenza , 
Lucullo preflb a Fidenzìa . Niun degli 
antichi Scrittori ne fa menzione, non 
solo air occafione di quefta punica guer- 
ra, ma ne tampoco ove parlan de' fat- 
ti d' arme fra la milizia romana , e i 
Galli Boi 3 i quali allora dall' Alpi al 
mare occupavano la pianura. Argomen- 
to in verità negativo , ma che non la- 
scia di aver gran forza , maffime quan- 
do erat occafio diceud'r^ ficcome appunto 

^ nel 



X IP7 )( 

nel caso noftro. Abbia ella adunque efi- 
iliro a quei di Faenza , e fia anche fia- 
ta potente quanto mai vuolfi , e gran- 
diosa 5 è troppo chiaro, che non potevafi 
unire alle Legioni romane , mentre la 
pofTedevano i Galli , e i Galli unironfi 
con Annibale findacche scese in Italia, 
e preser l'armi a favor di lui. E* forza 
dunque concludere, che a Faenza non 
appartiene il favenùa in Silio ; e refta 
in pie r afferzione 5 che nel Paese, che 
/'/ mar circonda ^ e /' alpe: ni un* altra 
Selva di pini ebbivi mai , come non avvi 
al presente, paragonabile con la noftra. 
Per altro poi, quando ancora la Ra- 
vennate non fofìe Y unica, almeno per 
eminenza, la sua antichità incalcolabile 
le darà sempre un diritto di primeggiar 
sopra r altre , e per cui Ravenna in 

bron- 



X li'S x 

bronzi , e nelle antiche monete , e in 
marmi fi vegga sempre col pino ai fian- 
chi, e colle foglie di pino al capo, per 
un suo proprio illufiriflimo diftintivo. 

Parlando adunque della sua origine 
antica, chiunque volefle appagarfi di so- 
li quattordici secoli ne troverebbe la pro- 
va neir Anonimo Valefiano, nell'Auto- 
re della Miscella, in Giornando, e nel 
Cronologo di Cuspiniano, riportato dal 
(i) Muratori nel Tomo III. de' suoi 
Annali, i quali Autori narrandoci il fa- 
mofifllmo fatto d* armi tra Odoacre , e 
Teodorico , saper ci fanno , che il Re 
degli Eruli , dopo sofferto in Ravenna 
per ben due anni uno fi:retto afledio , 
sortì con tutto il Prefidio, e molTe V ul- 
tima forza per dare adodò al nemico ; 



ma 



(i) Tcm. HI. cr.. 47 <5. pa^. 225. 



)( ^99 X 

ma Teodorìco lo aspettò di pie fermo 
nella Fheta^ ove avea podi gli alloggia- 
menti : Cajìra posuh in loco , cui nomen 
Finetum: lo sbaragliò, lo disfece, ed il 
privò di vita indi a poco nel suo Pa- 
lazzo.: //; Falatio cum comilitìbus suìs. 
Ma quando io dico antichìflìma la sua 
origine ben altra cosa indicar pretendo 
che i baffi tempi . \^ 

^d alcuni Critici, anche di buon odo- 
rato, fgce gran colpo nel cinquecento una 
Iscrizione, che poco prima del noftro Sto- 
rico Roffi fi diflb scoperta in Roma; ma 
dal Ch. Sig. (i) Annibale degli Olivie- 
ri di Pesaro in una dotta differtazio- 
ne, diretta alla letteraria Società Ra- 
vennate, mollrata molto sospetta, e da 

lui creduta una delle solite baratterie 

del 

(i) Saggi delia Hocietà Raven. Tom. IL Dìsert. 3. 



^ 



X aoo X 

del Ligorlo . Nomina quefta Iscrizione 
un certo Lucìum ^nttdium Ferocem Fra- 
fcBum ChJJìs Ravenna ^ì\ quale: Ne/>^/^- 
tio 5 6* Jfidi Dcum Mairi consacra H Bosco 
della Tineta, Sia, o nò, legittimo il sas- 
so, è cosa troppo credibile, che la bo- 
scaglia dei pini fi dedicafle a Netunno 
perche alla riva del mare, e sacra fofle 
anche ad Ifide, chiamata, secondo il Gre- 
vio 3 e il Bacchìni de Siftrìs , eziandio 
Telagla da pelago, perche creduta inven- 
trice deli' arte nautica , e protetrice de* 
naviganti; e un tal riflefTo dovette dar 
qualche credito alla Iscrizione. Quello, 
eh' è fuor d'ogni dubbio, anticamente, 
e tanto prima de' Greci , e Pelasghi ve- 
nuti dalla TelFaglia, i Tireni, i Sapini, 
olfia gli Umbri, tutto il Paese abitaro- 
no a pie dell' Alpi, ed ebber sui noftro 

lido 



)( ioi )( 

lido il vafto Porto Spìnetko ^ così chia- 
mato da Sp'ttia Città àntichiflìmaj ricor- 
dataci (i) da Strabene, il più eccellente 
Geografo , che fiaci rimafto dei Greci , 
dalle rovine della quale, a parere de' no- 
ftri Storici, fu dai Pelasghi, o dagli Um- 
bri , se non fondata Ravenna, ingrandi- 
ta almeno. 

Ora nel detto Porto Sp'wetfco^ chiama- 
to oggidì di Fr//7/^r(?, porto vicino a Ra- 
venna, come vicina le fu già Spina ^ (i 
sa da tutte le Storie, che poi ne* tem- 
pi inferiori, vinti, e cacciati per sempre 
i Galli da Valerio Fiacco, e da Scipio- 
ne Nasica, tutto il Paese fu ridotto in 
Provincia, fi sa, ripeto, che in dttto 
Porto alle noflre sponde , ben correda- 
ta , e munita i Romani tennero una 

dd gro- 



(i) Rer. geographic. Edit, Ambstcl. J707. 



)( Ì02 )( 

grofifTima Armata navale, pronta a far 
vela verso 1' Epiro, la Macedonia, V Aca- 
ja, e tutti i Porti dell* Arcipelago, on- 
de dovetter piglìarfi cura, che niuna co- 
sa mancafTe al bisogno della Marina, e 
in conseguenza , che sulla spiaggia del 
Golfo crescefle il bosco, e fi alimentas- 
se, per aver quivi il legname , che lì 
voleva a coflruire, e rifare, ed armare 
le navi ; come ce lo fan credere non 
pochi marmi, efifhen ti anche in Raven- 
na , e notiffimi agli eruditi . Si popolò 
di abitanti il lido; a poco a poco vi fi 
formò la Città della Claffe^v'i fi fondò 
il ^ran Collegio degli Operaj Fabricieri 
di ogni manovra marinaresca; e quefto 
Torto ^pit etico divenne scala sempre pili 
comoda a tutci per il Levar.te, e per 
tutta 1' Aixx . Ma quefio Porto fi cele- 
bre 



X i03 )( 

bre ^e abbisognò di una Selva pel buon 
servigio del mare a tempi della Repub- 
blica, e dell' Impero, non ne avrà avuto 
altresì bisogno per la ragione medefima 
ne' tempi antichi, anteriori a Roma, e 
e al romano imperio, quando Io tenne- 
ro adunque gli accorti Greci , i Pelasghi , 
e gli Umbri? Odafi ciò, che di Spina, 
e vai lo fteffo che di Ravenna , attesa 
la di lor vicinanza , e del Porto surri- 
ferito, il mentovato Strabone ci lasciò 
scritto : Spina Ravenna Caftellum ( cioè 
Caftello a suoi giorni) Caftellum ^& F/- 
culus : ma quondam graca Civitas^ & qui^ 
dem Celebris: coficche ad elTa, ed al suo 
Porro : Mercatores (y Convena prò commu- 
tandis , & emendis merci bus undique con- 
jìuebant . Se fi può dunque dar luogo 
alle congetture, ove manchin pakfi te- 

dd 2 filmo- 



X 204 )( 

ftlmonianze, ma congetture fondate so- 
pra giuflifllmi raziocinj 5 non fi dovrà 
porre in dubbio, che anche i Pelasghi, 
Q ì Tireni, e gli Umbri, che tanto in- 
nanzi ai Romani, come fi difle, il Lit- 
torale abitaron dell' Adriatico, non vi 
piantaffero pini , e vi nudrifTero quefta 
Selva. La congettura rinforzali al trovar 
sempre chiamato Fwus le ftefle navi , 
anche ne' secoli più remoti, in tfiodo, 
in Lino, in Omero, cofìcche sono fino- 
nimi ti avi gli j e />/«/; e sembra al cer- 
to, che ivi dovefTero gli Uomini voler 
piantate Pinete ove volevano navi, co- 
me fi vuol per natura il materiale nel 
luogOjOve fi formano le opere, e i ìa- 
voritri. Ciò maggiormente , se (1 confi- 
derà, che i 1 effali specialmente, i qua- 
li in tempi tanto rimoti sulla riviere 

abi- 



/^- 



)( 205 )( 

abitaron dunque il Seno jon/o^ofì\^ adrla' 
t/coj e eh' ebbero sede in Ravenna da 
lor fondata, o ingrandita, come ne pen- 
sano i noftri Storici, se non furon des- 
si che i primi: dìcuntur tiajje per undaSj 
come Giasone, Re appunto della Tefla- 
glia fu il primo capo degli Argonauti :, 
avendo in luogo sì a noi vicino, al ri-. 
ferir di S tra bone , il marìs imperi um , e 
nella bocca del mare un sì ampio Por- 
to, induftriofi, quali erano, avran ben 
anche voluto, e saputo avervi ciò, che 
sappiamo avervi avuto, e voluto avere 
i Romani poscia ne' tempi loro- 

Congetture son quefte, io replico; ma 
anche le semplici congetture in buona 
critica prendon carattere di certezza, qua- 
lor fi appoggiano alla ragione. 

Ora se io qui favellaffi a miei proprj 

Con- 



Concittadini molto altro avrei da sogr- 
giungere. Moftrata loro la nobiltà, e il 
raro pregio di un sì b^l dono, di cui 
ci furono larghi e la natura del fito, 
e r umana induftria , li pregarci viva- 
mente a non mai permettere, che fi di- 
sorfani quefta Selva con la frequenza 
de* tagliamenti, ma la conservin, flarei 
per dire, con religiosa superftizione, co- 
me i Pagani i lor sacri boschi . Oltre 
r antica efiftenza , oltre eflere ella orna- 
mento, e gloria di una Città celeberri- 
ma, sede una volta d'Imperatori, e di 
Re preclari, sarà ella sempre un ogget- 
to della primaria importanza per gli abi- 
tanti perche ci serve di scudo contro il 
Sirocco insalubre, che di continuo ci 
domina, e in conseguenza ci salva dal- 
le malattie endemiche , a cui Ravenna 

per 



)( i07 )( 

per la nativa sua pofizione sarìa sogget- 
ta ; ed* importanza non meno, e di 
moltifTima utilità nel commercio , per 
la copiosa raccolta , che se ne trae dei 
pinocchi 5 di cui proveggonfi tante piaz- 
ze in Italia, e fuori; e finalmente per 
i moltiplici suoi prodotti , eh* efler po- 
trian di grande uso alla Medicina , e 
alla Chimica , e così impedire la diftra- 
zione del numerario, che in sì gran co- 
pia fi manda all' eftranee genti per pro- 
vederci di febrifughi, di amaricanti, di 
solutivi, e di quani* altro abbisogna al- 
la Farmaceutria ; giacche il terreno, e 
i boschetti , di cui la Selva è pieniffi- 
ma , coir erbe varie, sperimentate me- 
dicinali, e con le bacche, coi corimbi, 
e con le radiche dei virgulti tra le sue 
macchie nascenti , supplir potrebbero a 

tan- 



X io8 )( 

tante droghe , che dal Levante ci ven- 
gono ^ e dair America. 

Ma io parlo a Voi , Accademici miei 
Signori 3 ne ragion vuole , che io voi 
trattenga con ricordi , e configli , che 
solo polTon dirigerli a chi non mi ode. 
lo dovrò anzi implorare , e imploro il 
voftro gentil perdono per troppo averne 
abusata forse la sofferenza con una in- 
dòtta , e flucchevole Cicalata. 



X »op X 

RAGIONAMENTO ACCADEMICO 
SU LA 

REPUBBLICA DELLE \API 



N, 



on vi sorprenda, Accademici valo- 
rosi, se un Solitario, che per fuggire i 
romori cittadineschi, e le politiche con- 
vulsioni, mena tranquillo i suoi giorni 
iuter amica si lentìa di un suo gradito ru- 
ral Ritiro, non di altro ormai più occu- 
pandofì , che delle cure donufl'che , e 
dello (luJio della natura ne' suoi pro- 
dotti , vi si presenta di nuovo con un* 
Opuscolo , non meritevole al ceno de* 
vollri sguardi . Ciò non pertanto , dac- 
ché vi piacque donarmi luogo nel vo- 
ftro illuftre Conseflo , con gran bontà 
compatendo l'altra mia piccola Tratta- 

ee zio- 



X "o X 

zione sulla gran Selva di pini , che at- 
tornia il lembo del Adriatico presso Y an- 
tica mìa Patria , sede una volta dei Ce- 
sari in Occidente, poi degli Esarchi im- 
periali 5 e di Re famofi , ora minor di 
sé ftefla 5 ma per le prische memorie, 
e per gli avvanzi gioriofi della scaduta 
magnificenza non meno degna, che il 
di lei nome risuoni fra gli LruJiti, es- 
ser non può che Firenze, e i suoi ma- 
gnanimi Figli mi escan di mente per 
modo, che non fi svegli il tvÀo cuore a 
presentarvi di quando in quando nelle 
mie scarse fatiche un qa.ìkhe segno, 
che vi rammenti la mia cfiftenza , e il 
m"'0 grato odèquio. 

Pregato a scrivere qualche cosa su la 
natura, e le proprietà delle Api, sopra 
le quali negar non pofTo di aver f..iio 

fin 



X "I X 

Bn dalla mia gioventù un qualche Au- 
dio, mentre oggi tanto favellnfi di Re- 
pubbliche, troppo era facile, che in me 
sorgefTer penfieri repubblicani. 

Ho dunque preso a descrivere una Re- 
pubblica , antica al pari del Mondo, quel- 
la cioè delle Api. Non già, eh' io in- 
tenda di riferir cose nuove, ben consa- 
pevole, che Arinotele, e Plinio, e Co- 
lumella, e Virgilio, poi 1* Aldrovandi , 
Reamur, Summerdam, Schirac, Majous, 
Rozier , e gli Eftranei, e i Noftri , in 
prosa, e in verso ne hanno trattato tfs- 
que ad nauseam . Pretendo solo di com- 
pilare, e raccorre infieme le cose più ri- 
marchevoli, spc.rse qua, e là negli Auto- 
ri, e specialmente poi quelle, che fecer 
dire in Virgilio fin dal suo ttmpo a pa- 
recchi : Effe jìpihus panan divina meri' 

ee z tisj 



X "2 X 

tfs^ e al dotto Inglese Gioan Rajo : 1 he 
Votsdom Of. God mati'fcfted -^ tra le vifi- 
bili creature efTere ancor elleno le /\pi 
un' opera , in cui Dio móflra palese la 
sua sapienza. 

Fccovi adunque un Transunto delle 
notizie, che io ne ho raccolte per un 
mio breve trattenimento; su la speran- 
za, che la materia, di cui ragiono, pro- 
pria del voftro Jftituto , ancorché mal 
maneggiata , verrà da voi ricevuta con 
quella nrbile gentilezza , che mette il 
eolmo alia gloria del voflro nome. Co- 
mincierò a dirne, ab OvOy cioè dal co- 
me nascono, e fi propagano le Api. 

AmmtiTo per un principio, di cui non 
credo, the pofT-i piu in buona Fifica dis- 
puTaifi, che turii generalmente i viven- 
ti bono Ovipara ^ è conseguenza, che anch* 

effe 



X 213 X 

effe fieguan le leggi med-fime . Lascio 
pertanto (i) alle Npj^di , e alle Napèe, 
che ftanno a crocchio, e che filano sot- 
to r acqua , la nota favola di Ariftèo, 
a cui da Proteo fi rivela il segreto di 
far, che nascano le Api qualor fi vuo- 
le, dal fracidume del Toro ucciso: e la- 
scio credere a chi ne ha voglia , ciò , 
che da Plinio , e da altri fi tenea un 
giorno per certo, che dalle carni bovi- 
ne precisamente nascatitur ^pes, da quel- 
la de' cavalli crabro?ìes ^ de mulis Fuci ^ 
de a finis vespa . Non può negarfi , che 
dalle putride carni degli animali non 
escan varie maniere di alati insetti, ma 
unicamente perche le mosche, e i tafani 
vi bscian le ova. Verità incontraftabi- 

le, e dimoflrata dalle infinite sperienze, 

ite- 

(l) Virgil. ly. Geòrgie, 



)( 2T4 )( 

iterate anche dall' immortai voftro Redi. 
In quefta parte non è d' accordo il 
graziofifllmo Rucellai, nudrito forse al- 
la Scuola del Peripato, ove al suo tem- 
po insegnavafi, che gli ammali di fimil 
sorta nascono ex putri . C anta egli in 
fatti nel suo elegante Poema , che le Api 

f^on partor'tscon come gì' altri Insetti 
Ova , ne seme di animati Vermi ; 
E che Sifra 'verdi frondt , e bianchì gigli 
1 nati jìgltuolini allora allora 
'Leccano prima , e poi coglionli in grembo , 
E li nutriscon di celeste umore. 

Ma quel chiariflìmo ingegno seguir do- 
vea r opinione, che allor correva. Que- 
fta opinione fu propria ancor di Pita- 
gora . Bafta sentire in qual modo Ovi- 
dio nel XV. delle Trasformazioni lo in- 
duce a dogmatizzare. 

De putrì viscere passim 

Fio- 



X"5X 

Flor'fjerne nascunfiir Apes ^ quce more Parentttm 
Ruta colunt ^ operique favent^ in spemque lai/orane. 

Lo (ledo dice de' calabroni, e degli al- 
tri insetti. Son però certo, che se Pi- 
tagora , e Rucellai parlafTero in oggi , 
non fi opporrebbero alla evidenza. 

ÌL indubitato, che molte, e varie so- 
no le schiere, e le clalTi di sì ammira- 
bili Animalucci. Ravenna nella surre- 
ferita gran Selva ne conta alcune, di- 
verse dalle comuni, le quali ripor fi pos- 
sono nella categorìa delle filveflri , deli- 
neateci dal Linneo (i), dove descrive: 
r A pe fusca lìbdomine conico acuti jjìmo seg- 
mentorum margitìibus alb/s . Di quefte il 
mio illuftre Concittadino Conte France- 
sco Ginanni nella sua applaudiva Opera su 
la Ravennate Pineta ci dà un raguaglio^ 

me- 

(l) Hisr, nat, 157^. 



X iitf X 

meritevole di effer letto, e che può chìa- 
marfi un* anatpmica analifi per la sua 
minutiflìma accuratez?a . Ne racconta e- 
gli da lui vedute in diverfi luoghi della 
Pigneta molte , e copiose popolazioni , 
di cui descrive poi la figura tanto de* 
maschi, che delle femmine, la tefta ne- 
gra, le ali doppie, le antenne di tre 
giunture, la probofTide color d'oro, lo 
fterno, il dorso, le gambe, in somma , 
tutte le parti de' loro piccioli corpicciuo- 
li . Dice di averne olTervata una qual- 
che specie, eh' entro que' boschi fi for- 
mano r alveare nelle cavità delle vec- 
chie Piante; e fimilmente qualche altra 
di umor diverso , la quale ama di abi- 
tar anche sotterra, ove hanno le Api le 
lor cellette , vi lavorano i favi , e vi 
fanno il mele, se non di grato sapore, 

come 



X ^^7 X 

come lo fan le noftrane, ma non almen 
d. sprezzabile, e disguftoso. 

Convien però confefTare , che qucfte 
boschereccie, e selvatiche non sono pro- 
prie talmente di quefta Selva, che qui 
soltanto fi trovino ; effendo noto , che 
se ne veggono, e se ne vider di fimil 
fatta in ogni tempo , e in ogni altro 
luogo. Lo accenna in fatti Virgilio, ove 
ricorda, che le Api 

Sape etiam effossis , si vera est fama , latebrts , 
Sub terra fodere larem. 

Anche il Linneo le ha indicate (i) , e 
il Rajo anch' eflb ne parla nelle sue 
Iflituzioni. 

Ma lasciando le Selve, e i boschi, e 
entrando negli Orticelli fioriti , e nei 
// Cam- 

(l) Lio. ibid. Habuat in Europeae arboribus cavis 
frequentius . 



X it8 X 

campi ameni 5 parliam delle Api, che 
chiameremo domeftiche , e giardiniere. 
11 prelodafo Cantor latino della Giorgi- 
Cri, e i di lui Scoliafli le difhnguono in 
varie claffi. L' Ape dorata vien riputa- 
ta la più perfetta 5 molto superiore alle 
altre di color tetro. Arinotele è il solo 
che nella lor Monarchia nota due sorti 
di Re; ma il Re legittimo è un solo, 
tgli risplende di un color avrco, ha in 
capo un quafi diadema , e un portamen- 
to deciso 5 che lo fa conoscere per il So- 
vrano della falange, e meritevole di con- 
durla. L' rtltro Re spurio di color bru- 
no ben fi conosce non degno della real 
dignità 5 a cui vorrebbe pretendere, ed 
è cagione alle volte di guerre atroci. Il 
precitato Arinotele al vero He attribui- 
sce un pungolo, con cui potrebbe feri- 
re. 



X "p X 

re, ma infierne afferma, che non ne fa 
verun uso ; forse perche mal conviene 
al decoro della corona 1* usare armi , 
neppur per propria difesa, appartenen- 
do il difenderlo alle sue guardie. L* Al- 
drovandi non definisce se abbia il Re, 
o nò quefto aculeo; ma Plinio, e Sene- 
ca espreffamente non vogliono, che il 
Regnante, il quale regger deve i suoi 
sudditi con equanimità , e con pruden- 
za , vada guarnito dì un' arma , di cui 
potrebbe abusare anche egli, e uscir dai 
limiti del suo grado : Io che dir fece a 
Xantippo , eh' egli più preflo servito 
avrebbe in qualità di Soldato ad un Re 
delle Api, che ad un esercito dì formi- 
che in qualità di principal Comandan- 
te; posciache il Re delle Api, vivendo 
inerme, fi moftra alleno da ogni fero- 

//2 eia, 



eia, e regna ^olo per effer utile ai Suoi; 
ma il comandare a formiche, cioè ad 
un popolo vile, e indisciplinato porta 
gran pena, senza speranza d*onor veruno. 
11 Re non opera, ma operum cuftos pre- 
fiede alle operazioni, sì dove trattafi del- 
la formazione dei favi, come di coftruir 
le cellette, e di raccoglier la cera, e il 
mele. Hanno le altre per eflb un sì gran- 
de affetto, che lo corteggiano, e gli ftan 
sempre d* intorno agitandoli , come se 
quali chiedelTero i suoi comandi, 

(l) lllum (icìmìffintur^ et omnes 
Ctnum^tant fnm'ttu vario ^ sripanrque frequentes* 

Dove li arrefta lì arreftano, finche non 
pine non partono; gli sono ìn somma 
come una guardia del corpo , e lo fie- 
guuno in ogni luogo. Ricondotteli ali* 
alveare fi affaticano a collruirgli V ahi- 

(i) Viigi'. ibid. 



)( "I X 

fazione, lo sollevano infermo, fin a re- 
carselo su le spalle attollunt humer's se 
reso inabile al volo j vegliano attente 
alla soglia della di lui refidenza, e s'egli 
muore, la società fi discioglie, e abban- 
donano r alveare ; o al più , se diamo 
fede ad Avicenna, vi fi trattengono qual- 
che poco , qualor H ponga in sua vece 
un' Ape d' oro, o indorata, che lo so- 
migli. Cose, a dir vero, più proprie di 
un ben comporto Regime di Uomini ,6 
che parerebbero favolose se 1' evidenza 
non le accertale con lunga serie di Fat- 
ti, e di Osservazioni . 

L* oculatiflirno Reamur (i) dopo re- 
plicate esperienze afficura non efTervi in 
ogni Sciame più di una sola Regina, o 
se una di più mai vi folTe, il popolo fi 



ra- 



(i) Hht. dcs IféS. Tom. il. Mtn^. i. 



)( 222 )( 

raduna, tumultua, e Y uccide: ripiego 
In apparenza crudele, ma non in tutto 
difforme dalla prudenza , ragion volen- 
do , che (la qual fiafi Persona, non (1 
risparmi ove la quiete , e il ben pub- 
blico lo richiede . 

La Dominante Regina non di altro 
suole occuparfi, che di mantenere nello 
flato il buon ordine. Viflra dunque le 
celle, e attentamente oflervandole, biso- 
gna dire, eh' ecciti le Serventi al tra- 
vaglio, sopraintendendo come Maeftra 
ai lavori, vedendofi , che riceve ubbi- 
dienza, ed omaggio ^ ficcome poi anche 
vedefi, che ricompensa i serviggi col gra- 
dimento. Non fi affatica nel cogliere il 
mele, e la cera, noi comportando il real 
suo grado ; ne , se il volefTe , potrebbe 
farlo 'y vegliar dovendo inceffantemente 

su 



)( "3 )( 

su la condotta , e sull* opera delle al- 
tre. Verso il fine di Primavera con molto 
seguito di compagne, scorre con celeri- 
tà le cellette , depofirando in ciascuna 
un ovo 5 il quale rimane appeso nell* 
angolo, eh' ò giù nel fondo della cellet- 
ta . Dall' ovo nascono vermi, che poi 
fi cangiano in nimfe aliai bianche; e a 
quefti vermi le Api operose sommini- 
ftrano T iilìmento, fintanto che metton 
l'ali. 1 Fuchi , chiamati anche Pecchio- 
ni 3 sono fi prtfidio di C orte, e i Ma- 
gnati adetti al serviggio della Regina, 
talché da lei non fi allontanano mai. 

Così impiegate, e dirette dalla Sovra- 
na , e dal Re, generalmente parlando, 
niuna di lor vive oz'osa , a gara tutte 
applicandofi a qualche sorte di lavorie- 
ro. Alcune portan dal prato odorose er- 
bette , 



\ 



? 



I 



)C 224 )C 

bette 5 altre qua^, e là fi dispergono a 
succhiar mele dai fiori , altre a fabricaifi 
r albergo 5 altre a mantenervi la puli- 
zia, e la mondezza; in somma tendono 
tutte alla regolarità, alla salvezza, al 
ben eflere e propro , e del C^omune . 
Sempre in attività, sempre in moto sof- 
frir non sanno, che fia fra loro una in 
ozio : abboriscono specialmente il feto- 
re, ne volan mai ai carnaggi, e al gras- 
sume sudicio , avide sol di nutriifi, e 
coglier suchi balsamici dalle piante. Ogni 
romor disguftoso le impaurisce; V eco me- 
defima le sgomenta : volentieri fi acco- 
fiano al lieto mormorio di una fonte , 
ove godono di rinfrescarfi, e talora an- 
che bagnarfi . Si rallegrano al suono dì 
ogni armonìa dilettevole ; ond' è , che 
sparpagliate, e divise fi riuniscono facil- 

men- 



X "5 )( 

mente col grato suono, o di un bacino 
di rame , o di picciole campanelle . Se 
in qualche luogo fi trovano mal con- 
tente 5 o non provifte del bisognevole , 
vanno a cercarfi miglior soggiorno; ma 
prima mandano innanzi una squadra, che 
esplori il filo , e le vicinanze . FifTata 
sede 5 se vi ritrovan penuria di menta , 
timo, serpillo 5 e rose, e gigli, e altri 
fiori, spediscono a farne provifta altro- 
ve. Accuratezza , e prudenza veramente 
meravigliosa, su cui fifTando alcun poco 
gli occhi , non fi può a meno di non 
ripetere : effe JÌptbus partem divina meri' 
tisy e che Dio fi moftra ammirabile an- 
che in sì piccioli Animaletti. Innocenti 
di lor natura , e pacifiche qualor non 
vengono moleftate, divengono iraconde, 
e feroci qualvolta fia chi le inquieti. 

gi Guai 



Guai a chi ardisca lor torre il mele ! Ne 
fanno aspra vendetta. Ben se ne avvide 
queir Eramonàce riferito dal Tanara (i), 
il quale per un tale attentato rimase 
morto sul fatto da quefte Amazoni in- 
ferocite. 

Tra lor medefime ancora fi accende 
guerra alle volte. Ed è incredibile co- 
me in sì piccioli corpicciuoli abiti tan- 
to coraggio, e tanta ira . Divinamente 
ce lo dipinge Virgilio nelT occafione , 
che insorgano due partiti per l'elezione 
del Re, coficche due fiano i Pretendenti: 

Duobus 
Reg'tbus incedi t magno discordia motu , 

Sì vede il coro delle Api in due fa- 
zioni diviso venire alF armi con un ro- 
more, ed un fremito, che introna 1' a- 
ria: Precedute da ambedue i Contraftanti 

(i) Econ. del Citr. in Vjlla png, p^. 



)( ^^l X 

sfidano a batterfi le avversane ; aguzza- 
no i loro aculei; fi scagliano le une su 
le altre, e fi abarufFano, e fi danno col- 
pi , e ferite con tal furore che non fini- 
sce la pugna finche la ftrage, e la fuga 
con una pioggia di uccìse, che cade in 
terra, non ha deciso della vittoria. E* 
troppo bella la descrizione nel preloda- 
to divin Poeta, perche non tema di re- 
citarvene alcuni verfi : 

Sin autcm ad pugnar» exierint (nam sape duobus 
Reg'tbus incessit magno discordia motu ) 
Audi tur frames sonitus imitata tubarum^ 
Spictilaque exacuunt restris ^ aptantque lacertosa 
Miscentur , magnisene vocant clamoribus bostem , 
Fit sonitus ; magniim mixtis glomerantur in orbem ^ 
Precipitesque cadunt ; non densior aere grande , 
Ncc de concussa tantum pluit ilice gì andò , 

Meraviglioso è non meno Io ftile , e il 
modo, che tengono nel cuftodire, e nu- 

gg 2. trir 



trìr la prole, e softener T intereffe pro- 
prio, e dell'alveare. Nel lor consorzio, 
come poch' anzi indicai , vi ha 1' altro 
genere di Api, cioè i Pecchioni , così chia- 
mati, perche alquanto più corpulenti del- 
le altre Pecchie. Impiego lor principale 
è di scaldare le ova delle Api ; volendo 
alcuni, che fiano i maschi di quelle, 
come dalla maggior parte de* suaccen- 
nati Autori vien riferito: comunque fia- 
ne, le Api li soffrono finche ne han di 
bisogno . Finito il tempo della genera- 
zione , ficcome non hanno V abilità di 
raccogliere il mele, e dall* altra parte 
ne sono ghiotti ali* ecceffo, e ne consu- 
mano affai , le Api dopo la metà di 
Agofto , ed anche in Giugno, come ocu- 
larmente ho offervato, cominciano ad 
abborrirli , e cresce Y odio a tal segno, 

che 



X "P )( 

che non contente di ucciderli , diflrug- 
gon le ova, e i vermi, e le nimfe, da 
cui potria rinovarsene la progenie , di- 
modoché ne* due giorni, nei quali dura 
il mafTacro, continuamente fi veggono 
trascinar fuori dell* alveare con le loro 
zampette o morti, o moribondi Pecchio- 
ni . Usanza un pò ftrana , e da brama- 
re, che non mai venga in prattica nel- 
le Repubbliche umane . Chi più vorreb- 
be ammogliarfi, se quando i maschi ma- 
riti o per vecchiezza, o per altro diven- 
gono inutili, e soltanto buoni da man- 
giare, e consumere fruges ^ le loro Don- 
ne potefler farne, un sì rio governo? 
Ma convien dire , che nel codice delle 
Api una tal usanza venga legittimata, 
e approvata , forse per la ragione, che 
tratiafi della propia lor suffiftenza ; men- 
tre 



tre se altri consumano il mele, lor ne- 
ceflario alimento, è manifefto, ch'elle- 
no morirebber di fame , e a^um effet 
della lor vita . 

Un altra fimile coftumanza, ma da 
lasciarfi effa pure alla Repubblica delle 
Api, fi è quella, che quante volte una 
rigida Primavera con fredde pioggic , e 
con venti auflrali porta un' epidemìa 
nello Sciame, per mantener le sue trup- 
pe, e non doverfi ridurre ad un nume- 
ro troppo scarso, impediscono allo Scia- 
me novello dì abbandonare Y alveare , 
uccidendo la Regina , la quale potria 
condursele fuori a disertare, e fifTarfi al- 
trove . Politica perdonabile in un fìmil 
caso; meglio ftimandoli tempre, che (ì 
sagrifichi un individuo , e fi conservi 
una legione giovane vispa, e operosa, 

più- ^ 



X 131 X 

piuche inportante a tenere in fiore, e 
in vigore le milizie , e il nerbo della 
Nazione. 

Chi il crederebbe! Quefti accortifTimi 
/Animalucci servono fin di Barometro, 
e di Termometro ai Contadini per an- 
tivedere le mutazioni dell* aria, e pre- 
sagire il tempo buono, e il cattivo, dan- 
done indizio coir uscire, o non uscir 
dair Apiario, o col pochifTimo allonta- 
narfi. Credevano anzi i Pagani , super- 
fliziofi com' erano , che prenunziaffero 
trifti eventi qualora ftrepitano fuor di 
modo. E io mi ricordo di aver letto 
neir Aldrovandi , che alquanto prima , 
che fi movefiero dalla Grecia Agamemno- 
ne, e Menelao per mettere a Troja l'as- 
sedio, le Api aveano fatto sentire un 
rombìOjC uno ftrepito non più inteso; 

e 



X aji X 

e che ciò fi ebbe per un augurio fune- 
Ilo della futura rovina della Metropoli 
della Frigia. 

Virgilio 5 e Plinio danno di vita alle 
Api sette anni ; altri anche dieci , ma 
le iterate esperienze di Reamur ci fan 
credere, che d'ordinario non vivono più 
di un' anno ; degne per altro di viver 
gli anni della Fenice per quel, che so- 
no, e per quel, che recano ali' umana 
società di vantaggi . 

Io non ne farò V Encomiafte col tefler- 
ne il Panegirico; ma se il volefTì , quan- 
te rariffime doti , che la natura ha rac- 
colte in que* lor piccioli corpicciuoli ! 
Quanti imitabili esempi non sommini- 
ftrano agli Uomini delle più belle virtù 
civili, ed anche morali! La lor fraterna 
concordia nel conversare , e operare , e 

nu- 



)( «33 X 

nutrirfi infleme , la temperanza , la ca- 
ftltà, che mantengono nella ilefla gene- 
razione ; r attaccamento fincero al Re, 
e alla Regina, la giudiziosa diflribuzio- 
ne degli impieghi, e delle fatiche, de- 
ftinando altre a corteggiare , e seguire 
il Re , altre a guardar gì* ingreflì dell* 
alveare , coficche nulla vi fi introduca 
di pernicioso, o moleflo , il deciso im- 
pegno per la comune salvezza , e tran- 
quillità , fino a combattere con arden- 
za 5 ed espor la vita per tener lungi il 
nemico, qual eh* efib fia ; il darfi ajuto 
scambievolmente ne* suoi lavori; l'amor 
perpetuo alla fatica, 1' odio all' inerzia, 
e alla infingardaggine, sono un comples- 
so di meraviglie: sì tali, e tante, che 
ripescandole negli Autori, se n' empireb- 
ber volumi . Ma io mi son prefifib di 

hh det- 



)( i34 )( 

dettagliare un Compendìo, e non discri- 
ver r Iftoria, e i falli di una Repubbli- 
ca , la quale 3 senz' efTer ragionevole, 
prattica tutti i dettami della ragione, e 
per quel che ho vifto , e ofTervato io 
fìefTo, mi faran sempre concludere, che 
le Api, o imitano gli Uomini, o danno 
effe agli Uomini da imitare. 

Se poi fi tratta dell' arte , con cui fi 
forman le abitazioni, con qual mirabile 
magft-ro non preparano la materia, e 
non misuran lo spazio, tirando 

Certi angoletti uguali a filo , 
Lineando sei facci e . (i) 

con tanta fimetrica accuratezza, con taì 

riguardi al bisogno, e al comodo, che 

VctiUvio , e Palladio non troverebbero 

che correggere ! 

Ma 



(i) Rucelhi : 



X 135 X 

Ma quando pure altri meriti non aves- 
sero, sarebbe poco 1* utilità , che ci ar- 
recano, col darci in copia la cera, e il 
niele ? A comprovarci fino a qual punto 
poffan giovare a chi davero fi applica a 
coltivarle, non fa meftien , che un an- 
tico Storico (i) ci rammemori il fatto 
dei due Fratelli , ai quali il Padre la- 
sciò morendo solo una meschina casuc- 
cia, con pochi palmi di terra apprefìTo; 
ma che i due Giovani induftnofi mol- 
tiplicando uno sciame di Api , e semi- 
nando nel piccol campo citiso, menta, 
serpillo, e fiori, crebber talmente di nu- 
mero gli alveari , che in breve tempo 
giunsero ad averne il frutto annuo di ben 
due mila sefterzi . Per molte , e molte 

hb 1 spe- 

(lì Tartone^ presso di TarLìr^ y Ecvn. ad Ciffndino 
hi Villa , pag. ^ó. 



/ 



/ 



sperlenze refla oggi mai fuor di dubbio, 
che ogni alveare ^ usando le congrue 
diligenze, annualmente può dare il frut- 
to di trenta giulii , e confrontandofi il 
cofto degli alveari coli' abbondante pro- 
dotto , non computando la moltiplica- 
zione degli Sciami , fi rileverà chiara- 
mente , che il risultato alle volte sor- 
palTa il cento per cento ^ ciò tanto più 
chiaro fi vedrà in prova a' dì noflri , 
nei quali notabilmente è cresciuto il 
prezzo della cera, e del mele; e sempre 
poi maggiormente , facilitando la pro- 
pagazione delle Api con la semplice Ma- 
chinetta da me inventata , e compofla 
di tre Caflette in una ; nel modo, che 
pochi anni addietro pubblicai nelT Opu- 
scolo , eh' ebbi , o Signoii, 1' onore di 
presentarvi , e con cui fi elimina la bar- 
ba- 



X 137 X 

barie di ucciderle , e terminarle con tan- 
to danno . (i) 

La Spagna , la Francia , la Norman- 
dia abbondano molto di Api, e se ne 
fanno un' oggetto di rigguardevol com- 
mercio . Nella Bretagna non ha guari, 
che alcuni spiriti generofi fiflaron pre- 
mj confiderabili per la cultura di effe, 
ben rilevandone V importanza ; da quel- 
le parti , e dalla Spagna principalmen- 
te, e dall' isola Melitense, ci viene un 
mele eccellente, e affai bella cera. L'Ita- 
lia sola fi moftra poco curante di que- 
llo bene , e pochi sono , che penfino a 
profittarne : trascuranza a dir vero non 

per- 



(l) Veggasi la Descrizione dì questa ingegnosa Ma^ 
chinetta inventata dall' Autore y ed impressa nella Regia 
Stamperia di Firenza l' anno 1802. con incisione di buon 
bolina , e sin qui trainata dì assai felice riuscimento , 



)C 238 )( 

perdonabile, se fi rifletta ai vantaggi, 
che se ne avrebbero dovizicfi. La cera, 
e il mele sono due capi, dei quali fi fa 
un consumo incredibile per i comodi del- 
la vira 5 e diciamo anchr- , per lufTo: Ser- 
ve la cera nelle funzioni del Tempio, 
e negli uffi?) di religione: serve per gra- 
to lume, e vaghezza nelle case civili, 
e in ogni sorta di notturni spettacoli ; 
di frequente uso a molte arti , e di aju- 
to alla Farmaceutrìa. 11 mele preso per 
cibo è giovevoliflìmo alla salute (i). F'a- 
moso è il Vecchio decrepito, che inter- 
rogato come fi fofle condotto ad una 
età sì inoltrata: ungendo, rispose, con 
r oglio al di fuori il corpo, e al di 
dentro col mele il ventre. {1) Ateneo 

nar- 



(i) Tanara ibid. 

(2) Atan. presso il suddetto. 



)( 13P X 

narra di un' altro, che già vicino a mo- 
rire pregato fu dalle Donne ad ingegnar- 
fi di vivere, e non funeftar morendo le 
imminenti fcfle di Cerere, fi mangiò un 
vaso di mele, e sopraviflb. Le quali cose 
quando ancor fofTero fevolose , è sempre 
certo , che il cibarfi di mele contribui- 
sce a flar sano ; e il suddetto Autore 
afferma, che pane, e mele era il pafto 
ordinario de' Discepoli di Pitagora. Ne 
solamente effo è buono a tener vegeti i 
vivi, ma a conservare anche i morti. 
abbiamo un pafTo di Stazio, dove ri- 
corda il cadavere di AlefTando unto , e 
imbalsamato col mele 

Due et (là ^emath'tos manes , ui;i heWtger Orùis 
Condir US bybleo perfusus neóì^re durat » 

Oltre quello, che ci preparano le Api, 
v'è un altro mele, che fi raccoglie dal- 
la 



)C Mo )( 

la rugiada , detto mei rosctdum dai Latini ; 
e r Aldovrandi, e Gioan Nardi nel suo 
trattato de Rore riferiscono , che nell* 
Africa alcune Genti chiamate Zizànteri, 
colgono i fior rugiadofi, e ne traggon 
mele, come se ne ha dalle Api; ai qua- 
li popoli è probabile, che alluder voglia 
Avicenna, allorché scrive, che gli Uo- 
mini tra di noi raccolgon quel mele, 
che può vederfi nei fiori, e le Api quel- 
lo, che fi nasconde nelle inscnfibili fi- 
bre, e nel calice de* medefimi. 

Ma senza andare nelT Africa a trar 
noi il mele dalla rugiada sul!' erbe, go- 
diam di quello , che in abbondanza ci 
predano le noflre Api , indefefie lavo- 
ratrici di un nettare fi prezioso; e con- 
fcflìamo , eh' è pura colpa de' noftri se 
non lo abbiamo in tal copia da poter- 
ne 



)( ^41 )( 

ne dare ali* Europa intera , e ali* Isole 
più ri mote. 

Poflfd venire una volta il giorno , in 
cui fi defti dal suo letargo 1* Italia , 
e se non è più, qual' era, la Donna, e 
r arbitra delle Genti ; se non è più la 
Maeftra delle beli' ArtÌ5fia almen Mae- 
flra a' suoi Figli di non smentire la 
providenza benefica , ma amare il pro- 
prio interefle coli' imitar nell* induftria, 
e coltivare , ed accrescere la vantaggio- 
sa Repubblica delle Api . 





ERRORI 




CORREZIONI 


Pag. 


I. Lin. p. 


ridure 


ridurre 


Pag. 


6. Lin. penutl. 


exquisiorts 


exquisirioris 


Pag. 


6i. Lin. 5. 


oro 


ora 


Pag. 


yj. Lin. I. 


^«Eg^fi 


leggesi 


Pag. 


iz6. Lin. 2. 


scbertì 


schernì 


Pag. 


138. Lin. 5. 


Rosi 


Rossi 



tt 



i 



)( 243 X 
INDICE 



DE' CAPITOLI DELL' OPERA SUI MUSICI 



I. l_J e princìpi i componenti /' Arte di formare i Mu- 
sajci , de varit nomi , cAÌ' essa ebbe presso ai Gre- 
ci , e ai Latini , e a quante classi si possono ridur- 
re le Opere di Musrjco , pag. l. 

//. In qual tempo abbia cominciato quest Arte a render- 
si nota ^e a qual nazione possa con ragionevole fon- 
damento attribuii sene f invenzione. pag. 8. 

///. In cui si mostra ^ che i Greci possono bensì aver mi- 
gliorala y e per fzi' nata la Musivaria , ma che gli 
A ss tri i , e i Persiani probabilmente ne furono £/' 
Inventori. pag. ly, 

IV. Con quale occasione , e in qual tempo f uso de* Mu- 

Sajci sia venute dalla Grecia in Italia ; e quanto 
que-ii Arte di lusso negli Edtfzj siasi dilatata in 
Roma ptigaria. pag. 2/. 

V, Come , e quanto sieno stati in uso i Musfjci anche 

presso i Cristiani , specialmente dopo che Costantino 
abbraccò la Fede di GesU Cripto , ne* primi secoli 
della Chiesa , e ancora dopo f irrusiione dei Barbari 
in Italia. pag, 47, 



.; X ^U X 

F/. Dove sì Mostra , c&e in Italia , eziandio dopo il Se- 
sto Secolo y e dopo il Mille fino a dì nostri ha con- 
tinuato ad usarsi y e fiorire or a • più ^ ora meno negli 
Edifizj sacri y e profani la Musivaria. pag. (5j. 

INDICE DELLE CHIESE, 

Che furono , o sono tuttavia decorate coW opere di 
Musajco , e della descrirjone delle medesime, 

1. \^ hìesa Metropolitana» pag. 75. 

2. S. Giovanni in Fonte , ossia Battisterìo . pag. 83. 

3. Capella antica di S. Pier Grisologo nel 

Palazzo Arci uè scovile . pag. 87. 

4. Santa Maria in Cosmedin . pag, pj. 

5. Sani Agata maggiore. pag, 105. 

6. S. Giovanni Evangelista detto della 

Sagra. pag, ili, 

7. Santi Nazario , e Celso j Sepolcro di 

Galla PI acidi a , p^g- 1^7' 

8. S. Vitale. pag. 123. 
p. Santo Maria maggiore , pag, 137. 

10. S. Michele in Aphricisco. pag. 141. 

11. San:o Apollinare nuovo. pag. 148. 

12. Santo Apollinare in Classe, pag. 16 J^ 



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